Fresco di Premio Petrolini e pronto per tornare sul palcoscenico, incontriamo l’attore Massimo Venturiello per parlare di spettacolo.
Ha da poco ricevuto il Premio Petrolini, l’attore Massimo Venturiello, nuovamente con noi per parlarci di questo riconoscimento e dei progetti che sta portando in scena in questo periodo, a partire da “Chicchignola”, sempre ad opera di Petrolini…
Ben ritrovato su La Gazzetta dello Spettacolo, Massimo Venturiello. Sei da poco stato insignito di un premio intitolato a Petrolini, qualcosa a cui tieni particolarmente, visti i progetti che stai vivendo in questo periodo. Cosa dire a riguardo?
«Una grande coincidenza, questo premio, e perché stimo Ettore Petrolini e perché proprio in questo periodo sto portando in giro alcuni spettacoli che lo riguardano, a partire da “Gastone”, per poi passare a “Chicchignola”… non meno importante il fatto che a consegnarmi il tutto sia stato il pronipote Franco e, per di più, alla Camera, un posto non da tutti… l’emozione è stata tanta!».
Cosa ti regala ancora oggi questo percorso artistico?
«Mi regala un continuo crescere, senza mai vederne il capolinea. Trovo sempre qualcosa di nuovo in ciò che faccio, come ai tempi di “Masaniello, de “La rosa tatuata”, per poi mettermi in gioco, negli anni, anche come regista, in teatro. Un valore aggiunto, una consapevolezza diversa, vivere lo spettacolo in altro modo, così come l’avere la possibilità di insegnare all’Officina Pasolini. Un lavoro, il mio, che ti porta a dare e ricevere, qualcosa che accade di continuo, per fortuna, e regala enormi soddisfazioni».
Se di Officina Pasolini si parla, quale sapere cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?
«Cerco, come possibile, di far capire loro quanto sia importante entrare in qualcosa che sia lontano dal proprio essere, affrontando un lavoro di pulizia, e dal punto di vista tecnico, apprendendo la dizione, e affrontando un processo di natura psicologica, alla scoperta del talento che si ha dentro di sé. Si parla di amore, se ci pensiamo bene, di una continua ricerca che, a suo modo, porterà poi a delle gratificazioni importanti, in questo amore e odio per questo mestiere».

Un continuo e reciproco apprendere…
«Esattamente! Un dare e avere, al di là del fatto che la mia esperienza anagrafica sia maggiore. Un lavoro di continuo artigianato, una palestra di vita giornaliera, uno stimolo continuo che, nel mio caso, mi porta a ritrovare la forza, abituando anche l’altro ad ascoltare…».
Una tematica non poco fondamentale. Sono in tanti a non essere più in reale ascolto, oggi…
«Purtroppo si! C’è stata una trasformazione epocale in cui il digitale, il web, hanno rotto confini, scavalcando l’ascolto. Questo poco ascoltare ci porta a perdere di vista la parola del maestro, un maestro inteso in ogni ambito e settore. Questo correre continuo, purtroppo, ci porterà ad avere dei lati negativi e, al contempo, positivi… forse, in questo periodo, stiamo vivendo un ‘momento’ di transizione, non del tutto piacevole».
Credi che i ragazzi di oggi siano agevolati nell’apprendere i rudimenti di questo bellissimo mestiere che è la recitazione?
«Direi proprio di no! Noi, e chi prima di noi, abbiamo avuto la fortuna di entrare a far parte del teatro sin da ‘subito’. Differentemente accade per i giovani di oggi, avvantaggiati per quanto riguarda il lato seriale, televisivo, non per altri versi».
A tuo avviso è mancato qualcosa al tuo percorso?
«È mancato tutto! Questo si verifica sempre, e lo stesso vale per i più fortunati, per chi ha già realizzato tanto. Restano i sogni, irrealizzabili o meno, ma non sento la mancanza di chissà cosa. Il poter lavorare con i ragazzi resta qualcosa di curioso, di bello, perché posso condurli verso qualcosa che non ho vissuto, quindi è come se vivessi anch’io il tutto, nel mentre in cui sto indirizzandoli. Fare tutto, mi porterebbe a pensare che è finita e, invece, bisogna sempre sognare».
Quali anticipazioni sui tuoi prossimi impegni?
«Di certo c’è ancora un progetto legato alla trilogia Petroliniana, “Chicchignola”, che porterò in giro ancora a lungo, poi ci sarà “Gastone”, al Teatro Valle, portato in scena una ventina di anni fa, per poi terminare con “Il padiglione delle meraviglie”, sempre di Petrolini. Non ultimo, il lavoro svolto di fianco ad Andrea Camilleri, che purtroppo non c’è più, con gli audiolibri su Montalbano. Di Camilleri porto avanti anche un progetto insolito, “La creatura del desiderio”, in cui parla della pazzesca storia d’amore tra Alma Maler e Kokoschka. Un progetto particolare, davvero interessante».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

