Ines Trocchia

Ines Trocchia: il fascino mediterraneo conquista Hollywood

Dalle passerelle della Campania alle vette di Playboy USA e Vogue: intervista esclusiva alla modella-imprenditrice Ines Trocchia.

Il percorso di Ines Trocchia non è solo una storia di estetica, ma un manifesto di empowerment femminile e determinazione. Partita dalle radici campane, la modella e influencer ha saputo scalare le gerarchie del fashion system internazionale, diventando un volto iconico per testate come Playboy USA, FHM e Vogue Cina. In questa intervista esclusiva, Ines ci racconta come mantenere l’equilibrio tra la pressione dei riflettori di Los Angeles e l’autenticità delle proprie origini. In un mercato globale spesso omologato, Ines Trocchia ha scelto di non snaturarsi. Il suo segreto? Trasformare la cultura del Sud Italia in un simbolo di eleganza naturale.
Il salto nel mercato americano, culminato con la partecipazione al contest di Playboy USA, ha segnato una svolta. Ines sottolinea come oggi la bellezza pura non basti più: serve una personalità magnetica e una visione chiara del proprio brand personale.

Benvenuta Ines Trocchia su “La Gazzetta dello Spettacolo”. Dalle radici campane a Los Angeles: come hai mantenuto la tua identità mediterranea?
«Le mie radici sono sempre state il mio punto di riferimento, qualcosa che non ho mai voluto perdere, nemmeno vivendo in contesti completamente diversi come Los Angeles o altre capitali della moda. Essere cresciuta in Campania, in un ambiente ricco di cultura, tradizione e bellezza autentica, ha influenzato profondamente il mio modo di vedere la moda e, più in generale, la vita. Quello che porto con me ogni giorno è proprio questa idea di eleganza naturale, che non è mai costruita o forzata. Lo stile mediterraneo, e in particolare quello italiano, è fatto di equilibrio: semplicità, qualità, attenzione ai dettagli, ma senza eccessi. È un approccio che si riflette non solo nel modo di vestire, ma anche nell’attitudine, nel modo di muoversi, di comunicare, di stare davanti alla camera. Ovviamente lavorare a livello internazionale richiede una grande capacità di adattamento. Ogni mercato ha le sue dinamiche, le sue richieste, i suoi ritmi. Ma credo che il vero valore stia proprio nel riuscire ad adattarsi senza snaturarsi. Non ho mai cercato di diventare qualcun’altra per integrarmi in questo sistema, piuttosto ho lavorato per portare qualcosa di mio, di riconoscibile. Anche nei momenti più frenetici, cerco sempre di rimanere ancorata ai miei valori, alle mie origini, alle persone che fanno parte della mia vita. Questo mi permette di non perdere equilibrio e di mantenere una coerenza, sia personale che professionale. Alla fine, credo che sia proprio questa autenticità a fare la differenza in un settore dove spesso si rischia di diventare “intercambiabili”».

Cosa ti ha fatta emergere nel contest Playboy USA?
«Credo che oggi, più che mai, la sola estetica non sia sufficiente. In un contesto competitivo come quello di Playboy USA, dove il livello è altissimo, ciò che fa davvero la differenza è la personalità, l’identità e la capacità di comunicare qualcosa di autentico.Nel mio caso, penso che abbiano inciso molto la mia sicurezza, la consapevolezza del mio corpo e il modo in cui vivo la sensualità. Per me non è mai stata qualcosa di costruito o provocatorio fine a sé stesso, ma una forma di espressione, quasi artistica. Ho sempre cercato di trasmettere un messaggio di empowerment, mostrando che si può essere sensuali e allo stesso tempo eleganti, forti e consapevoli. Un altro elemento importante è stato sicuramente il mio percorso. Non arrivo da un successo immediato, ma da anni di lavoro, sacrifici e crescita continua. Questo si riflette anche nel modo in cui affronto ogni progetto: con professionalità, disciplina e rispetto per ciò che faccio. Penso inoltre che abbia giocato un ruolo fondamentale la mia autenticità. Non ho mai cercato di adattarmi a uno standard imposto, ma ho costruito la mia immagine nel tempo, rimanendo coerente con chi sono. In un mondo dove spesso si tende a uniformarsi, essere riconoscibili diventa un valore. Infine, credo che i giudici abbiano percepito questa combinazione di elementi: estetica, certo, ma anche presenza, carattere e una visione chiara di ciò che rappresento. È questo che oggi rende una figura davvero completa nel mondo della moda e dei media».

