Dal 9 aprile “La salita” sarà al cinema e oggi è con noi uno dei suoi protagonisti, Alfredo Cossu, che si racconta.
Appagato dall’esperienza vissuta sotto la guida di Massimiliano Gallo, “La salita”, incontriamo Alfredo Cossu, un giovane attore pronto a raccontarsi, a poter vivere sempre nuove esperienze.
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Alfredo Cossu. Presto potremo vederti ne “La salita”, un film ad opera di Massimiliano Gallo, in uscita ad aprile. Quali sensazioni a riguardo?
«Sto vivendo un turbinio di emozioni, qualcosa di molto forte. Siamo già stati a Venezia, saremo anche al festival di Bari, e dal 9 aprile finalmente nelle sale. Non capita tutti i giorni di poter lavorare con dei grandi attori, dei veri e propri mestieranti, abilissimi nel teatro. Mi hanno donato tantissimo, dal primo all’ultimo, e potrei citare, oltre lo stesso Massimiliano Gallo, anche Mariano Rigillo, Maurizio Casagrande, Mara Bolignano e tutti gli altri. Non vedo l’ora che il pubblico possa apprezzare ciò che abbiamo creato».
Il set, si sa, diventa spesso ‘famiglia’…
«Esattamente! Si è creata una magia bellissima e tanto dobbiamo a Massimiliano, un vero condottiero, un leader. Anche tra noi ragazzi si è stabilito qualcosa di molto bello, una forte condivisione che ci ha portato ad uscire spesso insieme e, ad accomunarci, con alcuni di loro, oggi c’è anche un’esperienza teatrale fortemente voluta da Alessandro Orrei, noto per la sua partecipazione in Mare Fuori».

Cosa sta portandoti questo mestiere?
«Tanto, specie da un punto di vista legato alla sensibilità. Marlon Brando diceva che l’attore dovrebbe avere la pelle di un rinoceronte e l’animo di una rosa. Ecco, di mio spero che l’animo da rosa non possa mai sparire e lo stesso vale per la situazione teatrale che sto vivendo in questo periodo. Il “chi è di scena” mi piace, mi affascina, anche se è qualcosa di diverso dal cinema. Di certo posso dirti che non dimenticherò mai il mio esordio cinematografico, l’occasione che Massimiliano mi ha regalato, il suo essere una persona dai grandi valori umani. Il giorno dopo Venezia, alle giornate degli autori, nel salutarlo mi ha chiesto di restare con i piedi per terra, di continuare a studiare, ed è qualcosa che porterò per sempre con me».
Quali ruoli vorresti poter ricoprire un domani?
Mi piacerebbe poter ricoprire un ruolo da cattivo. Sarò scontato ma credo che la bellezza dell’interpretare un cattivo sia qualcosa di molto importante per ogni singolo attore. Ho sempre amato Peter Pan, che mi riporta al mio essere ‘fanciullo’, ma non posso nascondere che Capitan Uncino mi affascini ancor più…».
Cosa anticipare ancora sul tuo futuro artistico?
«Nel mio futuro mi auguro possa esserci maggiore spazio per lo spettacolo di cui parlavo poco prima, legato alla guerra… Per il resto, qualcosa in pentola bolle ma preferisco non anticipare nulla. Voglio godere di ciò che ho al momento, grazie a questo bellissimo mestiere».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

