Armonite - Paolo Fosso e Jacopo Bigi. Foto da Ufficio Stampa.
Armonite - Paolo Fosso e Jacopo Bigi. Foto da Ufficio Stampa.

Gli Armonite, arriva And the Stars above

Oggi abbiamo incontrato il tuo formato da Paolo Fosso e Jacopo Bigi, ovvero gli Armonite.

Armonite - Paolo Fosso e Jacopo Bigi. Foto da Ufficio Stampa.
Armonite – Paolo Fosso e Jacopo Bigi. Foto da Ufficio Stampa.

Paolo Fosso e Jacopo Bigi ovvero gli Armonite. Chi sono questi due interessanti musicisti italiani?

Io e Jacopo studiamo musica da quando avevamo 5 anni. Io, dopo i primi anni di pianoforte, mi sono iscritto a Composizione; Jacopo si è specializzato in violino. Abbiamo una formazione classica, ma certo non possiamo definirci “classici”. Già adolescenti suonavamo in alcune band locali i generi più disparati, dai Beatles ai Dream Theater.

Armonite, il vostro nome cosa significa? Come mai questa scelta?

Come l’antracite, Armonite è un materiale, ma fatto di “armonia”.

Armonite è un collettivo chi ne fa parte?

Io e Jacopo in pianta stabile, gli altri musicisti a ruota libera: per il nostro ultimo album And the Stars above sono intervenuti anche Colin Edwin (già Porcupine Tree) e Alberto Fiorani al basso; Corrado Bertonazzi, Emiliano Cava e Jasper Barendregt alla batteria. E, ancora, molti altri professionisti, tra cui il Quartetto Indaco.

Paolo ci puoi raccontare la genesi del disco And the Stars above?

Il disco nasce dall’idea di bellezza applicata a contesti diversi e la costante ricerca dello spirito. Lo spirito è dappertutto, ma bisogna essere disposti a sentirlo. Tutto quel che appare non ci eleva, tutto quel che ci eleva non appare; risiede in fondo e va scoperto. Il titolo rimanda appunto a un senso di ascensione verticale, dalle viscere del mondo agli astri celesti.

Quali sono le sonorità musicali che avete ricercato per And the Stars above?

Il sound dell’album è orientato alla colonna sonora con elementi, spero, di immediata orecchiabilità. Consumiamo kili di musica tutti i giorni, non riusciamo a restare ancorati a un genere solo. In generale, è un album rock ma con rimandi di vario genere, alla colonna sonora e ad atmosfere diverse. C’è qualcosa di indie in questo nuovo lavoro che non abbiamo mai esplorato prima.

Gli Armonite hanno firmato con una etichetta statunitense, la Cleopatra Entertainment. Come vi trovate a lavorare con loro?

La nostra musica strumentale è perfettamente in linea con lo spirito dell’etichetta, specialmente adesso che la Cleopatra si è allargata all’industria cinematografica. Lavorare con la Cleopatra è stato formativo, il team è estremamente competente e porterà gli Armonite al livello successivo.

Secondo te come è cambiato il panorama musicale italiano negli ultimi decenni?

Un tempo la gente usciva di casa e andava nei locali di musica dal vivo; oggi i locali stanno chiudendo e il mercato della musica dal vivo soffre una crisi senza precedenti. La gente preferisce guardare i propri gruppi preferiti su YouTube. Non dico che è un male, è che stanno cambiando i paradigmi. Quel che non deve mancare, però, è il supporto dei fan. Supportate la musica che vi piace: cercate di finanziarla in qualche modo, comprate i brani da scaricare, seguite le band sui social, interagite con loro e magari aiutatele ad organizzare un concerto!

Se gli Armonite potessero collaborare con un musicista, del presente o del passato, chi sceglierebbero?

Magari un solista della chitarra come Plini: è un artista di grande musicalità, prima che un virtuoso.

Prima di lasciarci, raccontateci quali progetti avete in serbo nei prossimi mesi…

Ora sto lavorando a un demo di musiche per film, il mio sogno nel cassetto. A settembre andremo in tour per promuovere l’album. E poi mi rimetterò a comporre per il prossimo lavoro degli Armonite. Con qualche sorpresa in più…!

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