Una piacevole chiacchierata con l’attrice Giorgia Wurth, che ci racconta il suo personaggio nella nuova “Colpa dei sensi”.
“Colpa dei sensi”, la miniserie coprodotta da Compagnia Leone Cinematografica ad opera di Ricky Tognazzi e Simona Izzo, ci consente di ritrovare Giorgia Wurth, attrice di spessore, pronta a parlarci della sua Viola, dell’amore che nutre per i suoi figli e di quanto fondamentale, in questi ultimi anni, sia per lei il teatro insieme alla scrittura.
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Giorgia Wurth. Quali sensazioni sono legate al nuovo ruolo avuto nella serie Mediaset “Colpa dei sensi” e quanta gioia c’è stata nel ritrovare la collega Anna Safroncik?
«Era da tanto che non rivedevo Anna, ritrovata con grande piacere, anche perché non vivo più a Roma. I fan de “Le Tre Rose di Eva” si sono subito scatenati sul web e di questo ne sono felice, anche se in questa serie saremo migliori amiche e non sorelle. Al momento posso svelare che il mio personaggio nasconde un segreto, qualcosa di ignoto anche alla sua amica, che verrà svelato soltanto più avanti. Un segreto a cui ruota un po’ tutto intorno… un tradimento, delle cose non dette…».
Cosa ti ha regalato questo set a livello di incontri, di nuove persone con cui poter collaborare in armonia?
«Questo set mi ha regalato la possibilità di conoscere delle persone fantastiche, dal trucco ai macchinisti, ai registi, per non parlare del cast artistico. Adesso ho dei nuovi amici, delle persone con cui poter condividere qualcosa. A fine riprese ho sentito forte la mancanza di tutto ciò. A contribuire a rendere il tutto ancora più bello la possibilità di girare nelle Marche, una regione che adoro, ricca di persone genuine, vissute precedentemente anche per via di una tournée teatrale. Il cibo non da meno, grazie anche alla bravura di Ricky Tognazzi nello scegliere i ristoranti migliori. Abbiamo vissuto un vero e proprio ‘bagno’ di incontri e di buon umore».

Negli anni ci hai spesso regalato dei personaggi forti, rappresentativi di una certa dolcezza mista a grande coraggio…
«Il ruolo che vivrò in “Colpa dei sensi” ha qualcosa di diverso dai ruoli interpretati precedentemente. Si tratta di un personaggio scomodo e sono certa che mi spetteranno un sacco di insulti (ride). La mia Viola è sposata con un vice questore interpretato da Francesco Venditti, hanno anche un figlio, ma al di là dell’apparire una coppia perfetta, è follemente innamorata del suo amante, seppur consapevole che non potrà mai averlo realmente al suo fianco. Un ruolo di certo stimolante ma, come sempre, appaio come carnefice, seppure stimolata da questi ruoli un po’ sopra le righe».
Allontanarsi dalla propria persona per poter vivere altre vite. È questo il bello dell’essere attrice…
«Certo! Devo dire che quasi mai ho interpretato qualcosa di simile a me, negli anni».
Cosa sta regalandoti questo percorso artistico, quali maggiori consapevolezze?
«Che domandona! (Ride) Intanto posso dirti che lavoro molto meno, da qualche anno a questa parte, dopo essere diventata mamma. Preferisco regalare una grande presenza ai miei figli, creando intorno a loro un bell’ambiente, qualcosa di fondamentale per la loro crescita. E poi c’è il teatro, qualcosa a cui sto dedicandomi particolarmente, incastrando il tutto per riuscire al meglio. Sto provando a realizzare, da quel punto di vista, qualcosa di importante, con persone a me care. Cerco, inoltre e come possibile, di non farmi toccare dalle critiche, qualcosa che inizialmente mi ‘buttava giù’. Con il passare degli anni ho provato ad ammortizzare sempre più ogni esperienza, ogni cosa che si verifica».

Un ruolo che vorresti poter ricoprire?
«Sono tante le cose che ancora mancano. I ruoli femminili, purtroppo, sono pochi e l’età che vivo è critica. Fare questo lavoro, in Italia, non è affatto facile. Mi auguro, come possibile, di poter affrontare delle sfide professionali sempre più importanti e particolari. Al momento, come dicevo, sto cercando di unire la recitazione ad un’altra passione, la scrittura, per provare a realizzare qualcosa di mio e come scrittrice e, conseguentemente, da regista. Recitare mi diverte ancora tanto ma sento il bisogno di ampliare la mia zona di comfort».
Quali sensazioni ti legano alle tavole del palcoscenico, al teatro?
«La prima è la possibilità di sbagliare, perché sono una grande fan dell’errore. Mentre al cinema si tende a ‘rifare’, in teatro non puoi, e sei, quindi, soggetto a vuoti di memoria tuoi o di un collega, alla ridarola, cose che adoro, che mi portano un certo brivido. Non da meno il buio che precede l’apertura del sipario, la consapevolezza di sapere che lì tutto può succedere e non sarà mai uguale alla sera che ha preceduto il tutto. Quella roba lì per me è droga, un gioco d’azzardo, differentemente dalla seconda possibilità della camera. E poi c’è il pubblico, il poterlo sentire, perché sarà la loro energia ed empatia a regalare qualcosa di diverso alla serata, in un reciproco ‘vibrare’, comunicare. Parlo di cose che non trovi su Netlix, non è intelligenza artificiale, è come un concerto dal vivo, qualcosa che rimarrà…».
Poco prima citavi i tuoi figli, un grande amore, appartenenti ad un mondo orientato, purtroppo, sempre più verso l’errore. Quali valori cerchi di trasmettere loro affinché possano affrontare al meglio il futuro?
«L’ultimo libro realizzato su Gaza è proprio dedicato a loro. Non ero preparata ad assistere impotente ad un genocidio sul mio cellulare che, conseguentemente, mi ha portata in un mood profondo, triste. Il libro mi ha, però, risollevata riportandomi al mondo, consentendomi di scusarmi con i miei figli per averli creati in un periodo incredibile e molto difficile. Caratterialmente, purtroppo, non riesco a girare la faccia dall’altra parte. Credo che l’essere umano, per definizione, sia un reale errore e la nostra natura, che tende a predominare, non è di certo un bene. Andando avanti, purtroppo, la situazione non fa altro che peggiorare».
Chi è oggi Giorgia?
«Posso dirti che oggi ho sempre meno pazienza, sono sempre più intollerante, per alcuni versi, e più attenta su altri e di certo c’è che non mi fido più della prima versione della storia. Preferirei conoscerne un’altra, con meno ostentazione, meno voglia di una forzata attenzione, con persone pronta a bastarsi, senza dover per forza richiedere attenzione altrui. Quando capisci che hai tutto, che stai bene con te stesso, hai fatto quel passo in più verso una nuova consapevolezza».
In ultima battuta, cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Posso dirti che attualmente sono ancora in promozione con il mio ultimo libro, “Che la mia fine sia un racconto”, e poi uscirà al cinema, non so ancora quando, “Cercatori d’angeli”, ad opera di Leopoldo Pescatore e, non ultimo, un progetto teatrale previsto dopo l’estate. Un progetto di cui spero di poterti parlare a breve…».
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