Intervista con Beatrice Schiaffino in occasione dello spettacolo teatrale “La papessa”, in scena a Roma ad aprile.
Ritroviamo l’attrice Beatrice Schiaffino in occasione delle date dell’11 e 12 aprile che la vedranno impegnata nel ritorno de “La papessa” scritto da Balzola con la regia di Carmen di Marzo, al Teatro Altrove. Uno spettacolo, quello di cui ci parla, che sta regalandole grande soddisfazione.
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Beatrice Schiaffino. L’11 e il 12 aprile sarai in scena al Teatro Altrove con “La papessa”, per la regia di Carmen di Marzo. Come ti prepari ad affrontare questa rinnovata esperienza?
«Ogni ritorno a La papessa rappresenta un nuovo attraversamento. Non è uno spettacolo che “riprendo”, bensì è come se fosse un organismo vivo che mi attraversa di volta in volta in modo diverso. Mi preparo tornando all’ascolto del testo, del corpo, del momento che sto vivendo, in una piazza speciale come Roma. È proprio da Roma, difatti, che è partito il viaggio de La papessa, motivo per cui ogni ritorno è come se mi riconducesse a ripassare dal via. Roma è anche la città che, per la stessa Papessa Johanna, ha segnato una svolta in quanto luogo di visione, rinascita e crescita. A ripensarci posso dirti che ha avuto un po’ lo stesso significato per me, quando anni fa decisi di trasferirmi».
Unica protagonista in scena, come vivi questo aspetto, differentemente dall’avere dei colleghi al tuo fianco?
«In realtà non mi sento affatto sola. La scena è, per me, affollatissima di personaggi, di luoghi, di tempi che si intrecciano e prendono vita. Non ultimo il pubblico, che respira con me, e che diventa presenza attiva. È un lavoro profondamente diverso rispetto al lavoro in compagnia. Negli ultimi anni ho attraversato lunghe tournée con spettacoli come “L’anatra all’arancia”, sotto la regia di C. Greg e “Anfitrione”, per la regia di Emilio Solfrizzi, e sento di essere fortunata per queste esperienze così piene di scambio e nutrimento continuo con i colleghi sul palco».

Quali nuove considerazioni ti auguri di poter ottenere da parte del pubblico in occasione di questo ritorno de “La papessa”?
«Mi interessa che lo spettacolo possa aprire spazi, più che dare risposte, portando ciascuna persona ad interrogarsi sul proprio rapporto con le regole, con il potere, con la libertà di essere. Il teatro deve poter scuotere le anime, emozionare, risvegliare, anche inquietando o facendo morire dalle risate, senza essere qualcosa che passa e basta. Deve lasciare una traccia nell’anima di chi lo attraversa insieme a te, che sei sul palco, quel giorno, in quel determinato luogo. Ogni spettacolo è un po’ un atto psico-magico collettivo, che non può e non deve lasciare indifferenti».
Teatro, televisione, quale preferenza a riguardo, quali ruoli da scoprire in futuro?
«Il teatro per me è casa, è il luogo della presenza e del rischio, il primo amore che non conosce la parola fine. In questo momento, però, sento forte il desiderio di tornare anche su di un set, che sia cinema o televisione. In generale, mi auguro di poter continuare a raccontare e incarnare storie di donne forti, complesse e potenti, a modo loro. Al di là del mezzo, cerco progetti che abbiano una necessità vera».
Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«La papessa continuerà il suo viaggio, con nuove date in Italia e all’estero. Sono stata selezionata al Prague Fringe Festival, un boutique festival tra i più rilevanti in Europa, giunto alla sua 25ª edizione. Per questa occasione sto lavorando a una versione in inglese dello spettacolo che, proprio per l’adattamento richiesto, avrà anche una sua regia autonoma: sarà un lavoro a sé, che curerò insieme a Balzola. Ci saranno anche delle nuove date con “L’Imperatrice”, il mio ultimo spettacolo multimediale, e stiamo anche lavorando a una nuova carta di “Free Women Suite”. Tutti questi progetti personali fanno, difatti, parte di un percorso più ampio, nato e cresciuto con A. Balzola, che porta ad esplorare gli archetipi del femminile attraverso le carte dei Tarocchi, raccontando storie di donne del passato che hanno rotto ogni schema per affermare se stesse. Storie che hanno ancora moltissimo da dire oggi. Ci saranno anche nuovi progetti da scritturata e molto altro. Il mio percorso artistico vive di continue trasformazioni, alla ricerca di forme sempre più vive e necessarie. Questo mondo ha bisogno di vita e verità, di valori nuovi e tanta, tanta cura… e a mio modo, cerco di fare la mia parte».
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