Cosa hai provato quando hai capito che il sogno stava diventando realtà?
«È stato un momento molto intenso, difficile da spiegare con una sola parola. C’era sicuramente incredulità, perché quando insegui qualcosa per anni, quasi non ti rendi conto di quanto ci sei vicina finché non succede davvero. Allo stesso tempo ho provato una gratitudine enorme, perché ogni traguardo porta con sé il ricordo di tutto il percorso fatto per arrivarci. In quel momento ho ripensato alle mie origini, alla mia città, ai primi passi nel mondo della moda, quando tutto sembrava ancora lontano e incerto. Capire che stavo vivendo qualcosa che per tanto tempo era stato solo un sogno mi ha fatto sentire orgogliosa, ma anche molto consapevole della responsabilità che comporta. Lavorare con professionisti di altissimo livello, come fotografi e team creativi internazionali, non è solo un riconoscimento, ma anche una sfida continua. Ti mette nella posizione di dover dare sempre il massimo, di crescere, di evolvere. Non è un punto di arrivo, ma piuttosto un nuovo inizio. Credo che la cosa più bella sia stata proprio questa: rendermi conto che i sogni non sono qualcosa di irraggiungibile, ma il risultato di costanza, sacrificio e fiducia in se stessi. E allo stesso tempo, capire che ogni traguardo apre nuove possibilità, nuovi obiettivi, nuove versioni di te».

Quanto conta la gestione dello stress mentale nel tuo lavoro?
«Conta tantissimo, ed è un aspetto che spesso viene sottovalutato da chi guarda questo mondo dall’esterno. Si pensa che il lavoro della modella sia solo estetica, ma in realtà richiede una grande forza mentale, capacità di adattamento e resistenza allo stress. Ci sono giornate molto lunghe, shooting che durano ore, ritmi intensi, viaggi continui, cambi di fuso orario e anche situazioni in cui devi performare al massimo indipendentemente da come ti senti. In questi contesti, la disciplina non è solo fisica, ma soprattutto mentale. Ho imparato nel tempo che è fondamentale costruire un equilibrio. Per me significa prendermi cura di me stessa non solo attraverso allenamento e alimentazione, ma anche con momenti di pausa, con attività che mi aiutano a riconnettermi, come lo yoga o la meditazione. Un altro aspetto importante è la gestione della pressione. In questo settore sei spesso esposta al giudizio, e se non hai una base solida rischi di perdere il tuo centro. Per questo cerco sempre di rimanere ancorata ai miei valori, alle mie radici, e di non farmi definire esclusivamente da quello che faccio. Credo che la vera disciplina sia proprio questa: riuscire a dare il massimo nel lavoro senza perdere equilibrio personale. Perché alla fine, la performance migliore nasce quando stai bene con te stessa, non quando ti spingi oltre i tuoi limiti senza ascoltarti».

Come costruisci una routine di cura del corpo che non sia un’imposizione?
«Per me tutto parte dal modo in cui scegli di vedere il tuo corpo. Se lo vivi come qualcosa da controllare o correggere, ogni routine diventa automaticamente un obbligo. Quando invece inizi a considerarlo come qualcosa da rispettare e valorizzare, cambia completamente il rapporto che hai con la cura di te stessa. La mia routine non è mai stata rigida o imposta, ma costruita nel tempo ascoltando i miei bisogni. Ho imparato molto anche dalla mia famiglia, dove la cura personale è sempre stata vista come un gesto naturale, quasi un rituale quotidiano fatto di piccoli gesti: idratazione, attenzione alla pelle, protezione dal sole, equilibrio nello stile di vita. Oggi cerco di mantenere questo approccio. La skincare, ad esempio, non è solo estetica, ma un momento in cui mi prendo del tempo per me. Lo stesso vale per l’alimentazione, il riposo, l’allenamento: tutto deve contribuire a un benessere generale, non a una pressione costante. Un altro aspetto fondamentale è la costanza, ma intesa nel modo giusto. Non significa perfezione ogni giorno, ma continuità nel tempo. Ci saranno sempre giorni in cui fai di più e altri in cui fai meno, ed è normale così. L’importante è non perdere l’equilibrio».

