Claudio Castrogiovanni: vi racconto il mio Premio Troisi

Incontriamo Claudio Castrogiovanni, attore, che nella bellissima isola di Salina, ha ricevuto il Premio Troisi 2021. Un riconoscimento che lo rende felice, lo gratifica molto, e lo riporta con la mente al compianto Massimo, da tutti noi indimenticato.

Claudio Castrogiovanni riceve il Premio Troisi 2021
Claudio Castrogiovanni riceve il Premio Troisi 2021

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo a Claudio Castrogiovanni. Come stai?

Sto bene, seppure questo periodo abbia scombussolato le nostre vite. Personalmente, penso di essere un privilegiato, nell’aver avuto il piacere di poter continuare a portare avanti la mia professione. Sono solidale con i miei colleghi, con coloro che, da un anno e mezzo, sono fermi, specie per quanto riguarda l’ambito legato al teatro.

L’ultimo anno e mezzo è stato critico, difficile da affrontare. Quali consapevolezze ha apportato al tuo vissuto?

Porto con me un bagaglio creativo enorme. Questa situazione, inevitabilmente, ti pone dinanzi a due scelte: lasciarsi sopraffare, oppure approfondire, grazie all’ausilio della tecnologia, ciò che riguarda la propria professione. Credo di essere cresciuto tanto come attore, in questo ultimo anno, insieme alla possibilità di poter insegnare, da anni, in una scuola di recitazione. Tutto ciò contribuisce a nutrire la mia persona.

Hai appena ricevuto il Premio Troisi. Quali sono le sensazioni del momento?

Il solo pensiero di poter associare il mio nome a quello di Massimo Troisi, oggi come ieri, fa sì che le mie gambe possano tremare. Ricordo quando ero ragazzo e, con il mio migliore amico, andavo a vedere i suoi film. Mi addolora pensare che avrebbe potuto regalarci delle perle inimmaginabili, ancora oggi. Sono onorato di ciò, di avere questo premio dinanzi a me, anche in questo momento. È un qualcosa di forte, di potente, che regala maggiore energia.

Il tuo debutto teatrale avvenne nel 1995, con “Jesus Christ Superstar”. Cosa rappresenta per te, tutt’oggi, il teatro?

Il teatro non è mai lontano dai miei pensieri. È un magnifico luogo di aggregazione, di condivisione di principi etici e di valori importanti. Spero possa tornare ad essere il nostro mantra, come o forse più di un tempo. Abbiamo bisogno di stare insieme, di nutrirci l’uno dell’altro.

Il tuo curriculum è pregno di lavori importanti: Il Capo dei Capi, R.I.S Roma – Delitti Imperfetti, Il Restauratore e molto altro. C’è un ruolo a cui sei particolarmente legato?

Esistono vari periodi della propria carriera e, in quei periodi, ci sono delle linee di demarcazione più nette. Se non ci fosse stato Jesus Christ Superstar non sarei quì, perché è lì che ho compreso di voler fare questo lavoro. Se non ci fosse stato Peter Pan, con il mio Capitan Uncino, non avrei esplorato quel versante comico per cui sento di essere consono. È poi arrivato Il Capo dei Capi, che posso definire la mia prima, vera, esperienza televisiva, ed ha generato la mia carriera fino ad oggi. Attualmente, ho appena terminato le riprese di un film per Raiuno, che andrà in onda la prossima stagione. Vivo un ruolo completamente differente dai personaggi che ho interpretato sino ad ora.

Esiste un ruolo che non hai ancora avuto modo di impersonare?

Il teatro e la televisione mi hanno spesso permesso di spaziare. Quindi no, direi che ho vissuto molte vite. Avrei piacere di esplorare la variante vulnerabilità. Sai, da giovani si ha spesso voglia di apparire forti, oggi, alla mia età, penso di essere pronto ad affrontare un ruolo del genere.

Sappiamo che, da anni, insegni recitazione. Quanto è importante questo aspetto?

È di certo un aspetto dominante della mia carriera. Un percorso che mi ha permesso di apprendere molte cose, cercando di condividerle, intravedendo così, negli allievi, quelle possibilità e caratteristiche che loro non riescono ancora a far venire fuori. Sono un amico, non un maestro, che condivide con loro ciò che, tempo fa, ha appreso. Lo studio e la formazione sono fondamentali, in ogni campo, specie nella recitazione. L’accettazione dei propri difetti, delle proprie debolezze, è un punto di partenza fondamentale per cominciare a recitare.

A proposito di insegnamenti, quali dei tanti, ricevuti durante i tuoi iniziali studi, porti ancora con te?

Ho avuto la fortuna di incontrare dei grandi maestri. Porto con me una miriade di piccole perle che ognuno di loro mi ha regalato. Ho avuto maestri russi, americani, una insegnante italo-francese. Ognuno di loro ha lasciato in me qualcosa. Dico spesso ai miei ragazzi che non esiste un metodo preciso per approcciare un nuovo personaggio, una determinata scena. Esiste l’esperienza, condivisa con ogni maestro.

Cosa prevede il tuo futuro artistico?

Ho appena finito di girare il film di cui vi parlavo prima, per Raiuno, “Sempre sorelle”, per la regia di Andrea Porporati, con Donatella Finocchiaro e Anita Caprioli. Sono, inoltre, quasi al culmine della lavorazione di un remake di una serie Netflix, “Destini in fiamme”, in onda su Canale 5. Vivo un periodo felice. Ho avuto modo di approfondire la conoscenza di Sergio Rubini ed ho scoperto un poeta meraviglioso. Porto con me, da questo lavoro, tante esperienze umane, tanti bei ricordi.

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