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Andrea Bosca, voglio sentirmi vivo

Incontriamo Andrea Bosca e il suo personaggio Giorgio, nella nuova serie TV di Rai 1 Romanzo famigliare

Il coraggio e la voglia di sentirsi vivo, conoscendo, esplorando, ascoltando ciò che lo circonda. Con lo stesso coraggio, mettere tutta la vita che c’è nei personaggi che incontra. E poi, stare attento ai dettagli, non sottovalutare mai nulla, cogliere le possibilità, parlare e restare in silenzio con le persone che hai accanto.

Andrea Bosca in Romanzo Famigliare. Foto da Ufficio Stampa.
Andrea Bosca in Romanzo Famigliare. Foto da Ufficio Stampa.

Per Andrea Bosca, sentirsi vivo significa tutto questo. Vivere ed esporsi, con verità e semplicità senza mai risultate banale.

Bentornato su La Gazzetta dello Spettacolo, Andrea Bosca. Sei in TV nella nuova serie Romanzo Famigliare. Come descriveresti questo tuo personaggio?

Per me, Giorgio è un sognatore. Ha vissuto una vita sicuramente agiata, in qualche modo non riesce a vedere la realtà per quella che è. Per tante cose, rimuove le difficoltá e ha una vita al di sopra delle sue possibilità. È un uomo che ha un sacco di problemi. Giorgio, anche in scrittura, doveva essere un personaggio geniale e allo stesso tempo un po’ scemo. Quello che in certe situazioni riesce a dire cose pazzesche ma un secondo dopo invece magari si trova ad essere completamente fuori luogo. È molto legato ad Emma ( Vittoria Puccini) e al ricordo della vita che avevano da ragazzi. Adesso che ha trentacinque anni, è un uomo ma vive come fosse Peter Pan.

Credi di assomigliargli? Cosa pensi ti abbia donato e cosa pensi di aver donato a lui?

Questo personaggio mi permette di far uscire il mio lato divertente, amichevole, un lato ironico che io ho nella vita. Quindi credo di avergli regalato questo. Giorgio invece Mi ha regalato la possibilità di incontrare persone stupende come i livornesi, amici che sono stati una scoperta meravigliosa. Livorno mi ha dato il senso di una città con una grande positività. Un personaggio come quello di Giorgio vive le cose con leggerezza, a volte questa leggerezza lo mette nei guai. Negli ultimi anni, non ho avuto modo di interpretare un personaggio del genere e ringrazio Francesca Archibugi che mi ha regalato questa possibilità. Francesca ha capito che potevo interpretare Giorgio e il suo lato bambino molto forte. Lei ha capito cosa avevo dentro.

Tanti sono i ruoli che hai interpretato fino ad ora e sono contenta che ti sia stato dato un ruolo come quello di Giorgio, così diverso da quelli interpretati fino ad oggi…

La Rai mi sta dando la possibilità di fare tanti personaggi diversi. Sono felice perché ho l’opportunità incredibile di fare dei personaggi che avrei potuto fare al cinema e che invece mi trovo a fare in TV ed è bellissimo.

Cosa ti lascia questa esperienza nella tua valigia professionale e umana?

Ho avuto la fortuna di essere in un cast meraviglioso, dalla produzione alla regia. Un gruppo di persone che vuole raccontare delle storie quotidiane che smuovono da un punto di vista nuovo. Tutto ciò mi ha dato l’appartenenza a questo genere. Poi, provo una grande gioia perché come attore ho voglia di andare in territori che ancora non ho esplorato. Ogni personaggio per me è un nuovo amico da conoscere. Non voglio dare per scontato niente. La gente vede che io posso cambiare volto.

Giorgio si diversificherà ancora di più, è un personaggio sorprendente. La regista l’ha voluto proprio così. Mi ha dato la possibilità di lavorare in un modo diverso dal solito, mi sono affidato completamente a lei che mi guidava continuamente sul set. Io come tutti gli altri ho avuto con lei un rapporto speciale, con una persona che ti fa percepire ogni piccolo passaggio, che ti chiede di essere vero e semplice. Francesca è una persona con cui amo molto parlare, mi piace la sua stessa presenza. Con lei mi piace tanto parlare quanto mi piace stare in silenzio.

