Intervista a Samantha Casella su “La Tenerezza del Serpente”, un progetto di cui parlare a Venezia83, di cui ci racconta qualche anteprima.
Ritroviamo la regista e attrice Samantha Casella in occasione del suo ultimo film, “La Tenerezza del Serpente”, che sarà presentato all’83ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Al suo fianco, ancora una volta, ci sarà Francesca Rettondini, pronta a spronarla e a infonderle la giusta dose di fiducia, e tanto altro di cui la stessa Casella ci racconta…
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Samantha Casella. Questo 8 settembre presenzierai all’83ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia per parlare del tuo ultimo film, “La Tenerezza del Serpente”, capitolo finale della Trilogia del subconscio. Cosa dire su questa nuova esperienza e sul ritorno a Venezia?
«Nel mio ultimo progetto, “La Tenerezza del Serpente”, emergono due elementi chiave delle dottrine orche: l’uro-boro, con la sua eterna ciclicità, e il legame indissolubile tra il Tempo e la Necessità. L’eterno ritorno prende forma esplorando la relazione morbosa che lega un’attrice, Soa, a una giovane collega. Il loro amore è una sorta di eco che emerge dal passato. Una sceneggiatura consegnata a Soa risveglia e concretizza quei ricordi innescando un cortocircuito temporale, un ponte che conduce a un’epoca perduta e che continua a pulsare sotto la superficie. Soa difatti, pur conservando un lato umano che la rende incline a debolezze e sentimenti, è stata scelta e toccata da un’energia primordiale che l’ha resa una sorta di vampiro perennemente in bilico tra vulnerabilità e predazione, avvolgendola, così, tra le spire di una ciclicità immutabile, di un’eternità che sonda le sue fondamenta in un senso di colpa lacerante. È una condanna che risveglia i suoi spettri più profondi e la costringe a confrontarsi con una verità spaventosa: i suoi lati oscuri sono ormai ingovernabili e senza rimedio e la condannano ad essere l’eterna carnefice dell’unica persona che ama. Indubbiamente, la presenza a Venezia in una vetrina tanto prestigiosa, è di certo motivo di grande gioia. Sono riconoscente nel sapere di poter avere questa opportunità».
Un sentimento che subisce una condanna, qualcosa che si rifà all’eternità, a questo ci riporta il tuo ultimo lavoro. Che significato ha per te, dunque, l’amore?
«L’amore, per Soa, rappresenta la coesistenza dolorosa tra la sua parte umana, fragile, e l’ingovernabile oscurità che la abita. Non c’è rimedio a questo, ed è proprio in questa assenza di rimedio che risiede la sua spaventosa e assoluta tenerezza. Per quanto riguarda me, invece, che dire… La vita, e questo mondo che spesso viene sprecato, rendono l’amore complesso, carico di chiari e scuri a tinte forti. Amare implica, inevitabilmente, l’accettazione di essere vulnerabili. Ora come ora, l’amore per me è pace».
Al tuo fianco, da sempre, l’amica Francesca Rettondini, pronta sempre più a sostenerti, a credere nei tuoi progetti. Che ruolo continua ad avere nella tua vita e cosa dire di questo rapporto che di volta in volta si rinnova?
«Francesca è stata la prima persona a credere in me, a darmi fiducia e ad esporsi. Credo di essere una persona con tantissimi difetti ma non sono di certo un’ingrata, motivo per cui sono consapevole del fatto che Francesca Rettondini sia stata basilare nella mia vita, specie per la mia crescita artistica. Dovrebbero essere inventate nuove parole nel vocabolario per rendere idea della gratitudine che ho per lei. Sono molto felice, tra l’altro, del fatto che abbia accettato un ruolo in “La Tenerezza del Serpente”. Oltre a essere una donna bellissima, dotata di carisma e presenza scenica, è un’attrice straordinaria dotata di un talento cristallino».
Cosa possiamo aspettarci dopo questa trilogia?
«Ho una sorta di rifiuto verso la morte biologica, quindi la chiusura della trilogia da un lato mi destabilizza non poco. Allo stesso tempo, così come nei film rifuggo alla morte creando dimensioni parallele, mi sto chiedendo se questo terzo film possa avviare una nuova ricerca, un viaggio da cui possa germogliare una successiva trilogia…».
Cosa dire di te, del percorso che vivi, del futuro sia personale che artistico?
«Pur mantenendo le dovute distanze, sia il mio viaggio personale che quello artistico tendono inevitabilmente a influenzarsi. Ammetto di avere una sorta di ossessione per il lavoro e, soprattutto, per il costante superamento dei miei limiti. Da una parte so che avrei bisogno di una vacanza, di un periodo di pausa; dall’altra sento il bisogno viscerale di assorbire fino in fondo l’energia che sento dentro di me. Presumo sia molto difficile starmi accanto e accettare una natura così totalizzante».
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