Il Principe De Curtis, in arte Totò ed i suoi modi di dire
Tutti in modo più o meno casuale ripetiamo parole e modi di dire che furono pronunciati da Antonio De Curtis, per tutti Totò.
Per ricordare Antonio De Curtis (Totò), non serve una ricorrenza specifica. Chi ha introdotto una visione differente e ha dato nuove prospettive artistiche e di vita, non smette mai di essere ricordato!
Ci sono persone che vengono al mondo per vivere e migliorare la propria vita e altri che offrono una prospettiva migliore agli altri, iscrivendosi nel libro dell’immortalità.
Così è stato, è e sarà per Antonio Griffo Focas Flavio Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio, meglio noto a tutti con lo pseudonimo di Totò.
Nato il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità di Napoli, in via Santa Maria Antesæcula, Totò non visse un’infanzia tranquilla, ma fatta di privazioni sia economiche che di un padre, che solo da adulto riconobbe.
La madre avrebbe preferito vederlo prete anziché un attore. Ma il destino aveva previsto diversamente dai programmi materni.
Dire che lui fosse un attore comico è come dire che il tiramisù è semplicemente un dolce!
Totò è stato anche un commediografo, poeta, paroliere, sceneggiatore e filantropo italiano.
Penso che, quest’ultima attività fosse quella che serbava nel suo cuore come la più elevata della sua vita.
“ Chi è avaro di soldi è avaro pure di sentimenti” (Totò alla moglie Diana Rogliani).
Innumerevoli sono stati i suoi atti di beneficenza ai più bisognosi. Tante le testimonianze dei suoi colleghi, che riferivano che Totò elargiva mance ai lavoratori e non mancava mai di rispondere a tutte le richieste di aiuto che gli arrivavano al suo indirizzo.
Aiutò brefotrofi, ospizi e acquistò e modernizzò un vecchio canile L’ospizio dei trovatelli; si parla di più di duecento cani, che lui regolarmente andava a visitare affinché non gli mancasse nulla.
La sua carriera cinematografica e artistica ha lasciato e tramandato alla memoria storica, pellicole che sono diventate negli anni, dei capolavori non solo di comicità e recitazione, ma soprattutto di vita e di filosofia.
Messaggi trasportabili nelle varie dinamiche della vita. Personalmente tanti di loro sono un valido esempio pedagogico, di educazione civica e morale, che molti dovrebbero conoscere, approfondire e far proprie.
Basti pensare ai film Totó e i re di Roma; Siamo uomini o caporali; I due colonnelli ( film della memorabile scena della battuta «Badate colonnello io ho carta bianca…» in cui Totò pronuncia la sua unica parola “colorita”); ma anche Un turco Napoletano; Il medico dei pazzi; Miseria e nobiltà e come non citare Totò a Colori, capolavori di risate e riflessioni.
Totò Peppino e la Malafemmena ( con la celebre scena della lettera, ripetuta ben 23 volte a seguito delle continue risate incontenibili da parte della troupe) e poi c’è un film interamente drammatico Il comandante, che se non conoscete, vi consiglio di vederlo.
Il suo film mai portato a termine fu Il padre di famiglia di Nanni Loy. Totò morì due giorni dopo aver girato la prima scena. Ma quella scena, fu mantenuta nel film dal regista quale omaggio all’attore partenopeo.
Se per il pubblico di allora Totò era amato nei suoi film e come artista, lo stesso non fu per la maggior parte dei critici. Loro non gradivano lo stile surreale dell’attore, più volte ostacolato e censurato. Per poi essere rivalutato ampiamente dopo la morte, come troppo spesso accade.
Questo però non gli ha impedito di risultare ancora oggi uno dei comici italiani piú apprezzati e popolari di sempre.
In pochi sanno che per il film Napoli milionaria, accettò di interpretarlo ma senza compenso.
In segno di quell’ affettuosa amicizia che lo legava ad Eduardo De Filippo.
Inoltre, all’apice del suo successo ricevette una proposta dall’agenzia di New York Ronald Wilford Associates, per uno spettacolo da rappresentare insieme a Maurice Chevalier, Marcel Marceau e Fernandel .
Purtroppo non se ne fece nulla, perché Totò non se la sentì, preferendo rimanere in Italia, lavorando con dei ritmi più “rilassanti” con la cinematografia. Un rifiuto sofferto.
Altrettanto note sono le sue canzoni, di cui Malafemmena è senz’altro la più conosciuta.
Ma personalmente amo Core analfabeta ( la mia preferita al primo posto) cantata da Totò nel film Siamo uomini o caporali , Baciami cantata da Mina e Totò nella trasmissione RAI. Studio Uno e la più divertente Carme’ Carme’ cantata da Nicola Maldacea nel film Un turco napoletano. Ma ne amo anche altre perché, amo la poesia dentro quei testi e nel suo animo.
Totò possedeva anche un animo malinconico che spesso lo portava ai suoi momenti di isolamento.
Un animo che era come un pozzo profondo, fatto di tutte le sue esperienze di vita vissuta, per tanti anni nella miseria e a contatto con le angherie dei caporali incontrati in periodo di guerra.
Lui che riuscì a liberarsi, per certi versi di queste cose, attraverso l’arte della ridicolizzazione.
Con la quale anche il peggiore dei dittatori, veniva caricaturizzato e il pubblico poteva ridere di costui. Perché, come sosteneva Totò “ Il potere odia le risate, se ne sente sminuito”.
Quel 15 aprile del 1967, Napoli e l’Italia furono orfane del loro figlio bizzarro ma autentico.
Ancora una volta fu profetico, perché disse: «Il mio funerale sarà bello assai, perché ci saranno parole, elogi e mi scopriranno un grande attore: perché questo é un bellissimo Paese, in cui però, per venire riconosciuti in qualcosa, bisogna morir» (parole proferite da Totò e citate dalla compagna Franca Faldini) .
Di funerali il Principe della risata ne ebbe tre: il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo proprio nel suo Rione Sanità, per volere di un capoguappo.
Questi alcuni dei motivi per cui io lo amo e tanti ancora oggi lo amano, alcuni lo imitano ma senza arrivarci.
Per lui è e continua ad essere una fonte di ispirazione umana e artistica, ben oltre le parole che ho scritto e i pensieri che affollano la mia mente e che spero possano farlo conoscere a chi non lo conoscesse ancora e amare di più a chi già lo fa.
Perché “Totò si nasce e non si diventa”!
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz
Un commento
Citazione: Tutte le volte che il cinema ha raccontato la burocrazia italiana | La Gazzetta dello Spettacolo