Come é stato lavorare accanto a Vittoria Puccini?

Io e Vittoria ci conoscevamo già e avevamo già lavorato insieme. Su questo set é stato veramente importante incontrarla e incontrare una persona buona, semplice come lei. Vittoria ci tiene a creare insieme al gruppo una vera e propria famiglia. Con lei ho molto spesso confronti personali da amico. È la prima persona che ho sentito questa mattina quando ho saputo del successo dei primi episodi. È veramente una persona in gamba che io rispetto tanto. Ha tantissimo da dare. Credo che nel ruolo di Emma riesca a splendere. Ha interpretato Emma con tutto il cuore, rinunciando ad avere un’immagine particolarmente curata. Lei è bellissima nella sua normalità e semplicità. Emma è consumata, un personaggio che sbatte contro le cose, e in questo Vittoria ha trovato delle chiavi oneste per interpretarla perché è una persona molto sensibile e vulnerabile. Ci ha messo il cuore ed è per questo che sento per lei un’affinità di base.

Un progetto che mi ha particolarmente colpita è Every Child is my Child, di cui tu sei uno degli organizzatori. Quanto è importante prestare e dare voce ad argomenti come questo? E cosa rappresenta per te Every Child is my Child?

È centrale per me far parte di questo progetto. Poco fa, ho finito una riunione di Every Child is my child. Siamo molto felici del lavoro che stiamo facendo e nel 2018 rilanceremo molte iniziative. Progetti come questo mi gratificano. La gente ci sta dando tanto affetto e noi sentiamo il bisogno di dare qualcosa agli altri. La vita é questo. Dare amore e possibilità a dei bambini è una gioia infinita. Sono contento di dirti che i bambini sono un qualcosa che ti riempie di gioia e che sanno essere molto saggi. Sono qualcosa da cui io imparo tanto. Ho incontrato molti bambini rifugiati in Siria, sono dei bambini speciali che hanno visto delle cose veramente dure della vita. Ma hanno una tale voglia di vivere, di sorridere, di star bene che sono contagiosi. Proprio lì tu vai e trovi delle cose che ti aprono il cuore e ti fanno dire: Ma che gioia far questo.

Un anno fa ti chiesi quale fosse un tuo progetto futuro e tu mi rispondesti: sogno di essere sereno in quello che faccio. Molti artisti sono combattuti e anche io ho un lato difficile. A distanza di un anno, quanto sei cambiato?

Vuoi sapere la verità? Ci sto lavorando ancora! Noi attori ci prendiamo carica del nostro lato emotivo. L’emozione è importante ma a volte dá alle persone anche delle contraddizioni. Nella vita, ho sempre cercato di essere il più possibile vivo. Sembra una cosa semplice ma non lo è. Molto spesso mi trovo in situazioni abitudinarie, allora spengo questo motore automatico e cerco di dire: ok, aspetta un attimo. Non diamo per scontato nulla.

Non voglio fare le stesse cose ogni giorno nello stesso modo. Cerco di rinnovarmi. Passo, a volte, attraverso momenti non facili ma chi non ne ha? I ruoli che ottieni sono dei grandi amici e ti aiutano. Ho trentasette anni ma ne ho anche settantatré. E sai perchè? Perchè comunque sono tante le vite che vivo. Ho la possibilità di fare esperienze uniche che mi permettono di conoscere profondamente persone che sono l’opposto di me. Per esempio, il personaggio di Giorgio ha tutte le mie emozioni, tutte le cose che mi fanno sentire vivo anche se è l’opposto rispetto a me.

Un augurio che vuoi fare alla persona che sarai tra dieci anni?

Voglio avere il coraggio di espormi e di scoprire. Quando viaggi ti senti più vivo, più forte, più aperto agli altri. Mi auguro di rimanere così entusiasta nell’andare, nel fare, nell’incontrare, nel vivere. Questo è l’augurio più importante: usare e andare.

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