Dora Romano: devo a mia madre l’ispirazione per il mio ruolo

Incontriamo l’attrice Dora Romano, ci racconta dei suoi trascorsi televisivi nella serie Rai “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”.

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Incontro con Dora Romano, l’apprezzatissima suocera di “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”, serie Rai molto amata giunta alla sua quinta stagione. Una donna molto piacevole, la Romano, innamorata del suo lavoro e di ciò che nel corso degli anni ha costruito, e certa che il mondo che oggi viviamo sia per buona parte da rivedere…

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Dora Romano. Da cinque anni sei parte della serie Rai “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”, capitanata dalla Scalera. Quali sensazioni a riguardo per questa ennesima stagione e quanta gioia nel ritrovare i tuoi compagni di avventura?
«È un lavoro che dura da sette anni e che mi ha regalato tanto, al di là del personaggio spigoloso che interpreto, di cui di certo faticherei ad esserne amica (ride). Il mio lavoro consiste nel rendere il personaggio credibile, reale, rispettando la sceneggiatura, il regista e le mie tecniche di recitazione. È lì il divertimento, nel vivere una propria identità del personaggio, senza mai assomigliare a nessuno. La mia Filomena, battezzata con questo nome anni dopo e forse grazie alle mie origini napoletane, nutre un sentimento molto forte per suo figlio e devo dire che nel suo essere mi ha regalato tantissimo, grazie al supporto del nostro regista, Francesco Amato, una persona sensibile, generosa e riflessiva. Ricordo ancora il primo provino, di cui uno affrontato proprio con Vanessa Scalera. Un momento divertente, tanto da volerci bene sin da subito, da essere accolta da tutti con immenso affetto».

Una donna del sud, il che la rende ancora più apprezzabile, vera…
«Certamente! Provengo anch’io, come dicevo poc’anzi, dal sud anche se non ho figli, non ho quindi questo background da suocera. È stata mia madre a fungere da ispiratrice per questo ruolo, come nell’amore per il figlio maschio, un limite per questo paese».

Una quinta stagione ma anche l’ultima, a quanto pare, per volontà della stessa Scalera?
«Si, è una decisione di Vanessa quella di non voler essere più Imma Tataranni ma, ai fatti, non è ancora definito il tutto. Certo, sembrerebbe impensabile un proseguimento senza di lei, con Lapice e Buccirosso già fuori. Quando ogni cosa sarà definita potremmo capirne di più. Come sostiene Vanessa, “tutto finisce nella vita”, quindi affronto questa fine anch’io con rispetto, tranquillità e serenità, in attesa di ciò che accadrà dopo, certa che questo ruolo mi ha regalato tanto, anche a livello di popolarità».

Una carriera costellata di personaggi ma, a tal proposito, credi manchi qualcosa in particolare?
«Avrei tanto voluto interpretare Giulietta ma all’epoca andavo a scuola, ero piccola. Scherzi a parte, ci sono dei personaggi, specie legati a Shakespeare, che avrei voluto interpretare. Se guardiamo al cinema, quella carriera è cominciata soltanto otto anni fa e, se proprio devo guardare ad un personaggio, vorrei interpretare Misery, portandolo nei teatri italiani. Tornando a Giulietta, dovrebbero realizzare uno spin-off, qualcosa che riporti lei e Romeo alla realtà, ai giorni di oggi, per potermi permettere di impersonarla. I ruoli possibili, per me, sono molto pochi, vista la mia età, e questo rappresenta un peccato perché ci sarebbe tanto da dire, da vivere. Vedo alcune colleghe interpretare ruoli da uomo e questo mi fa pensare. Sarei felice di sapere i registi creare qualcosa a favore delle donne, qualcosa che possa agevolarci».

Chi è oggi Dora e quali consapevolezze hai raggiunto con il passare degli anni?
«Ho una gatta accanto a me che è come una figlia, e ha da poco compiuto tredici anni. Sono una persona umile, dedita al sacrificio, di cui ora sto raccogliendo ciò che ho seminato. Sono una donna pratica, che ama lavorare con le mani, difatti vivo in un casale vicino Roma con mio marito, un tecnico delle luci incontrato trent’anni fa, con cui condivido tutto, con amore e pazienza. Una pazienza che da ragazza non avevo ma che da qualche tempo è parte di me. Il futuro ancora non c’è, rappresenta una sorpresa, ma sento di essere realizzata, al di là delle tante cose sbagliate, come la guerra, che vedo intorno a me».

Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«Quest’anno dovrebbe uscire una serie Rai, “Cagnàz”, con protagonista Guido Caprino. Vestirò, per l’occasione, i panni di una capondrina calabrese ricchissima, sofisticatissima, ma cinica e assassina, in un’ambientazione riminese. Attendiamo sviluppi sull’uscita. Non ultimo, il progetto di un bravo regista, un’opera prima di Matteo Damiani, “Tutto l’universo”, interamente ambientato nelle Marche con pochi soldi e tanto coraggio, per una storia intensa, commovente. Anni fa presi parte ad un suo corto, qualcosa che ha ottenuto dei premi, e credo sia giusto essere di supporto a tali artisti, motivo per cui spero che questo film possa aiutarlo, renderlo noto».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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