Fotinì Peluso. Foto di Lola Teffailleur
Fotinì Peluso © Lola Teffailleur

Fotinì Peluso: la recitazione mi rende libera

Intervista con l’attrice Fotinì Peluso in occasione del suo ruolo da madrina per il Magna Graecia Film Festival 2026.

Quattro chiacchiere con Fotinì Peluso, un’attrice giovanissima e con una carriera già ben avviata, pronta a rendere ancora più luminoso, quest’anno, il Magna Graecia Film Festival. Una ragazza certa del percorso intrapreso, vogliosa di scoprire sempre nuovi ruoli e avventure, senza dimenticare che il futuro è ancora da scoprire…

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Fotinì Peluso. Quest’anno il Magna Graecia Film Festival, chè avrà luogo dal 25 luglio al 1 agosto in quel di Soverato, ti vedrà madrina dell’evento creato dai fratelli Alessandro e Gianvito Casadonte. Come ti prepari ad affrontare questa nuova esperienza?
«Sono onorata di questa partecipazione e posso dirti che si tratta di una prima volta da madrina, per un festival non poco importante. Difatti, con il Magna Graecia, comincio proprio in bellezza, e perché me ne hanno parlato molto bene, e perché dedica tanto spazio agli attori emergenti, cosa di cui sono molto soddisfatta. Il nome, inoltre, richiama tante cose che fanno parte della mia vita, a partire dalla Calabria, dalla Magna Graecia stessa, per quelle che sono le mie radici, il mio essere italo-greca. Non da meno gli artisti che vi faranno parte. Questi festival riescono spesso a regalare maggiore magia e attenzione, senza scindere in situazioni scomode, in ‘arrivismi’ inutili».

Cosa possiamo aspettarci da questa edizione targata 2026?
«Il festival è sempre stato orientato verso i giovani talenti e lo stesso vale per le madrine, che hanno saputo rappresentarlo al meglio, in tutti questi anni, con qualche tratto speciale, a loro modo particolare. Lo stesso vale per la scelta dei premi, per l’orientamento utilizzato, e per le voci che il festival lascerà parlare».

Cosa sta regalandoti questo percorso artistico, quali soddisfazioni, al di là dell’essere ancora ‘giovane’?
«Quest’anno, in occasione del mio decimo anniversario, mi sono per un attimo fermata a pensare a quanto tempo sia passato e ho riscontrato che l’arte mi ha davvero salvata. Sono sempre stata una bambina più che attiva, molto creativa, spinta verso binari che non sempre mi hanno corrisposto, per poi scoprire la recitazione, che mi ha concesso di entrare in contatto ancora una volta con la mia infanzia, con il mio essere libera».

Cos’altro ti ha portato?
«Mi ha concesso anche di lavorare in lingue diverse dalla mia, cosa non da poco».

A quale ruolo senti di essere più affine, almeno al momento?
«In realtà, vuoi per alcune cose lette, in questo periodo penso di essere attratta da ruoli ‘caricaturali’, oserei dire grotteschi, finti o, forse, spietati».

Chi è Fotinì?
«Una ragazza di ventisette anni che non sa dove sbattere la testa (ride). Sono in un’età ancora particolare, quindi sento di essere in una fine adolescenza intesa come l’inizio di un’età adulta, qualcosa di cui sono alle porte. Sono, inoltre, molto più cosciente di ciò che non voglio, anche se quello che voglio, realmente, non lo conosco. Sento di essere più radicata, ecco…».

Quanta strada hai dovuto compiere per arrivare fino al punto in cui sei?
«Tanta, anche se guardandomi indietro vedo che di cose ne ho fatte, anche a livello personale. Mi sono laureata, sono andata fuori, ho fatto un film, poi un viaggio con gli amici… un percorso di crescita vero e proprio, e dal punto di vista cinematografico penso di vivere un percorso molto lungo, che spero possa durare tutta la vita, basandomi sulla creatività, su tanta spontaneità e naturalezza. È come vivere di giorno in giorno, scegliendo ciò che mi piace».

Cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico?
«Ho realizzato da poco un film in Grecia, ambientato nel 2040, ripreso da un must della letteratura greca, “Recrucified”, di Theo Papadoulakis. Non meno importante una serie francese, che sarà sul canale nazionale e per Netflix, in cui abbiamo rivisitato “La Contessa di Montecristo”, di Alexandre Dumas. Una seria particolare, di cui sono anche la voce narrante, e poi ci sarà un altro progetto in Italia, previsto per settembre… Per chi volesse conoscerlo, c’è anche un film indipendente, degno di nota, “Non è la fine del mondo”, di Valentina Zanella. Una commedia delicata, che vi consiglio accoratamente…».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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