Stanza 302 - Pina della Rossa

La stanza 302, di Pina della Rossa

Stanza 302 - Pina della Rossa

Domenica 8 novembre alle ore 16.00 si inaugurerà l’evento presso l’Art Hotel Gran Paradiso di Sorrento “100³: 100anni, 100stanze, 100artisti” – 2015, l’artista Pina Della  Rossa presenta la sua “Stanza 302”, esponendo opere fotografiche selezionate appositamente per l’evento curato da Maria Colonna. L’artista, che vanta una ricerca iniziata negli anni ottanta, presenta lavori in cui è evidente la volontà di riportare il colore nella fotografia. L’Art Hotel Gran Paradiso è un hotel a 4 stelle a Sorrento, posizionato in collina: dalle terrazze lo sguardo abbraccia in un solo colpo d’occhio tutta la penisola Sorrentina e il Golfo di Napoli.

Le 100 camere dell’Art Hotel Gran Paradiso sono arredate con semplicità, funzionalità e stile; creano un’atmosfera fresca e rilassante, caratteristiche di fondamentale importanza per un soggiorno gradevole. L’Art Hotel Gran Paradiso è sede di grandi opere d’arte moderna, tutte collezionate nel corso degli anni da Mario Colonna, proprietario dell’hotel ed appassionato di arte. Ogni camera espone un’opera d’arte originale di un artista contemporaneo, partecipante al progetto “Art Hotel”. Marco Di Mauro scrive di Lei: “… L’artista napoletana si orienta verso la dimensione della pittura senza quelle distorsioni o artifici elaborativi che insidiano l’oggettività dell’immagine, ma attraverso la rugosità delle superfici cosparse di filamenti vegetali appena rilevati, che visivamente richiamano le spatolate di colore. L’artista, in sostanza, conferisce alla fotografia un effetto rilievo di matrice pittorica, che rende visibile e concreto il suo percorso di formazione: da una creazione mentale, intrisa di valori emotivi, alla sua traduzione fotografica, ove le componenti emotive sono sublimate da un marcato pittoricismo che aiuta la fantasia a svincolarsi dalla fisicità del realismo fotografico. L’immagine, dunque, si emancipa dalla scientificità dell’applicazione fotografica per accogliere stimoli di natura extra-sensoriale …”. Mario Franco scrive, tra l’altro, “… le fotografie di Pina Della Rossa: immagini di dettagli, appunto, immagini pittoriche, metaforiche, sintetiche, scattate in solitudine, guardandosi intorno con occhio ispirato e partecipe. Immagini nelle quali, a dispetto della laconicità (pittorica o analitica, è tutto da scoprire), si ricrea, come a teatro, una messa in scena dove gioco e disagio, turbamento e magia, irretiscono lo spettatore. Rami fitti e scarni, dove raramente spunta un fiore, fantasmi giornalieri del panorama periferico: una realtà che si rivela un incubo, un paesaggio lucido e angoscioso. Pittura e fotografia: dialogo intenso tra due mezzi di rappresentazione, mettendo così in relazione linguaggi diversi all’interno della stessa immagine …”.

Nell fotografia di Pina Della Rossa, come scrive Alessandra Pacelli, “… lo sguardo del fotografo viaggia nella macchina del tempo, fruga nel passato tra polveri e fantasmi da trasportare nell’attualità. E nelle immagini di Pina Della Rossa ecco infatti improvvise apparizioni, impronte, orme. Ma anche segni pittorici, composizioni architettoniche, profili che emergono dalle muffe di un muro scrostato, dalle ragnatele intessute di rami secchi, dalle ruggini di inferriate che cingono terre senza nome o finestre sprofondate nel buio, dalle crepe nel legno di porte ostinatamente serrate, forse chiuse su memorie passate, ricordi lacerati, parole senza appello …” Assunta Pagliuca, scrive “… è una fotografia che sa narrare la ricerca del sé … L’artista, Pina Della Rossa, libera la propria soggettività, con accenti emozionali in una prospettiva intima …. L’abile tecnica fotografica costruisce suggestive evocazioni stilistiche, rischiarate da una luce che crea una profondità essenziale. Nel gioco di colore e prospettiva, nella ricerca di elementi informali, il fotografico si contamina al pittorico in un artificio riflesso nella rugosità delle superfici e degli elementi e nelle macchie di colore che creano forti note espressive“. Federico Carlo Simonelli scrive ”… L’artista intraprende un viaggio nel microcosmo che scorre rasente i muri, cogliendone tutti i possibili stimoli emotivi e percettivi.

L’iniziale dualismo tra mondo artificiale e naturale si scompone in altre associazioni, sempre più trasversali e profonde: fibre vegetali e minerali si fondono con i cromatismi  dell’ossidazione e delle muffe; rami, fronde e raggi di sole si proiettano sulle trame  cangianti del cemento e della lamiera. Si giunge così a un altro confine percorso  dall’artista: il confine formale tra fotografia e pittura. L’artista esplora la confusione degli  elementi alla ricerca del giusto accordo tra luci e forme; l’obbiettivo fluttua su un disordine  apparente finché non trova coerenza; lo scatto cristallizza autentiche composizioni astratte. Quest’unione tra fotografia e pittura è il risultato di un percorso professionale fatto di capitoli differenti e complementari. Circondata dall’arte fin dall’infanzia, Pina Della Rossa ha saputo fondere la sua vocazione pittorica alle intuizioni del proprio maestro Mimmo Jodice. Il suo scatto non è che un mezzo per comunicare una sensibilità compositiva, lirica, informale. L’artista scatta soltanto davanti a un’entropia che le è congeniale. Sulle orme di Anselm Kiefer, le forme naturali creano un affresco onirico capace di suggerire visioni. Al tempo stesso, l’esplorazione tattile delle ruvidità del cemento e della ruggine comunicano la stessa sensazione plastica dei sacchi di Burri. … ”

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