Quanto è importante il movimento consapevole?
«Per me il movimento è prima di tutto una connessione con il mio corpo, non solo uno strumento per raggiungere un obiettivo estetico. Ho provato anche allenamenti più intensi e strutturati, che sicuramente possono essere utili, ma ho capito che ciò che funziona davvero nel lungo periodo è un approccio più equilibrato e consapevole.Integro diverse attività nella mia routine: camminate, allenamento con i pesi, danza. Ognuna di queste mi dà qualcosa di diverso, sia a livello fisico che mentale. Camminare, ad esempio, mi aiuta a liberare la mente; i pesi mi danno forza e struttura; il ballo mi permette di esprimermi e divertirmi.Il concetto di “movimento consapevole” per me significa proprio questo: non allenarsi in modo automatico o forzato, ma essere presente in ciò che si sta facendo, ascoltare il proprio corpo e rispettarne i tempi. Ci sono momenti in cui hai più energia e puoi spingerti di più, e altri in cui è giusto rallentare».

Alimentazione senza ossessioni: come trovi equilibrio?
«L’equilibrio per me nasce proprio dal non vivere l’alimentazione come una restrizione, ma come una forma di cura. Ho imparato nel tempo che quando si entra in una mentalità troppo rigida, si perde non solo il piacere del cibo, ma anche la serenità mentale. E questo, alla lunga, si riflette anche sul corpo. Cerco di seguire uno stile di vita bilanciato, in cui c’è spazio sia per scelte sane che per momenti più indulgenti. Non credo nelle diete estreme o nei sacrifici continui, ma in un approccio consapevole: ascoltare il proprio corpo, capire di cosa ha bisogno e adattarsi alle diverse situazioni. Anche perché il mio lavoro richiede una certa forma fisica, ma non può diventare una pressione costante. Per me il vero segreto è questo: non demonizzare nulla. Posso mangiare in modo molto pulito durante la settimana e poi concedermi una cena fuori senza sensi di colpa. Questo mi permette di mantenere un equilibrio reale, sostenibile nel tempo. Credo che oggi il vero lusso non sia avere il controllo assoluto, ma avere libertà senza perdere equilibrio».

Come passi da FHM USA a Vogue Cina mantenendo coerenza?
«La chiave per me è sempre stata la consapevolezza della mia identità. Ogni progetto ha un linguaggio visivo diverso, ma io non lo vedo come un cambiamento, piuttosto come una modulazione della stessa persona. Quando lavoro su una cover più sensuale, come FHM o Playboy, entro in una dimensione più magnetica, più diretta, dove il corpo diventa uno strumento espressivo forte. Ma non è mai qualcosa di costruito: è semplicemente un lato di me che viene enfatizzato. Allo stesso modo, quando lavoro con realtà come Vogue, entro in un registro più editoriale, più sofisticato, dove l’attenzione si sposta sui dettagli, sulla postura, sull’attitudine. In entrambi i casi, ciò che rimane costante è l’autenticità. Non interpreto personaggi completamente diversi, ma esprimo sfumature diverse della mia personalità. Credo che oggi la vera forza di una modella sia proprio questa: la versatilità senza perdita di identità. E poi c’è un altro aspetto importante: vedere la moda come storytelling. Ogni shooting è una storia diversa, e il mio ruolo è dare vita a quella storia senza perdere la mia firma. È questo equilibrio che mi permette di muovermi tra mondi apparentemente opposti restando coerente».

Qual è la tua prossima frontiera?
«Sento che la mia prossima frontiera va oltre la moda intesa in senso tradizionale. La moda rimarrà sempre una parte fondamentale del mio percorso, ma oggi ho il desiderio di costruire qualcosa che abbia un impatto più ampio e duraturo.
Per questo sto investendo molto nella mia parte imprenditoriale e creativa, in particolare con Heaven Digital. L’idea è quella di creare contenuti che uniscano estetica, storytelling e innovazione, andando oltre il semplice “immagine”. Voglio sviluppare progetti che possano vivere su più piattaforme, che abbiano una narrativa e che possano coinvolgere il pubblico in modo più profondo. Allo stesso tempo, mi interessa molto il mondo dei media, della comunicazione e della produzione. Mi piacerebbe esplorare ruoli nuovi, mettermi alla prova anche dietro le quinte, costruendo progetti da zero e collaborando con talenti internazionali. A livello personale, il mio obiettivo è continuare a evolvermi senza perdere autenticità. Non inseguo solo risultati, ma esperienze che mi permettano di crescere. Il vero traguardo, per me, è lasciare un’impronta: qualcosa che non sia solo estetico, ma che trasmetta un messaggio di libertà, consapevolezza e identità. Credo che oggi il vero successo sia questo: non limitarsi a essere parte di un sistema, ma contribuire a ridefinirlo».

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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