Parliamo di salute mentale con Federico Russo per Spiraglio Filmfestival

Intervista esclusiva con il Dottor Federico Russo in occasione de “Lo Spiraglio Filmfestival” sulla Salute Mentale.

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Incontriamo oggi lo psichiatra e Psicoterapeuta Federico Russo in occasione della 16a edizione dello Spiraglio Filmfestival della Salute Mentale previsto dal 15 al 18 aprile al Maxxi – Museo nazionale delle arti di Roma.

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, al dottor Federico Russo. Cosa dire su questo festival, Lo Spiraglio, sulla sua valenza e ruolo, dopo ben sedici anni di esistenza?
«Ho fondato questo festival ben sedici anni fa, è vero, perché particolarmente legato alla parte scientifica, e per poter anche parlare di salute mentale attraverso il linguaggio dei film, rompendo uno schema legato a questioni che possano inquietare le persone. Un tema universale, se affiancato all’amato cinema, vista la passione nutrita sin da bambino, in modo da far diventare il tutto utile per l’intera cittadinanza. Si tratta, tra l’altro, di un evento che regala a chi ha tali problematiche, di poter lavorare, mostrando la propria reale utilità, affinché possa aprirsi un nuovo mondo davanti ai loro occhi, una nuova possibilità…».

Un film, o più, in grado di esprimere al meglio la situazione evidenziata dal titolo di questo festival?
«Un film leggero c’è, e il festival lo ha incorporato sin dall’inizio, ed è “Si può fare”, di Giulio Manfredonia, in cui si racconta di alcuni pazienti che riprendono in mano la propria vita. Ne racconta i pregi, i pericoli affrontati e, tra i tanti, potrei citare anche “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e molti altri. In genere il racconto della follia, come dicevo poc’anzi, tende a fare un po’ paura o comunque lascia forti tracce e, a suo modo, il festival vorrebbe alleggerire tutto ciò…».

Quali consensi, di anno in anno, riuscite a raccogliere?
«Questo solitamente dipende da tanti fattori. Abbiamo sempre fatto tanta fatica, purtroppo, a portare i giovani al festival. Proprio oggi, difatti, è uscita un’intervista del nostro premiato, Rocco Papaleo, che parla proprio di questo aspetto, del dover agire come in Francia, in modo da poter riportare i giovani al cinema, a contatto con un fare arte in maniera diretta. Solitamente siamo sempre soddisfatti dei successi raggiunti, delle persone che ci visitano, al di là del nostro essere gratuiti. Un altro discorso si rifà a voi media, visto il nostro essere talvolta in prima linea e in altri contesti, in altri anni, meno attenzionati. Al di là di ciò, siamo al nostro sedicesimo anno, con un’edizione vissuta anche online, e siamo ancora qui… questo vuol dire che il riscontro c’è ed è anche bello forte».

Se di Papaleo si parla, da qualche tempo ci riporta anche ad un bene comune con il suo ultimo film da attore, nonché regista, “Il bene comune”…
«Si, il premiato di quest’anno, rispetto ad altri grandi nomi delle edizioni passate, ci regala anche il suo genio capace da sempre di spaziare nei vari linguaggi dell’arte. Conosciuto maggiormente dopo “Basilicata coast tu coast”, il suo primo film da regista, è realmente arrivato al successo da poco, con dei personaggi incerti, talvolta disorientati e goffi. Sono felice, proprio per questo motivo, che sia con noi, quest’anno».

Cosa non è ancora stato detto di questa nuova edizione?
«Ci sarà un piccolo film di animazione su Gaza, di devastazione della guerra, realizzato animando i disegni realizzati dai bambini siti in un centro proprio caratterizzato da ciò. Vedrete anche dei lungometraggi molto belli, come quello di due sorelle, “Claudia fa brutti sogni” e “Bambini di culla” e tante altre storie di migranti, “Anime violate” e tanto altro. Film piacevoli, con cui si entra in contatto, incontri dedicati alle libere donne e molto di più, senza dimenticare la serata di premiazione con le sue sorprese…».

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