Ilaria Martinelli: una serie per non dimenticare

Ilaria Martinelli. Foto di Alessandro Businaro

Ilaria Martinelli: una serie per non dimenticare

Ilaria Martinelli, dopo il cinema con la Buy e tante serie TV, ci racconta la serie TV “Avetrana – Qui non è Hollywood”.

Un nuovo ruolo per l’attrice Ilaria Martinelli nella serie, “Avetrana – Qui non è Hollywood”, ad opera di Pippo Mezzapesa, presentata alla XIX Festa del Cinema di Roma. Un tema importante, scottante, di cui Ilaria ci parla con forza, con passione, convinta che tutto ciò possa servire a lanciare un messaggio.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Ilaria Martinelli. Presto potremo vederti nella serie “Avetrana – qui non è Hollywood”, ad opera di Pippo Mezzapesa. Che esperienza ha rappresentato?
Ha rappresentato una bella esperienza, per quanto dolorosa per l’argomento che va a toccare. Inizialmente mi ero presentata per il ruolo di Sabrina ma sono stata poi scelta per interpretare Mariangela Spagnoletti, la sua migliore amica. Un ruolo noto, ai fini della vicenda, soltanto durante il periodo dei processi e non prima.

Una storia non poco toccante.
Questa storia, a suo tempo, ha colpito tantissime persone. Il titolo, “Qui non è Hollywood”, riporta proprio a questo, all’eccessivo accanimento dei media. Un qualcosa di assurdo, se pensiamo al fatto che una cugina possa avere tolto la vita ad una ragazza così piccola e senza colpa alcuna…

Cosa si prova a vestire i panni di una presenza che ha avuto una sua rilevanza in una situazione non poco particolare?
Abbiamo realizzato molte scene a tre, con la Sabrina televisiva e Sara. Scene in cui, per quanto Sabrina voglia coinvolgere Sara nel suo quotidiano, allo stesso tempo la bacchetta ma la ‘mia’ Mariangela riesce a mettere pace tra le due.

Ilaria Martinelli. Foto di Alessandro Rabboni
Ilaria Martinelli. Foto di Alessandro Rabboni

Quali consensi ti auguri di poter raccogliere da parte del pubblico?
Sono d’accordo con ciò che spesso si dice, ossia che la vittima il più delle volte viene dimenticata, lasciando ‘spazio’ a chi resta, cosa del tutto innaturale. Sara era una ragazza di soli quindici anni, ancora acerba, ancora desiderosa di vita. È giusto ricordarla, donarle la dignità che le è stata purtroppo tolta.

Quali nuovi ruoli, esperienze, vorresti poter affrontare?
Ho da sempre una vena comica molto forte, per cui preferirei affrontare situazioni che possano far venire fuori tutto ciò. Non una preferenza, per forza di cose, anche perché impersonerei qualsiasi ruolo, fondamentalmente, ma le difficoltà mi attirano, così come l’allegria…

Cosa resta da realizzare e cosa, invece, hai di ben chiaro di questo tuo mestiere?
La strada da fare è ancora tanta, anche perché negli ultimi anni mi sono dedicata molto più al teatro. Mi piacerebbe avere l’opportunità di affrontare ruoli sempre più complessi e stimolanti, proprio come in questa serie.

Cosa puoi anticiparci sul nuovo spettacolo teatrale a cui prenderai parte?
Sarò presto in scena con “Capitolo due”, scritto da Neil Simon, con la regia di Massimiliano Civica, direttore del Teatro Metastasio di Prato. Debutteremo al Teatro Vascello di Roma, dal 12 novembre, in occasione del Roma Europa Festival. Saremo poi a Torino, a Genova, al Piccolo di Milano e non solo…

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