The host

The Host, la recensione

Niccol è entrato nel panorama cinematografico mondiale grazie alla sua più grande qualità: riuscire a rappresentare e a criticare, grazie alla fantascienza, una società futuristica che risulta allo stesso tempo estremamente odierna. Con l’ultimo, snobbato “In Time” è riuscito perfettamente nell’impresa.

The Host

La curiosità era tanta vista l’assegnazione della regia (e della sceneggiatura) di “The Host“: sarebbe stato possibile trarre, finalmente, un’opera cinematografica accettabile da un libro di Stephanie Meyer? Quest’ultima, scrittrice della saga di Twilight, realizzò il libro nel 2008 e ancora oggi i fan del libro sono in attesa di un sequel.

Completamente estraneo al libro mi accingo a vedere il film per l’ottimo trailer e per il nome alla regia: ahimè..
“The Host” ha pochi pregi e tanti, troppi difetti. Partiamo con i pregi: la fotografia è tipica di Niccol con una presenza costante di colori caldi e saturi pronti a mettersi da parte per far spazio al riflesso dell’ombra.

La colonna sonora funziona e riesce ad elevare l’arco finale del film in maniera valida; la traccia principale è un arrangiamento dell’Hallelujah di Jeff Buckley e gli splendidi titoli di coda sono contornati dalla valida “Radioactive” degli Imagine Dragons.
I pregi sono finiti qui.

“The Host” sembra tutto tranne che un film di Niccol perché impregnato di una scialbezza estrema. L’intero prodotto è basato su un clima estremamente fiacco e melenso che ha come perno centrale una “quadrato” d’amore poco sviluppato e abbastanza inutile. E’ un film dove la fantascienza praticamente non esiste e la sceneggiatura risulta scritta veramente male. I buchi nella trama sono parecchi e la superficialità di molti dialoghi e i gesti incompresi di alcuni personaggi bocciano totalmente un film perso in partenza. Registicamente parlando non troviamo l’impronta di Niccol che risulta eccessivamente operaio.

Buona nonostante tutto l’interpretazione di Saoise Ronan ma al di fuori di lei tutti risultano incolore.
Scialbo, lento e mal scritto “The Host” non funziona e quei minimi pregi rimangono persi come lacrime nella pioggia.

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