Flaminia Graziadei: diamo potere al sociale

Incontriamo la regista Flaminia Graziadei in occasione dell’uscita del suo film, il prossimo aprile, “A Year in London”.

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Un film atteso, quello della regista Flaminia Graziadei, “A Year in London”, di cui è pronta a parlarci in maniera accorata.

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Flaminia Graziadei. Nel tuo presente c’è un nuovo film, “A Year in London”, con protagoniste Melanie Liburd e Nina Pons. Come si è sviluppato il tutto e quali sensazioni ti regala questo progetto?
«È partito tutto da un cortometraggio realizzato su una tematica analoga che, nel tempo, ha più volte cambiato pelle per poi trovare una sua reale forma. Tante sono state le difficoltà, legate anche al budget, ma oggi devo dire che sono soddisfatta del prodotto che ne è venuto fuori».

Cosa ti spinge a creare determinati soggetti e cosa motiva la scelta degli attori?
«Sono determinate tematiche a muovermi, a portarmi a cercare di raccontare qualcosa, insieme alla loro urgenza. Per la maggiore, il significato sociale che hanno, con annesso lieto fine all’interno. Se guardiamo agli attori, sono già nella mia testa dal momento in cui realizzo il progetto. Le due protagoniste, in questo particolare caso, sono state scelte e per passione, e parlo della Liburd, e con scoperta, ammirazione, per quanto riguarda la Pons. La prima vive a Los Angeles ma voleva tornare a vivere in Europa e la fortuna ha voluto che le arrivasse il mio copione. Sapevo, tra l’altro, che da tempo desiderava lavorare con una regista donna. Sono stata felice di averla con me. La seconda ha, invece, rappresentato una vera novità. Ho ricevuto dei suoi provini, ottimi, e quelli a seguire ancor più».

Quali consensi ti auguri di poter ottenere dal pubblico non appena il film sarà nelle sale, il prossimo 14 aprile?
«Mi auguro che il messaggio legato al mondo LGBTQ+ passi, su ogni cosa. Chi ha già avuto modo di vederlo parla di una favola, di qualcosa di molto reale. Benché se ne dica, questo ‘mondo’ crea ancora delle difficoltà, dei tabù e, nel mio piccolo, vorrei portare il pubblico a patteggiare per questi due essere umani, per la coronazione del loro amore. Se riesco in questo avrò vinto, senza alcun dubbio».

Chi è Flaminia, quali passioni guidano il tuo quotidiano?
«L’arte è da sempre il mio percorso di vita da quando ho cominciato ad essere indipendente. È un modo di essere, di vedere e, ad oggi, è ciò che mi muove. Un percorso non facilissimo, abbastanza controverso, in cui si è sempre alla ricerca di nuova linfa, di sempre nuove idee da raccontare».

Che periodo stai vivendo, attualmente?
«Sono un’attivista politica da quando avevo quattordici anni e questo la dice lunga sul mio modo di essere. Sul piano personale sto vivendo un bel momento ma dal punto di vista storico, direi di no… non dimentico che stiamo vivendo dei grandissimi disagi…».

Cosa anticipare sul tuo futuro artistico, su delle future regie?
«In questo momento sto lavorando al pilota di una serie tv, “Hanna’s Tale”, una storia fantasy, un personaggio che equivale ad una fantasma e poi c’è “Winds of Transition”, il period drama sulle suffraggette e, non ultimo, “Civilised Animals”, un horror animalista. Tanti progetti, tante cose da vivere…».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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