Perchè Sanremo è Sanremo!

L'Ariston del Sanremo 2020

Un salto nell’aria del Festival di Sanremo 2026, che noi del quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, come sempre seguiamo live.

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Manca poco meno di una settimana all’avvio della più discussa e criticata kermesse canora nazionale; molti a dichiarare che non lo guarderanno e altri che si dicono indifferenti. Ma chissà perché, fa il pieno di ascolti.

La 76esima edizione del Festival della Canzone italiana

Erano gli anni ’50 in un’Italia che profumava di brillantina e sogni di ricostruzione, incollata al bianco e nero di un unico canale, cercando tra le note quella leggerezza che la guerra aveva portato via.

Da quelle prime note, il Festival ha cambiato pelle mille volte. Il sipario sulla 76esima edizione vedrà 30 Artisti in gara e 4 Nuove Proposte.

Quest’anno i partecipanti saranno trenta, qualche nome storico tra cui citiamo: Patty Pravo, Raf, Sal Da Vinci, Arisa, Malika Ayane, Serena Brancale, Leo Gassman, Michele Bravi, Francesco Renga, Ermal Meta, Fedez e Marco Masini.

A questi si aggiungono nomi di cantanti ancora poco conosciuti ai molti e qualche figlio d’arte, tra cui quest’anno oltre a Leo Gassman si aggiungono Tredici Pietro e LDA (al secolo Luca D’Alessio), il primo è l’ultimo genito di Gianni Morandi e il secondo è il figlio di Gigi D’Alessio.

Sull’argomento “Figli d’arte” di inchiostro se n’è consumato parecchio nel corso degli anni; purtroppo in molti settori e principalmente in quelli in cui si ha maggiore visibilità, il pregiudizio sui figli di personaggi noti è un cliché che per quel che mi riguarda, risulta stantio e ripetitivo.

Ogni persona che si approccia alla musica, in questo caso, non andrebbe mai paragonata ai propri genitori di cui, fino a prova contraria, ne condivide il patrimonio genetico e il cognome, l’estro, il talento e le capacità non sono cumulabili in essi!

Laura Pausini affiancherà Carlo Conti per tutte le serate

Il presentatore della serata sarà Carlo Conti, come lo scorso anno; questa sarà la sua quinta conduzione. Ad affiancarlo per tutte e quattro le serate ci sarà l’artista italiana e internazionale Laura Pausini che proprio il Festival di Sanremo (condotto da Pippo Baudo) ha lanciato nel panorama musicale. Ad accompagnare i due conduttori ci saranno: Can Yaman, Achille Lauro e Lillo e Irina Shayk.

Ospiti d’eccezione

Tra gli ospiti di questa imminente edizione ci saranno: Tiziano Ferro; Eros Ramazzotti e Alicia Keys, Andrea Bocelli e Max Pezzali.

Assenze commemorative

Nulla togliendo agli ospiti presenti, come ogni anno esistono delle “assenze che si fanno presenza”. Mi riferisco a coloro che, dagli esordi di questa gara canora hanno dato se stessi. Quasi fondando il loro esistere a kermesse proprio come Il Festival di Sanremo. Tra questi nomi ce ne sarebbero parecchi da fare, ma in queste settimane si è levata la voce su uno tra i tanti che, proprio durante lo svolgersi dell’ultima serata canora ne fu annunciata la sua scomparsa.

Era il 1987…

Trentanove anni fa sul palco dell’Ariston, era ilsette febbraio del 1987. Toccò a Pippo Baudo darne il triste annuncio. I tempi cambiano, questo è vero, ma con essi il ricordo di un artista come Claudio Villa non dovrebbe passare.

L’Eredità del Reuccio: oltre il rumore, la voce

Così da tutti chiamato, Claudio Villa “il reuccio della Canzone italiana”, era un uomo sanguigno, certamente non facilmente “addomesticabile”, ma era lui l’artista che portava avanti il belcanto italiano nel mondo e che vinse quattro edizioni del Festival.

In questo clima di celebrazione, spicca il gesto unitario dei figli dell’artista che, superando ogni distinzione, hanno approvato l’immagine per il francobollo commemorativo nel centenario della sua nascita. Sarebbe un atto di estrema eleganza se anche l’Ariston , quel palco che lo ha visto trionfare e talvolta scontrarsi per le sue opinioni schiette, scegliesse di onorarlo.

In definitiva, Sanremo è lo specchio di ciò che siamo: un popolo che rinnega i propri miti per poi cercarli, con nostalgia, tra le pieghe di una canzone. Onorare il passato non è un atto di polvere, ma di giustizia. Perché se il sipario del 76esimo festival sta per alzarsi , è solo perché qualcuno, prima di noi, ha insegnato a questa nazione a non smettere mai di cantare.

Sanremo non ha bisogno di altri cliché, ha bisogno anche di memoria. Per non rischiare di diventare un rumore di fondo in un’Italia che ha sempre meno voglia di ascoltare davvero.

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