Matteo Macchioni racconta il suo nuovo album

A tu per tu con il talento del giovane tenore Matteo Macchioni, che ci racconta in una intervista il suo nuovo album.

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Il tenore Matteo Macchioni il 16 maggio, alle ore 18.30, sarà protagonista di un recital al Teatro Manoel de La Valletta a Malta, nell’ambito del progetto “Investire in emozioni”.

“Matteo Macchioni”, secondo album in studio del tenore, contiene 10 brani (9 inediti e 1 medley) ed è stato anticipato dal singolo “Prendi le mie mani”. Prodotto insieme a grandi nomi della musica italiana, tra cui Piero Cassano, Fabio Perversi e Mario Natale, l’album si compone di 10 brani che affrontano i temi dell’amore, della perdita, della memoria familiare e della rinascita interiore. I testi portano la firma, tra gli altri, di Giancarlo Golzi, Alberto Salerno, Beppe Andreetto e Gian Battista Galli, oltre che dello stesso Macchioni.

L’album si apre con “Armi fragili”, ballata intensa e virtuosistica che affronta il tema dell’amore come abbattimento delle difese, per poi passare a brani come “Dove anima c’è”, riflessione lirica sulla spiritualità e il dolore, e “Prendi le mie mani”, nata da un testo inedito del compianto Giancarlo Golzi. Con “Irraggiungibile”, Macchioni esplora il momento in cui l’artista si prepara a entrare in scena: un brano epico, di grande impegno vocale, che unisce rock sinfonico e lirismo. Tra i brani più evocativi, “Oltreoceano” racconta la vera storia del bisnonno del cantante, emigrato in America nel 1910, mentre la composizione strumentale “Overseas” ne prosegue l’atmosfera solo con il pianoforte, tra onde, ricordi e silenzi. “Quel grande albero” è forse il brano più personale dell’intero disco, un ritorno all’infanzia, ai ricordi d’affetto e alle radici emiliane dell’artista, mentre “Piccola stella accesa” si fa poesia dell’amore eterno, anche nell’addio. Chiude l’album un’esplosiva reinterpretazione live in stile crossover di due capolavori dei Queen: “One Vision / Bohemian Rhapsody”. Un medley pensato, cantato e vissuto con l’intensità unica di chi sa trasformare la musica in emozione pura.

Benvenuto Matteo Macchioni sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Negli ultimi anni hai pubblicato diversi lavori discografici e portato avanti numerosi concerti. Come descriveresti questo periodo del tuo percorso artistico?
«Da quando ho debuttato nel 2010, come cantante d’Opera, non mi sono mai fermato. Ho cercato di portare avanti, insieme alla carriera teatrale, anche l’attività artistica legata alla discografia e la cosa funziona molto bene».

Il tuo repertorio attraversa generazioni e linguaggi diversi: come lo costruisci e come scegli cosa portare sul palco oggi?
«Scelgo di portare ciò che mi calza a pennello e per questo la selezione dei brani è sempre accurata, a livello di concerti, come del resto la selezione dei ruoli lirici che mi capita di studiare ed affrontare poi in scena».

Su cosa stai lavorando in questo momento e quali sono i tuoi prossimi progetti, in studio e dal vivo?
«In questo momento sono molto preso dagli impegni internazionali e devo fare diversi debutti nei prossimi mesi, quindi sono focalizzato principalmente a performare e, nelle pause fra una recita ed un’altra, a studiare».

C’è un sogno artistico che tieni ancora nel cassetto e che ti piacerebbe realizzare prima o poi?
«L’ho detto praticamente a tutti coloro che mi hanno intervistato: “Fortunatamente il sogno lo sto vivendo e già questo è estremamente appagante”».

Dovendo scegliere, preferiresti cantare sul palco del Festival di Sanremo o esibirti al Teatro alla Scala? E perché?
Alla Scala ho già cantato, al Festival di Sanremo no. Quando magari sarò stato anche al Festival potrò eventualmente esprimere una preferenza, ma al momento mi sento molto lontano dalla tv e, diciamocelo francamente, Sono luoghi che rappresentano aree artistiche troppo diverse per anche solo metterli nella stessa domanda».

Un concerto al Teatro Carani: è un’idea che ti affascina? Che tipo di serata immagini in un luogo così?
«Al teatro Carani, ho fatto tantissimi concerti fin da ragazzo. E’ un luogo che conosco molto bene e quando si presenta l’occasione, in mezzo alla miriade d’impegni che ho, mi fa piacere cantarci».

Su Corrado Corradi

Redattore e Fotografo

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