Pubblico Televisivo

Parliamo dell’Italia dei “figuranti”

Pubblico Televisivo

Il quarto d’ ora di celebrità che, secondo Andy Warhol, non si nega a nessuno nella civiltà mediatica, i figuranti se lo guadagnano un secondo alla volta, inquadratura dopo inquadratura, in anni di lavoro precario negli studi delle televisioni. Li chiamano figuranti, diventano anno dopo anno sempre più numerosi. Sono ragazzi, ma soprattutto e direi la maggioranza casalinghe e pensionati, che io simpaticamente definisco “ la villa arzilla della tv” ,che fanno massa nei programmi televisivi.

Quelli che in studio, seduti attorno all’ arena del conduttore, fingono interesse, applaudono, sorridono, e subito cambiano faccia quando dai monitor, con la coda dell’ occhio, si accorgono di essere inquadrati. Guadagnano pochissimo, dai 5 ai 30 euro netti al giorno, devono fare code massacranti per dare il nome al vigilante che tiene la lista  e ottenere l’accesso in studio, si fa meno coda alla posta, e delle volte anche quando vengono scelti dagli autori del programma non hanno alcuna certezza: potranno durare qualche giorno, una settimana, tutta una stagione, poi di nuovo il precariato. Ma lo stesso vanno alla carica. Il figurante d’oc, deve vestirsi carino, possibilmente elegante, specie per le trasmissioni serali, non deve indossare camicie bianche che in tv sparano ne indossare vestiti con qualsivoglia scritte perchè come dicono le costumiste le griffe nascono di giorno in giorno come i funghi! Bandite anche le gomme da masticare e gli occhiali da sole in testa, niente scollature vertiginose o minigonne ‘mignon’, anche se aggiungerei ultimamente la qualità del vestiario figuranti Rai e Mediaset è scesa di gran lunga.

 Attori, figuranti, comparse, persone vere: ogni giorno, in ogni programma c’è un mix di tutto questo. Una regola a cui non sfugge nemmeno la composizione della parte che all’apparenza è meno importante all’interno di una trasmissione tv: il pubblico in studio. Espressione plastica dei sentimenti dei telespettatori a casa, attore (spesso inconsapevole) del gioco a cui prende parte, il pubblico in studio è parte integrante dello spettacolo: applaude, ride, ascolta, urla, approva e disapprova. Praticamente solo nei telegiornali non c’è (ma è un’idea per il futuro).

Ci sono circa 3.000 figuranti semplici pagati dalla Rai, che restano e resteranno anonimi. E ce ne sono altrettanti che fanno i salti mortali per partecipare, gratuitamente, ai programmi Mediaset e nel peggiore delle situazioni alcuni PAGANO cifre che si aggirano anche sulle 80euro. Sì, perché mentre la Rai e alcune società pagano i figuranti,diverse trasmissioni e produzioni sia  Mediaset che Rai, capitalizzando l’ esibizionismo diffuso, non sborsa un euro anzi si fanno pagare per accedere in trasmissione. Alle trasmissioni Mediaset per esempio, per cooptare i figuranti volontari, basta inviare annunci via Fb dove si organizzano pullman pagando la “capogruppo”. E anche in Rai ci sono trasmissioni, come Porta a Porta, La vita in diretta e Dom&Nica in, dove il pubblico, non pagato, entra solo per inviti. A questi numeri bisogna aggiungere i circa 5.000 casi umani, triturati ogni anno da decine di talk show, che quasi sempre, come va smascherando Striscia la Notizia, sono interpretati con perizia amatoriale dagli stessi figuranti semplici, promossi per l’ occasione a figuranti speciali. Esistono i fantomatici “figuranti scelti”: quelli che sono riusciti a entrare nel “catalogo Rai”, con un contratto pre-crisi economica. Loro si sottopongono a dosi massicce di Porta a Porta con minime retribuzioni, direttamente proporzionate all’impegno cognitivo richiesto dai proverbiali “plastici” di Vespa. Questi “fortunati” eletti si sono iscritti alla “setta dei figuranti” prima che tutto il cucuzzaro fosse appaltato a società di sevizi esterne.

A Maurizio Costanzo i figuranti non piacciono: «Non uso mai quelli che si fanno pagare – spiega – perché sono meno spontanei e motivati del pubblico vero». A volte l’ ansia di apparire, di trovare un conferma catodica della propria esistenza, può giocare brutti scherzi.

E’ successo tempo fa in una nota trasmissione in onda sulle reti Rai. Un figurante poco più che ventenne viene “degradato” alle ultime file dal direttore di studio. Quando si accorge che il suo posto in prima è stato occupato da un coetaneo, gli assesta un pugno in faccia. L’ episodio inquadra un mondo poco raccontato.

«Non è una passeggiata questo “lavoro” per arrivare in studio alle 10,30 del mattino, ti devi alzare prestissimo, per arrivare, chi ha la macchina deve farsi ore di guida nel traffico di Roma, per trovare un parcheggio è come trovare un ago in un pagliaio. Poi ci sono le pause interminabili tra una registrazione e l’ altra».

Autore: Anthony Moy

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