Nicola Acunzo ci racconta il suo Eduardo

In scena al teatro a Roma con un testo su Eduardo, abbiamo incontrato Nicola Acunzo per farcelo raccontare.

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Vi avevamo raccontato nei giorni scorsi dello spettacolo nuovo “Eduardo, parliamoci chiaro”, per l’elettrico Nicola Acunzo, previsto dal 15 al 17 maggio al Teatro di Villa Lazzaroni, a Roma, scritto da Claudio Proietti e diretto da Giancarlo Sammartano.

Ben ritrovato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Nicola Acunzo. Dal 15 al 17 maggio sarai in scena a Roma, al Teatro di Villa Lazzaroni, nello spettacolo “Eduardo, parliamoci chiaro”, diretto da Giancarlo Sammartano. Cosa anticipare, nei limiti del possibile, sul tuo ruolo?
«Porterò in scena uno spettacolo basato sul coraggio, in cui sono certo che in tanti sapranno riconoscersi. La pièce, tra l’altro, parla anche di alcune fragilità legate al mio personaggio, Raffaele Lapena, e poi, per tale motivo, ci sarà anche tanto da ridere…».

Cosa rappresenta per te Eduardo, mito della teatralità italiana e non solo?
«Eduardo, a mio avviso, oltre ad essere un grande riferimento, dal punto di vista teatrale, è anche, se non soprattutto, un ‘mezzo’ unico e prezioso per poter ‘leggere’ l’umanità. Conoscere le opere dell’autore Eduardo è il perfetto modo per insegnare la vita e gli uomini, insieme ai loro pregi e difetti».

Quali sensazioni ti legano alle tavole del palcoscenico e quali rituali ti accompagnano prima di essere in scena?
«A legarmi al palcoscenico, tra le sensazioni più forti, il momento in cui sta per aprirsi il sipario. In quel preciso istante sento di essere nel mio mondo e torno a quando ero ragazzino. L’attesa, le quinte, il legno della scenografia, sino a tutto ciò che vivo prima dell’entrata, rappresentano un’unica energia per me! Ti confesserò che sono anche solito baciare il legno, chiedendo a chi di più caro avevo in vita di venire con me sul palco, guidandomi, proteggendomi dell’errore…».

Chi è oggi Nicola e cosa manca al tuo percorso artistico?
«Manca il ruolo della svolta che, purtroppo, non e’ ancora arrivato, specie al cinema. Mi servirebbe per poter così mirare a quella popolarità che mi consentirebbe di avere ancora più spettatori per poter così mostrare loro spettacoli belli e divertenti come questo di cui stiamo parlando, “Eduardo, parliamoci chiaro”».

Cosa anticipare sul tuo futuro?
«È prevista l’uscita del film a cui ho presto parte nei panni di un prete esorcista, “Ancora l’altro inferno”, per la regia di Claudio Fragasso. Non farà ridere come l’Eduardo scritto da Claudio Proietti, anche perché parliamo di un horror, ma avrà anch’esso una regia preziosa come quella di Sammartano».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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