A tu per tu con Mattia Marcucci

Viterbium, la caccia al tesoro, è la migliore web serie italiana al Digital Media Fest, il festival ideato e diretto da Janet De Nardis. Abbiamo intervistato Mattia Marcucci ideatore insieme a Chiara Bonome dell’opera.

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo a Mattia Marcucci. Come nasce l’idea di Viterbium?

Siamo stati invitatati a parlare de “La Festa Triste” dal Professor Giacomo Nencioni all’Università degli Studi della Tuscia. Durante la lezione ci è stato chiesto se si potesse, secondo noi, sfruttare la Game Series per la promozione territoriale. Io e Chiara Bonome ci siamo guardati per un attimo e abbiamo risposto all’unisono: “Certo!” In realtà, non avevamo idea di come si potesse fare in modo innovativo, ma in breve tempo è arrivata l’idea giusta: bisognava far fare un salto alla serialità interattiva, osando ancora di più. Poco dopo, è nata “Viterbium”, una serie a scelte che utilizza diversi linguaggi audiovisivi: la fiction, il documentario, il quiz a premi, la pubblicità e, ovviamente, il videogioco. Il professor Nencioni ne è rimasto entusiasta e così siamo partiti, con l’appoggio dell’Università.

Come con “La Festa Triste” anche “Viterbium” è una “Game Series”. Perché la scelta di questo genere?

“La Festa Triste” è stata realizzata per promuovere uno spettacolo teatrale, “Viterbium” un territorio. Pensiamo che il modo migliore per coinvolgere il pubblico sia farlo interagire: il web è azione, dinamicità e abbiamo visto la Game Series come un modo per esprimere la vera essenza dell’audiovisivo digitale.
Lavoriamo in teatro, abbiamo fatto cortometraggi e film canonici nel corso delle nostre brevi carriere, non disdegniamo i linguaggi classici, anzi, ma sul web, soprattutto quando si tratta di promozione, la nostra scelta naturale ricade sulla Game Series.

Quanto sono importanti eventi come il Digital Media Fest per promuovere il lavoro di voi Creativi?

Molto. L’audiovisivo digitale è il re incontrastato del nuovo decennio e avrà sempre più peso: si pensi a quanti film ormai non passano neanche più per i cinema. Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione e il lavoro dei festival del web come il Digital Media Fest è fondamentale per far emergere nuove forme di creatività e gettare le fondamenta di una cultura digitale che abbracci il cambiamento.

Il ciak di Viterbium

Con il premio vinto avete già idea di cosa produrrete?

Ora è in uscita il nostro prossimo lavoro, il cortometraggio distopico “Come i Dannati Pesci Rossi”, e questa estate abbiamo ultimato le riprese di “Viterbium – Spin Off”, una bella follia che parte dalla puntata pilota di “Viterbium – La Caccia al Tesoro”, ma che allarga il mondo con lo stile del finto documentario (mockumentary). Ci vorrà un po’ a farlo uscire perché sono quattordici puntate, tredici documentari, tredici quiz e tredici pubblicità, tutte collegate con la formula della Game Series: un lavoro mastodontico, cinque volte più lungò de “La Festa Triste”, fatto con l’aiuto di sponsor e sostenitori privati che hanno partecipato a un crowdfunding andato a buon fine lo scorso anno.
Ho fatto questa premessa per dire che abbiamo già molta carne al fuoco e non era prevista l’apertura di un altro set a breve, ma questo premio ci spingerà sicuramente a non fermarci: magari è arrivato il momento di un lungometraggio.

In questi anni ti abbiamo visto anche a teatro con testi da te scritti e interpretati, come stai vivendo da “artista” questo periodo di pandemia?

È un periodo terribile per tutti, leggere ogni giorno di tutti quei morti fa male al cuore. Io cerco di pensarci il meno possibile scrivendo, montando e cercando di portare avanti più progetti contemporaneamente, ma non sempre è facile. Come tutti sanno i lavoratori dello spettacolo sono stati enormemente colpiti da questa tragedia. Nel nostro piccolo, come gruppo saremmo dovuti andare in scena al Teatro Nino Manfredi di Ostia con la nostra commedia “L’Opera del Fantasma” dal 10 al 20 novembre, ora avremmo dovuto essere in prova, invece…Come ho detto, non è facile, ma cerchiamo di sfruttare questo periodo sospeso in altro modo: io e Chiara, per esempio, stiamo ultimando un altro testo teatrale ed era dal 2016 che non trovavamo il tempo per farlo.

Cosa ti aspetti per il nuovo anno?

Spero non il sequel del 2020.

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