Arianna Mattioli: prendo il buono che la scrittura può regalarmi

Arianna Mattioli. Foto di Sarah Galimberti

È con noi Arianna Mattioli per l’occasione legata al cortometraggio realizzato insieme a Davide Manca, “Quasi”.

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Un racconto felice, più che esaustivo, dell’ultimo progetto, “Quasi”, per l’attrice, per l’occasione anche abile scrittrice, Arianna Mattioli, con noi de La Gazzetta dello Spettacolo per raccontarsi…

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Arianna Mattioli. Da marzo è fuori il tuo ultimo progetto, il cortometraggio “Quasi”, realizzato insieme a Davide Manca. Cosa vi ha portato a dare forma a tutto ciò?
«”Quasi” prende spunto da una vera storia realizzata proprio insieme a Davide, un grande amico, una sera in cui eravamo nel suo locale romano, il The Cineclub, e con noi un altro amico, Nicola Conversa, abile regista. Abbiamo assistito ad una scena, successivamente Nicola ne ha scritto il soggetto, io l’ho sceneggiato e con Davide lo abbiamo girato in una maniera del tutto estemporanea».

Nel cast, per l’occasione, Francesca Inaudi e Giulio Beranek, due abili protagonisti. A cosa devi questa scelta?
«Solitamente faccio riferimento ad un carissimo amico che si occupa proprio dei casting, Stefano Rabbolini. È lui la mia vittima preferita, colui che supporta le mie ansie. Nel caso di Francesca, però, posso dirti che l’ho scelta sin da subito. È una carissima amica ed era da circa dieci anni che ricercavo un progetto in cui poterla finalmente includere e Stefano ha saputo dare conferma a questa mia intuizione. Per il protagonista maschile, invece, abbiamo fatto riferimento a Giulio, che conosco e stimo da anni, per dare così vita a qualcosa che ha tanto, se non tutto, di indipendente ed era quindi necessario avere tutta la disponibilità e complicità possibile. È stato realizzato in una notte, questo corto, dalle cinque del pomeriggio fino alle cinque di mattina. Era, quindi, fondamentale avere con noi persone che fossero come di famiglia…».

Chi è Arianna e quali sensazioni sono legate a questo mestiere, alla vita che hai scelto?
«Wow!! (Sorride) Arianna, per prima cosa, è una mamma che ha ben due bimbi piccoli che, ovviamente, le assorbono tanto tempo, senza però mettere da parte la passione che vivo, la vocazione, perchè è tutto questo, la recitazione, oltre che essere un bellissimo mestiere. Un mestiere che continua a darmi soddisfazione e mi consente di contribuire all’aspetto familiare. Sono dell’idea che una mamma soddisfatta, appagata, possa trasmettere ai propri figli qualcosa di positivo, anche se come donna vivo un momento storico in cui si è ancora molto lontani dall’avere una effettiva parità di genere».

Arianna Mattioli. Foto di Sarah Galimberti
Arianna Mattioli. Foto di Sarah Galimberti

Come si è verificato il passaggio che dall’essere attrice ti ha poi portata a diventare anche scrittrice/autrice?
«È avvenuto in maniera naturale. Ho sempre amato scrivere, l’ho fatto principalmente per il teatro ma, per lo più, devo a mio marito, Lorenzo Lavia, questo effettivo passaggio. È stato proprio lui, ben dieci anni fa, a dirigere il mio primo spettacolo, e ora che è diventato un lavoro vero e proprio, mi piace sempre più anche perché mi consente di poter dedicare del tempo ai miei figli. Recitare mi piace ma, purtroppo, mi porta a dovermi assentare per lunghi periodi da casa… Ho così pensato di allontanarmi da quella vita discontinua che vivono gli attori per poter scrivere da me, un soggetto».

Cosa manca a questo tuo percorso di vita artistico e anche personale, se vogliamo?
«Vorrei fare tantissime cose! Tra le tante, se ci penso bene, mi piacerebbe debuttare con un lungometraggio da regista…».

Viviamo un mondo particolare, caratterizzato da una assurda guerra e, a tal proposito, vorrei chiederti quali valori proverai a trasmettere ai tuoi figli?
«Posso dirti che al momento sono molto spaventata per il futuro dei miei figli. Se di valori si parla, cerco di far capire loro che sono molto fortunati ad essere nati in una ‘parte giusta’ del mondo. Una parte in cui è fondamentale poter apprezzare tutto ciò che hanno, anche il semplice fatto di poter avere un tetto sopra la loro testa. Se guardiamo, invece, alla gestione della vita, posso dirti che mi preoccupa il loro essere nati nell’epoca del digitale, dei videogiochi, in un mondo che va tanto veloce, diversamente da come dovrebbe accadere, da come dovrebbe verificarsi il respiro del diventare grandi. Come possibile, cerco di regalargli una vita al parco, una vita in cui poter apprezzare i libri, limitando sempre più l’utilizzo di altri mezzi».

Quanto sei cambiata da quelli che sono stati i tuoi inizi nell’ambito dello spettacolo?
«Sono cambiata, certo! Provengo da una famiglia di medici, per cui ho dovuto guadagnare tanto di ciò che ho poi ottenuto, mettendo anche dei confini a quel dovere per forza dimostrare qualcosa. Oggi so bene quali siano i miei limiti, anche dovuti alla famiglia, al dare loro il giusto spazio e ho avuto la fortuna di sposare una persona che ha avuto un percorso familiare completamente diverso dal mio. Conoscendo entrambe i mondi, posso dirti che ho imparato a difendermi, così come a prendere soltanto il buono di ciò che questi bellissimi mondi possono darmi».

Altri progetti, al di là di quel film di cui, al momento, non parleremo ancora?
«Sono molto concentrata sulla scrittura, in questo momento. Ci sono stati dei tagli alla cultura importanti che hanno, purtroppo, ristretto tanto l’imbuto, per cui diventa difficile trovare una buona strada percorribile. Mi piacerebbe continuare a scrivere film anche per altre persone, al contempo, per cui sto mettendo sul banco un po’ di cose e spero che a qualcuno possano interessare…».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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