Giovane con le idee ben chiare, l’attrice Flavia Gatti, ci parla dell’esperienza vissuta nella serie “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”.
Un’occasione importante, “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”, per la dolce Flavia Gatti, con noi de La Gazzetta dello Spettacolo per raccontarsi e per tirare le somme di ciò che di bello è riuscita a realizzare in questa sua giovane e già fiorente carriera.
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Flavia Gatti. Sei parte del progetto Rai, “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”, in cui rivesti i panni di Leda, un personaggio fresco ma ancora del tutto da scoprire. Cosa dire a riguardo?
«Leda mi ha insegnato ad essere libera e ha rappresentato un grande regalo, una proposta importante, arrivata subito dopo aver concluso l’università, nel 2023. Mi ha donato tanto questo personaggio perché mi ha portata a non dovermi preoccupare del parere altrui, motivo per cui vorrei una persona come lei nella mia vita, così presente e umana…».
Una Leda con un vissuto intenso e ancora da scoprire…
«Penso che lei sia il frutto del suo passato e lo stesso vale per Roberta. Hanno sofferto, vivono alla giornata, e indossano una corazza. La mia Leda, nello specifico, vive all’avventura, dopo essere stata sballottata da una famiglia all’altra, lasciandosi sorprendere dalla vita, amando l’essere umano nel suo pieno essere».
Una ragazza che, a primo impatto, potrebbe non sembrare ‘alla buona’ e invece lo è…
«Esattamente! È di certo una bella ragazza, consapevole di essere guardata, ma non del suo pieno aspetto. Ecco perché vive alla buona e con spontaneità ogni cosa.Il set, si sa, diventa famiglia, regala emozioni, e lo stesso vale per la location vissuta, la splendida Sorrento».

Cosa ti hanno lasciato addosso questi aspetti?
«È stato suggestivo poter girare a Sorrento, conoscerne i suoi magici scorci, vivendo albe, tramonti e molto altro. Anche il rapporto con i colleghi è stato bello, forte. Abbiamo vissuto sin da subito una connessione importante che ci ha portato a lavorare bene, benché io sia stata la piccola del gruppo. Provo un grande affetto per Maria Vera Ratti, una donna dolce, capace di donarsi, un aspetto che mi ha portata a fare lo stesso con lei, senza remora alcuna».
Chi è Flavia e cosa ti auguri di poter concretizzare in futuro?
«In questo vivere sono un po’ come Leda, ‘tutta cuore’! Non mi aspetto nulla dalla vita, se non la possibilità di viverla con leggerezza per poi scoprire cosa succederà, senza pretesa alcuna».
Un ruolo che attualmente senti vicino alle tue corde?
«Sogno di poter interpretare dei personaggi che siano diversi da me, con dei passati complessi, come quelli di Leda per farmi, così, trasportare da diverse storie di vita. Al contempo, non disdegno dei ruoli drammatici e i film di azione che possano portarmi a spingermi oltre i limiti consentiti. Peccato che in Italia si realizzi poco a riguardo…».
Quanta strada hai dovuto compiere per arrivare fino a qui?
«Tanta! Chi mi ha conosciuta attraverso questo progetto attualmente in onda potrebbe pensare che sia il primo a cui ho preso parte ma non è cosi. Il primo ruolo importante ho avuto modo di ottenerlo a quattordici anni al fianco di Serena Autieri e Neri Marcorè in “Mia moglie, mia figlia, due bebè”, sempre per la Rai, senza mai fermarmi, da allora, seppure abbia vissuto dei ruoli secondari. Inseguo questa passione da ben dieci anni e ringrazio Roberta Valente per avermi regalato quel pizzico di popolarità in più».
Quali passioni caratterizzano il tuo vissuto, al di là della recitazione?
«Amo ballare, proprio come Leda, ed è qualcosa che ho coltivato sin da piccola prendendo parte ad una scuola di ballo. Amo anche cantare ma non mi viene benissimo, purtroppo (ride). La recitazione è la mia vera strada, al momento. Di questo ne sono più che certa».
Quali sensazioni ti hanno accompagnata il primo giorni in cui hai messo piede su un set?
«Un mix di emozioni contrastanti. Quando mi hanno riferito che ero stata scelta per un progetto ho sentito tanta responsabilità e, al contempo, anche gioia per ciò che ne sarebbe derivato. Non è mai scontato poter essere scelti, poter essere nel posto giusto, il posto che si desidera. Quando recito dimentico tutto, mi concentro sul personaggio, e questo ti porta a concretizzare quanto davvero si stia bene».
Hai mai pensato ad un piano B da percorrere, a qualcosa che possa muoversi di pari passo con la recitazione?
«Certo! Questo lavoro è pregno di certezze e tanta imprevedibilità, motivo per cui ho scelto di laurearmi, senza avere, però, un reale piano B da seguire, almeno al momento. Le idee ci sono e un giorno spero di poterle sviluppare».
Sogni da realizzare?
«Il mio sogno lo sto vivendo! Non sento di poter chiedere di più».
Possiamo chiederti una piccola anticipazione sul tuo futuro artistico?
«Purtroppo non posso anticipare nulla. Le proposte ci sono ma tocca valutarle».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

