Un primo ruolo importante per il nostro ospite di oggi, l’attore Antonio Buono, tra i protagonisti di “Gomorra – Le origini”.
Incontriamo il giovane attore Antonio Buono che potete apprezzare in “Gomorra – Le origini”, un progetto che si avvale della regia di Marco D’Amore, su Sky Atlantic dal 9 di questo mese.
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Antonio Buono. Sei nel cast di “Gomorra – Le origini”, un progetto guidato da Marco D’Amore, su Sky Atlantic dal 9 gennaio. Come hai vissuto questa esperienza, come ti sei preparato ad affrontare questo ruolo?
«C’è tanto studio dietro alla costruzione del mio Mimì, a partire da quello da autodidatta, svolto di notte, per poi essere supportato in maniera egregia da Marco D’Amore, che mi ha seguito durante il laboratorio, di giorno. È stato lui a fornirmi le informazioni più giuste per poter approfondire, costruire del tutto, quel personaggio, lavorando sul corpo, sulla voce, sul suo modo di fumare, di parlare. Per il resto, sull’esperienza in sè, posso di certo dirti che è la più importante, al momento, della mia vita. Un primo lavoro da professionista, in un progetto così grande…».
Ti saresti mai aspettato, appunto, di poter vivere un set che scaturisce da un progetto così ‘noto’ e, al contempo, cosa porterai con te dei tuoi compagni di set?
«Ho sempre, fortunatamente, creduto in me stesso, una qualità che a mio avviso ogni attore dovrebbe avere. Ho sempre sperato di poter prendere parte ad un progetto così grande ma non pensavo sarebbe accaduto così presto. Con gli altri colleghi siamo subito diventati amici e posso dirti di ritenermi fortunato ad averli incontrati. Marco, a suo modo, è stato molto abile nello sceglierci, perché siamo, tra l’altro, tanto simili. È stato semplice far sì che il clima fosse ottimo, al di là della complicanza del lavoro in sé, dei cinque lunghi mesi di girato. Mi ha regalato tanto questa serie, specie per le persone incontrate, al di là del cast. Con noi, ogni giorno, c’erano dei veri e propri professionisti del settore. Non ho parole per definire il bello che ho vissuto e porto ancora dentro!».
E tanto ancora di bello ci sarà, specie ora che potrete toccare con mano ciò che avete realizzato, così come le impressioni del pubblico…
«Sicuramente! Ci aspettiamo che possa piacere, che il pubblico ne venga rapito. Quando sono sul set non sono del tutto consapevole di ciò che ne verrà fuori, ma sono ovviamente felice, a primo acchito, di esserne parte. Vedremo cosa succederà!».
A tal proposito, cosa ti aspetti da questa nuova ‘veste’ di Gomorra?
«In prima battuta, solitamente, si pensa al raggiungimento di una certa fama, qualcosa che, ti dirò, non mi appartiene. Spero, più che altro, che tutto ciò possa farmi crescere a livello professionale consentendomi di prendere parte a qualcosa di ancora più importante. Studiare è fondamentale, e a livello professionale e umano, ed è ciò che continuerò a fare».
Chi è Antonio e quali passioni ti caratterizzano?
«Al di là del cinema, della recitazione in sé, posso dirti che amo particolarmente la musica classica e rock, nonché gli animali, con cui ho una forte connessione emotiva. Da ragazzo ero solito portare a casa qualsiasi animaletto trovassi per strada. Sono, forse, dotato di troppa empatia. Posso dirti che amo anche la lettura, il vivere bene, in connessione con il mondo».
Gomorra tratta da sempre tematiche non semplici da gestire. Quali messaggi, a tuo avviso, sarebbe giusto lanciare?
«Sono dell’idea che si realizzino dei film, delle serie, per raccontare storie, non per lanciare dei messaggi, in particolare. Anche perché, se non fosse così, non si dovrebbe realizzare più nulla che sia legato alla criminalità, alla violenza o guerra che sia…».
Quali ruoli vorresti interpretare in futuro?
«Sono del parere che ogni singolo attore, se dotato di grande studio, possa interpretare qualsiasi cosa voglia. Poi ci sono i registi, abili nel capire a quale ruolo si possa essere adatti in un determinato periodo. Adorerei, attualmente, vestire dei personaggi legati ad una certa psicologia, specie se introspettiva, magari qualcosa di realizzabile oltre oceano, visto il mio studio dell’inglese. Un ruolo alla De Niro in Taxi Driver, alla Heath Ledger, basta che sia di distante dal vero me».
Hai già modo di anticiparci qualcosa sul tuo futuro artistico?
«Non posso ancora farne parola. Al momento posso dirti che vivo con piacere ciò che ne verrà da Gomorra e poi chissà…».
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