Tra social, piazze e tradizioni, Sibylla Martina restituisce empatia e serietà a un’antica professione, superando pregiudizi e diffidenze.
Negli ultimi anni una tenda viola ha attraversato piazze, eventi e fiere di tutta Italia, diventando il punto di riferimento per chi desidera approcciarsi al mondo esoterico con una prospettiva diversa. Dietro questo simbolo c’è Sibylla Martina, che ha scelto di raccontarsi senza maschere o finzioni, mettendoci il proprio volto, il proprio nome e un’autenticità che spazia dai canali digitali agli incontri dal vivo. In un settore da sempre accompagnato da diffidenze, pregiudizi e rappresentazioni mediatiche spesso sopra le righe, Sibylla si racconta alla nostra redazione con un linguaggio spontaneo, umano e vicino alle persone.
In questa intervista ci siamo fatti raccontare il suo percorso, il rapporto con il pubblico e la sua missione: cambiare lo sguardo su una professione spesso fraintesa, restituendole la discrezione, l’ascolto e dignità.
Sibylla Martina benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Cosa pensi della spettacolarizzazione della tua professione sul web e in particolare sui social?
«Credo che i social abbiano avuto un grande merito: hanno reso la dottrina accessibile a persone che forse non si sarebbero mai avvicinate a questo mondo. Allo stesso tempo, però, la ricerca continua di visualizzazioni ha portato spesso a trasformarlo in puro intrattenimento, con promesse irrealistiche e contenuti pensati più per stupire che per informare. Io penso che si possa comunicare anche attraverso i social, ma senza perdere il rispetto per chi si rivolge a noi. Dietro a tutto c’è una persona con emozioni, dubbi e fragilità, e questo non dovrebbe mai essere dimenticato. Cerco sempre di trovare un equilibrio tra divulgazione, contenuti coinvolgenti e responsabilità».
Come mai hai scelto di intraprendere un progetto itinerante con la “Tenda Viola”?
«La Tenda Viola nasce dal desiderio di riportare il contatto umano al centro del mio lavoro. Oggi siamo abituati a vivere tutto attraverso uno schermo, mentre io volevo incontrare le persone nelle piazze, ascoltare le loro storie e creare uno spazio in cui potessero sentirsi accolte. La tenda è diventata un simbolo: chi entra non trova soltanto una professionista delle carte, ma un luogo dove fermarsi, raccontarsi e vivere un’esperienza. Ogni città mi regala incontri diversi e questo rende il progetto unico. È un modo per dimostrare che il tutto può essere anche dialogo, ascolto e condivisione. Naturalmente non tutti hanno la possibilità di raggiungermi sotto la Tenda Viola e così, grazie alla tecnologia, riesco a ricreare la stessa atmosfera di ascolto e vicinanza».
Come i social hanno cambiato il tuo lavoro?
«I social hanno completamente trasformato il mio modo di lavorare. Mi hanno permesso di raggiungere persone da tutta Italia, ma il cambiamento più importante è stato il poter raccontare direttamente chi sono, senza che siano gli stereotipi a farlo al posto mio. Attraverso i miei contenuti mostro il mio lavoro, rispondo alle curiosità delle persone e provo a costruire un’immagine della cultura esoterica più autentica e vicina alla realtà».
Come credi che si evolverà questo mondo?
«Credo che in futuro ci si allontanerà sempre più dall’immagine tradizionale e sempre più orientato alla comunicazione e al rapporto con le persone. Chi saprà unire competenza, etica e capacità di raccontarsi avrà la possibilità di costruire un rapporto di fiducia duraturo. Personalmente continuerò a sviluppare progetti come la Tenda Viola, nuovi format dedicati all’ascolto e ai social, senza rinunciare alla dimensione umana che considero il vero cuore del mio lavoro. Il mio obiettivo è contribuire a far conoscere questo mondo con maggiore trasparenza e aiutare le persone a guardarlo con meno pregiudizi e più curiosità».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz