Barbara Sirotti

Barbara Sirotti: convivo con i miei demoni, li porto con me

Recentemente insignita del premio Donna Sapiens, ritroviamo oggi Barbara Sirotti, attrice e sceneggiatrice.

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Incontro con Barbara Sirotti, attrice e sceneggiatrice, recentemente insignita del riconoscimento di ambasciatrice d’onore Donna Sapiens, nella giornata internazionale Contro la Violenza sulle donne.

Ben ritrovata su La Gazzetta dello Spettacolo, Barbara Sirotti. Recentemente ti è stato consegnato il riconoscimento di ambasciatrice d’onore Donna Sapiens, nella giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne. Quali sensazioni a riguardo?
«Sicuramente una profonda gratitudine nei confronti di questa particolare edizione del Premio Donna Sapiens di Gianfranco Gori, svoltasi tra le aule di Montecitorio. Mentre veniva proiettato il corto “Aria”, sentivo un silenzio totale nel pubblico, e una massima attenzione, per poi ricevere i complimenti delle Onorevoli presenti. Ho avuto modo anche di esprimere una particolare attenzione per la promozione di un’educazione sesso-sentimentale nelle scuole che renda le nuove generazioni più consapevoli dei propri sentimenti, per poterli gestire al meglio. Ho voluto sottolineare che la violenza non è di carattere genetico, come qualcuno ha sostenuto, bensì si tratta di un problema culturale e sociale e come tale va trattato con cura e coraggio, proprio nei luoghi in cui i nostri figli sperimentano i primi contatti sociali».

Un tema a te molto caro, quello legato alla violenza sulle donne, testimoniato dai corti che hai realizzato, “Aria” e “Libera”. Quale riscontro a riguardo?
«Un riscontro davvero inaspettato, quello ricevuto con i corti Aria e Libera, regia Brace Beltempo e musiche di Enrico Merlin. Abbiamo vinto più di sessanta, inaspettati, premi nei festival di tutto il mondo, anche in Iran, per poi passare alla Festa del Cinema di Roma, ai due premi vinti a Cannes presso il 7th art award de Le Marchè du Cinema e la presentazione all’Italian Pavillion del Festival di Venezia, dove ho anche provato l’emozione strabiliante del Red Carpet. Per l’occasione indossavo un abito di Eleonora Lastrucci e mi ero scritta sulla mano con il rossetto rosso “stop violence”. Ciò ha rappresentato una sorpresa per me e, naturalmente, anche per i fotografi».

Chi è Barbara, quali consapevolezze hai raggiunto con il passare del tempo?
«A questa bellissima domanda bisognerebbe rispondere ogni giorno, dato che ognuno di noi è in continua evoluzione, in un continuo cammino verso la consapevolezza. Quello che ho imparato è che sono molto più forte delle mie paure e di quanto il giudizio degli altri spesso ci possa far credere. Ho raccolto i miei cocci, sanato le ferite che qualcuno ha anche avuto il cinismo di voler riaprire, e ho capito che bisogna imparare a difendersi, specie quando si è particolarmente deboli. L’aiuto non arriverà mai dagli altri, ma da noi stessi, dalla nostra capacità di impastare il dolore a piene mani e superarlo con dignità».

Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«Ho un progetto decisamente diverso che sto sviluppando con una produzione di Malta. Un sogno davvero grande. Diciamo che, dopo essere sopravvissuta, difficilmente mi fermerò davanti agli ostacoli quotidiani. Qualcuno lo paragona ad una sorta di super potere ma, nel sentire, sorrido dicendo che naturalmente non sono Wonder Woman… e non mi piacerebbe neanche esserlo. Sono semplicemente una donna che ha imparato a vivere coi propri ‘demoni’ e a portarli con sè, come compagni di viaggio verso la consapevolezza».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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