Tutto l’amore che resta, la fiction di Rai1 in onda al martedì, continua a raccogliere consensi e a parlarcene è l’attrice Anna Favella.
Incontriamo l’attrice Anna Favella in occasione della serie RAI, “Tutto l’amore che resta”, per la regia di Andrea Rebuzzi. Un prodotto, quello di cui ci parla l’artista, a cui è particolarmente legata per le dinamiche che tratta e che le ha regalato un buon periodo di lavorazione insieme ai suoi tanti colleghi. Un modo, questa intervista, per parlare anche dei progetti passati, con un forte sguardo verso il presente, e una speranza legata al cinema d’autore…
Ben ritrovata sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, “Anna Favella”. Un nuovo progetto ti vede tra i suoi protagonisti, “Tutto l’amore che resta”, una fiction RAI ancora da vivere. Cosa sta regalandoti questo percorso e cosa ti ha portato durante il suo periodo di lavorazione?
«Ti rispondo in ordine cronologico perché è giusto dire che ‘il prima’ mi ha toccato particolarmente, sia per le tematiche affrontate che per il rapporto legato ai due ragazzi che interpretano i miei figli. Mi hanno regalato davvero tanto e posso dire di aver avvertito un affetto reciproco, diversamente da ciò che accade tra noi adulti che, solitamente, tendiamo molto più a guardare al rapporto professionale. Fondamentale, in questo progetto, la tematica legata all’inclusione, qualcosa a cui tengo particolarmente, insieme alla disabilità. La storia è tratta da una situazione più che reale ed esserne parte è stato davvero appagante».

Che periodo stai vivendo? Sei appagata da questo tuo percorso di vita e artistico?
«Che bella domanda! Sto vivendo un bel periodo, benché venga da un ‘momento’ abbastanza particolare, in cui ho messo in discussione tante cose. Ora sto bene e posso dirti che la crisi ‘post quaranta’ non mi ha colpita (ride). Sono di certo più serena e felice di ciò che sto facendo e che ancora potrò fare. Sono anche contenta delle persone che ho la fortuna di conoscere, anche perché il set ti regala sempre qualcosa di nuovo, seppure si tenda spesso a competere. Non so se è davvero dovuto all’età (ride) ma sono davvero più calma e in pace con me stessa!».
Cosa ti regala questo mestiere, quali consapevolezze, e cosa vorresti realizzare?
«Mi regala tantissime consapevolezze, specie dal punto di vista personale. È un mestiere che ti porta a scavare nel tuo animo, costringendoti a metterti in gioco, senza ‘sederti’ mai, qualcosa di ‘stancante’, tra virgolette, ma va bene così. Guardando all’ultima parte della domanda, devo dire che mi piacerebbe tanto poter vivere un buon cinema d’autore, qualcosa che ancora manca al mio percorso. Ho avuto la fortuna di essere parte di alcune serie, anche internazionali, un grandissimo regalo per me, e una fatica perché ti porta a relazionarti con tutt’altra cultura e linguaggio. Esperienze che mi hanno sempre regalato tanto, che si parli di emozioni o semplicemente di premi, ma il cinema d’autore manca».
Guardiamo al teatro, una tua grande passione, una forte e fondamentale formazione. Cosa ti regala?
«Amo tantissimo il teatro! Ho avuto modo di essere parte del teatro sperimentale, una fase di vita che mi ha formata, così come gli spettacoli affrontati con il grande pubblico. Una palestra importante, per poi vivere tante altre esperienze e generi che ho sempre apprezzato. È lì che risiede l’odore delle tavole del palcoscenico, qualcosa che ti riporta ad una dimensione non da poco e che per me è casa. Il teatro è un luogo in cui sono da sempre a mio agio e in cui continuo a sentirmi protetta. Il pubblico magari potrà giudicare ma sentirò sempre di essere nel posto giusto e al momento giusto».
Rituali prima di salire sul palcoscenico?
«Arrivo sempre prima dello spettacolo, mi preparo e mi trucco per prendere coscienza del personaggio. Un modo per ricaricarmi, quella mezz’ora prima di essere in scena, in cui stacco davvero da tutto. Le rare volte in cui mi è capitato di non prendermi quel ‘mio spazio’ ho avuto la sensazione di aver sbagliato qualcosa. L’errore non c’era, ma sentivo realmente la mancanza di una connessione con il personaggio, con la storia. Non sono scaramantica, rispetto i colleghi per la situazione legata al viola, ma soprattutto, come dicevo, rispetto i miei tempi».
Una domanda che si rifà ad una serie di qualche anno fa: hai memoria di tale Cristina Rontal?
«Si!». (ndr ride)
Un personaggio ambiguo, molto forte, presente nella quarta stagione de “Le Tre Rose di Eva” e che, a suo modo, ha saputo lasciare il segno…
«È vero!».
Quanta preparazione per quel ruolo e cosa ti ha lasciato?
«Mi sono divertita tantissimo perché ho impersonato un personaggio molto distante da me, anche a livello fisico. Partiamo già dal fatto che non ho mai avuto i capelli così scuri. Faticavo tantissimo a riconoscermi guardandomi allo specchio, con una ciocca stile Crudelia che, per fortuna, veniva applicata al momento. Mi ha portata, se vogliamo, agli estremi del teatro, la Rontal, motivo per cui non ho fatto molta fatica nel viverla. Era inquietante, certo, ma ho avuto modo di verificarlo ancor più attraverso il pubblico, che ne aveva, giustamente, una percezione ancora più forte. Devo dire, tra l’altro, che non sei la prima che ancora oggi mi cita questo ruolo e la sua inquietudine, segno che abbiamo colpito al punto giusto».
Un’ultima battuta legata alla seconda stagione, ormai annunciata, di “Una nuova vita” e, nei limiti del possibile, cos’altro puoi anticipare sul tuo futuro artistico?
«Ci sarà, a quanto pare, perché annunciato su un post Instagram. Ne sono felice perché ho tenuto particolarmente a quel progetto, al rapporto che si è venuto a creare con il cast, qualcosa di molto forte che ci tiene legati ancora oggi da una chat. Una chat in cui siamo circa duecento, felici di poter collaborare nuovamente insieme. Posso, inoltre, anticiparci che ci sarà una successiva stagione di “Coppola”, una storia ambientata negli anni ottanta, basata sul manager di Maradona. Un prodotto in cui recito in spagnolo, girato tra l’Argentina e Napoli, e il successo ottenuto con la prima stagione ha voluto che ne fosse realizzata anche la seconda. Sarà fuori su Disney Plus e sono certa che piacerà anche per il modo in cui è stata realizzata. Ci sarà anche un altro progetto importante legato al sociale che particolarmente amo e poi c’è ancora la parte finale della fiction attualmente in onda…».
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