Oppenheimer

Oppenheimer, il nuovo film di Christopher Nolan

Il film che aspettavamo da mesi, e non solo perché Cristopher Nolan è il mio regista preferito insieme a Quentin Tarantino, è Oppenheimer.

Non so se dipenda dal fatto che non vivo in Italia, ma non ho alcun interesse né tantomeno voglia di andare a vedere quel campione di incassi che, a quanto pare, è già diventato Barbie.

Sono stata a vederlo ieri sera, attendendo uno spettacolo (lo ammetto) coi sottotitoli perché convintissima che avrei potuto perdere qualche dettaglio importante conoscendo il genio alle redini.
Alla fine della fiera, però, si tratta di un biopic, quindi mi sono resa quasi subito conto che non erano poi così necessari e che sono molto fortunata a vivere in un Paese dove posso godermi i film in lingua originale.

Il tutto dura tre ore belle piene, che non risultano pesanti neanche un po’. Ho amato il modo in cui i salti temporali sono stati utilizzati, partendo dal presente (ovvero il processo senza senso contro Oppenheimer e le sue implicazioni comuniste) rappresentato a colori ed il passato in bianco e nero (per quella parte che ne rappresentava il marcio).

Inizialmente mi sono chiesta il perché di questa scelta, considerando che tutto il periodo del lavoro a Los Alamos ha mantenuto i colori lo stesso, ma poi ho capito. Il complotto è triste, non merita vivacità, era giusto che fosse l’unica cosa rappresentata col “grigiume“.

Quella a cui assistiamo è la storia di come J. Robert Oppenheimer arriva alla realizzazione della bomba atomica. Ne vediamo i retroscena, i dettagli che forse il mondo ignora, e quelli che invece spiegano il come si sia arrivati a creare la giù grande arma di distruzione di massa.

Vediamo il suo periodo di studi ad Harvard, le difficoltà ad adattarsi negli istituti europei. Vediamo la sua psicosi, il suo essere un disadattato, e l’improvvisa esplosione del genio.

Ma un dettaglio è evidente: Oppenheimer è uno scienziato, un fisico per l’esattezza. Per lui la bomba atomica era solo un ottimo risultato di un lavoro estenuante durato e costato fin troppo. Eppure intravediamo sprazzi di pentimento, quando l’esercito decide di portarla via e lanciarla contro il Giappone quasi senza avvisare il suo creatore.

“E così sono diventato la morte” dice giù volte, sentendosi come se avesse “del sangue sulle mani”. Eppure non mostra il pentimento che ci si aspetterebbe da un normale essere umano.
O forse è proprio perché normale lui non è. Quel pentimento è invece evidente alla morte per suicidio della sua amante Jean.

“E’ colpa mia” dice alla moglie Kitty, in preda ad una crisi di panico. E di chi è la colpa per la morte di centinaia di migliaia di giapponesi?

Scienziato, genio, tendente all’autodistruzione, donnaiolo, accanito fumatore. Ecco cosa traspare da questo film in cui Nolan fa di nuovo largo utilizzo di una fotografia e una colonna sonora talmente eccellenti da farti immergere nella storia.

E’ la cosa che giù amo di lui, ed è forse per questo che la mia curiosità per questo film era altissima. Non è da lui creare biopic, ma sapevamo già che in mano a lui non sarebbe stato solo questo.

Sarebbe stato un capolavoro, una piccola celebrazione di un personaggio che ha cambiato la storia dell’umanità. Lo sarebbe stato nonostante le ovvietà, le cose sapute e risapute. Lo sarebbe stato anche nonostante l’invidia dei suoi falsi amici (ho odiato il personaggio di Robert Downey jr da inizio a fine).

Oppenheimer è stato sul serio un distruttore di mondi ma, considerando cosa sta accadendo recentemente, non si può dire che sia stato l’unico. Andate a vedere questo film, poi magari andate anche ad alleggerirvi la mente con Barbie.

Ma andate a vederlo, perché la vita non può e non deve essere fatta solo di frivolezze. Deve essere fatta anche di consapevolezza.

Su Barbara Aragona

Italiana residente a Londra con fierezza da ormai sei anni, scrive di ciò che più le interessa e piace, sfogando nella scrittura la sua indole da fangirl seriale.

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