Ritroviamo l’attrice Lucia Rossi per l’occasione legata al nuovo spettacolo teatrale che la vedrà protagonista da questo 3 novembre.
Un inno ad Alberto Sordi e a Silvana Mangano, “Alberto e Silvana – C’era una volta il cinema”, ad un sentimento che non è mai stato del tutto amore, lo spettacolo a cui avremo modo di assistere dal 3 all’8 novembre al Teatro Off/Off di Roma, con una splendida Lucia Rossi in scena e una regia firmata da Marco Risi e Giammarco Spineo.
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Lucia Rossi. Dal 3 all’8 novembre sarai in scena ne “Alberto e Silvana – C’era una volta il cinema”, guidata dalla regia di Marco Risi. Cosa dire su questa futura esperienza e sul modo in cui si è sviluppata?
«Questo è forse uno dei progetti a cui tengo di più, anche perché ho contribuito alla scrittura, con la voglia di ricordare i divi di una volta, da Sordi a una fantastica Silvana Mangano che non tutti, purtroppo, ricordano. In più, vengo da una famiglia in cui il cognome Mangano è da sempre ricordato, anche perché mia mamma le somiglia tanto e lo stesso, per alcune espressioni del viso, è stato detto a me, tempo fa. Su tutto, però, vorrei raccontare l’anima di questa donna e, insieme a Marco Giustini, interprete di Sordi, si è avvertita l’urgenza di parlare di questa amicizia particolare che, per molti, avrebbe potuto diventare un grande amore, qualcosa di inespresso, specie da parte di Alberto Sordi, anche perché lei era sposata con Dino De Laurentiis, un caro amico dell’indimenticabile attore».
Cosa sta regalandoti questo intenso periodo di prove, quali soddisfazioni legate anche ad un consolidarsi di un rapporto con il tuo partner di scena, Marco Giustini?
«Questo progetto è nato in amicizia, anche perché il tutto è stato pensato, sin dall’inizio, proprio insieme a Marco, per poi scegliere Giammarco Spineo per la sceneggiatura, e Marco Risi per la regia. Una persona che stimo e a cui voglio bene, Risi, e con cui ho già collaborato nel film, “Il punto di rugiada”, una vera e propria ciliegina sulla torta, la sua presenza. Un altro punto a nostro favore, la presenza di un altro collega in scena, Andrea De Rosa».
Quali consensi vi augurate di poter raccogliere da parte del pubblico?
«Una nostalgia legata ad un tempo passato, a quando si era liberi di poter fare tante cose, e questo si evince nel semplice riguardare alcune interviste. Si era liberi di dire e fare quasi tutto, senza tantissimo imbarazzo. È uno spettacolo che parla del passato ma ha molto a che fare anche con il presente».
Quali sensazioni ti legano alle tavole del palcoscenico, ad un pubblico pronto ad applaudire ma anche a giudicare, se vogliamo?
«Il giudizio è, ormai, un ‘problema’ costante, che vive in ogni cosa. Si è esposti, certo, l’ansia fa da padrona, ma è insito nel nostro mestiere. Alla fine ci fai anche pace con questo aspetto. Le cose possono piacere o meno, ma si fa tutto per gli altri, non per puro egoismo. Mi auguro che venga accolto con amore, questo spettacolo, senza essere respinto, anche perché saremo sul palco per raccontare delle anime che sono esistite, qualcosa di molto reale».
Cosa ti regala, ancora oggi, questo mestiere che tanto ami?
«Mi regala ciò che non sono, ossia la possibilità di poter vivere una parte bambina, un lato bello della vita. Mi regala, quando si ha la possibilità di farlo, una gioia grande, una spinta motivazionale che ti porta a ricordare, di volta in volta, perché lo hai scelto. Un’adrenalina, quella che viviamo, che si trasforma in emozione. Di cinema e televisione ne ho fatto tanto ma l’emozione del palcoscenico, del vivere “è buona la prima”, fa tanto…».
Di serie, a tal proposito, ce ne sono state tante e tra queste spicca R.I.S. Roma – Delitti imperfetti ma, tra i ruoli vissuti, quale porti maggiormente con te?
«È ovvio che Bianca dei R.I.S. mi abbia dato tanto. Mi ha regalato un grande contatto con il pubblico, un impatto a cui ero poco abituata, anche se avevo toccato serie come Distretto di Polizia e tante altre. Non posso che esserle legata, anche per l’essere, all’epoca, ragazzina. Le ho voluto e ancora le voglio molto bene. E poi c’è il recente film di Marco Risi, “Il punto di rugiada”, che mi ha permesso di alzare ancor più l’asticella dentro di me. Quando ti capita un personaggio inevitabilmente ti porta a vivere quel qualcosa in più e si crea un grande legame, dopo che hanno vissuto dentro di te. Mi capita di pensarci spesso ai ruoli vissuti, di riviverli, perché ognuno di loro mi ha regalato qualcosa…».
Siete in tanti a sostenere che ogni personaggio regali un qualcosa in più che va al di là del proprio essere…
«Non ti nascondo che dal progetto teatrale di cui parlavamo poc’anzi vorrei ricavarne un soggetto cinematografico. Vedremo come si evolverà ma nella mia testa è nato per avere poi maggiore luce altrove».
Magari accadrà! È ciò che ti auguro…
«Vedremo! Provengo dalla danza, ho dalla mia una grande disciplina e tenacia».
Nel tuo recentissimo passato c’è anche l’esperienza in “Scuola di seduzione” di Carlo Verdone…
«Esatto! Con Carlo ho lavorato poco e spero che in futuro possa esserci una nuova occasione. Riguardo a quei giorni posso dirti che siamo stati bene, si è creata una bella alchimia con tutti. Carlo è in grado di capire le attrici, cosa non da poco. Il set era calmo, per nulla ansiogeno, e anche questo, a suo modo, ha saputo fare la differenza. Non è cosa da tutti, specie su un set cinematografico, visti i ritmi solitamente serrati. Carlo rende grandi tutti e questa non è una cosa da poco!».
Al di là di questo prossimo spettacolo, quali altri sogni vorresti poter realizzare?
«Probabilmente qualcosa legato al privato, non solo al mio lavoro. Amo ciò che faccio, e in parte mi rappresenta, ma c’è anche una vita che va avanti e mi auguro che tante altre cose possano concretizzarsi, anche a livello sentimentale».
Quale invito rivolgere ai nostri lettori affinché possano accorrere in teatro, da questo 3 novembre?
«Dovreste correre a vedere questo spettacolo perché ci sono io (sorride), c’è la regia di Marco Risi, e poi ci sono altri colleghi molto bravi. Potrebbe essere anche un modo per rivivere la magia di alcuni divi che non ci sono più, per godere di un po’ di tempo insieme. Le persone, per fortuna, hanno ripreso ad andare a teatro e trovo che questo sia molto bello».
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