“Eva Mameli Calvino – La signora dei fiori” alla Festa del Cinema di Roma impersonata dalla nostra ospite di oggi, l’attrice Silvia Salvatori.
Alla Festa del Cinema di Roma, questo 17 ottobre, sarà il momento di Silvia Salvatori, abile attrice, che veste i panni di Eva Mameli Calvino ne, “Eva Mameli Calvino – La signora dei fiori”, un particolarissimo docufilm.
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Silvia Salvatori. Il 17 ottobre potremo applaudirti all’interno della Festa del Cinema di Roma ne “Eva Mameli Calvino – La signora dei fiori”, un progetto che si avvale della regia di Alessandra Usai, co-produzione di Nical Films e Luce Cinecittà. Cosa anticipare su questa esperienza, sul fatto che il docufilm è stato selezionato per essere presentato in anteprima mondiale?
«Posso anticipare che si tratta di un docufilm di settantacinque minuti, qualcosa di molto generoso, come lo è la donna di cui parliamo, realizzato proprio a centoquarant’anni dalla sua nascita. Un docufilm, come dicevamo poc’anzi, con una ricostruzione storica che mi vede felicemente protagonista ed interviste preziose, al suo interno, materiale d’archivio concesso, in parte, dalla famiglia Calvino, e una grande animazione a corredare il tutto. Ho collaborato con una troupe che ha coinvolto ventinove professionisti sardi, il cinquantacinque per cento donne, e tengo ad ammettere, a tal proposito, il mio amore per le donne sarde, per la loro solidità. Lo stesso vale per la regista, Alessandra Usai, capace di restituire alla Mameli un’identità che va oltre l’essere stata la madre di Italo Calvino. Lei è stata una vera e propria botanica, una ricercatrice, e una pioniera dell’emancipazione femminile. Fu la prima donna a dirigere l’orto botanico dell’Università di Cagliari».
Quali sensazioni sono legate a questa donna, Eva Mameli Calvino, quale soddisfazione nel poterla interpretare?
«Nel darle voce e volto ho provato delle sensazioni sempre diverse tra loro e, allo stesso tempo, forti. Ho sentito, tra l’altro, anche la responsabilità del dover indossare abiti composti, inappuntabili (opera dell’abilissima Maria Rita Frau), dovendo poi muovere un carattere intraprendente, coraggioso. Non da meno, scoprirne la grande umanità e riservatezza, atteggiamenti che le hanno permesso, in ambito scientifico, di intraprendere quella carriera affrontando ostacoli immensi. Una continua scoperta, qualcosa che forse non ho ancora concluso, simile a un viaggio che sento molto vicino al mio modo di guardare alla vita. La natura per lei era qualcosa di volutamente etico, civile e filosofico, non solo un mero studio accademico. È stata una rivoluzionaria, in piena regola, silenziosa, garbata e grande!».

Cosa sta regalandoti il mondo dello spettacolo, quali particolari ruoli da vivere e esperienze da affrontare?
«Il mondo dello spettacolo non mi ha mai regalato nulla. Affronto sempre questo mestiere con carattere, urgenza, curiosità e rispetto. Ho appena debuttato con uno spettacolo teatrale estratto da un testo di Garcia Lorca, “La casa di Bernarda Alba”, con altre otto meravigliose colleghe al mio fianco e la prodiga Valentina Cognatti alla regia. Un lavoro molto bello, potente! E poi c’è la scrittura del mio secondo cortometraggio, ormai in fase finale, realizzata insieme a Daniele Comberiati, un romanziere che trovo molto bravo, nonché docente universitario a Montpellier».
Chi è oggi Silvia e quali sogni vorresti poter realizzare?
«Che bella domanda! Silvia, oggi, è una donna che ha scelto di vivere lontana dalla città, immersa nella natura che tanto ama e con i suoi amati animali. Un modo, questo mio vivere, atto a placare la mia irrequietezza!».
Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«Sogno di fare il remake di “A spasso con Daisy” (ride) e di continuare ad investire sulla mia creatività. Inoltre, ben presto sarò sul set del nuovo film di Paola Cortellesi e ne sono felice».
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