Giulia Serotti

Sogni senza tempo, di Giulia Serotti

Intervista doppia ad Elena e Giulia Serotti, che ci raccontano del singolo “Sogni senza tempo”, un brano di crescita e motivazione.

Dalla fragilità alla consapevolezza, passando attraverso l’amore, l’identità, le paure e il bisogno di ritrovare se stessi: il percorso musicale di Giulia Serotti si sviluppa come un racconto in continua evoluzione, nel quale ogni brano sembra aggiungere un frammento a una ricerca personale e artistica. Dopo aver esplorato nelle sue canzoni temi come le maschere che indossiamo, le insicurezze, il bullismo, le relazioni e lo smarrimento interiore, oggi l’artista è tornata con “Sogni senza tempo”, uscito il 24 luglio scorso. Ne parliamo con lei e con la sua Vocal Coach Elena Bresciani.

Bentrovate entrambe sulle pagine del quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Giulia Serotti, sei un giovane soprano leggero e una specialista del repertorio crossover pop-lirico, ambito nel quale hai già riscosso apprezzamento grazie a una vocalità particolarmente congeniale a interpreti e repertori come quelli di Morricone, Bocelli e Il Volo. Ma non possiamo dimenticare che hai fatto da corista ad Aleandro Baldi e che sul suo album c’è inciso il tuo nome…
«Grazie per questa splendida presentazione. L’esperienza come corista di Aleandro Baldi è stata per me una grande occasione di crescita artistica e personale. Trovare il mio nome nei crediti del suo album mi ha resa davvero orgogliosa: è una tappa importante del mio percorso, che porto con me mentre continuo a coltivare con passione il repertorio crossover pop-lirico, nel quale sento di poter esprimere al meglio la mia vocalità e la mia sensibilità musicale».

Sogni senza tempo” nasce dal bisogno di fare i conti con il passato senza lasciarsene imprigionare. Quanto c’è di autobiografico in questo brano e cosa rappresenta oggi, per te, quella “nuova versione di noi stessi” di cui parli nella canzone?
«“Sogni senza tempo” è sicuramente un brano che porta con sé una parte autobiografica, perché nasce da un confronto molto personale con il passato e con quelle esperienze che, nel bene e nel male, lasciano un segno. Quando l’ho scritto, però, non sentivo il bisogno di raccontare ciò che era stato, quanto quello di provare a dare un significato nuovo a quello che avevo vissuto. La “nuova versione di noi stessi” é proprio la persona che diventiamo dopo aver attraversato determinate esperienze. Non significa rinnegare il passato, ma imparare a guardarlo con occhi diversi, con consapevolezza nuova. Credo che crescere significhi anche questo: accettare ciò che siamo stati, farne tesoro e, allo stesso tempo, non permettere che quello che abbiamo vissuto definisca per sempre ciò che possiamo diventare».

Elena, quando lavorate insieme quanto cerchi di perfezionare la tecnica e quanto, invece, di aiutarla a trovare nella voce il modo più autentico per raccontare ciò che canta?
«Giulia è una ragazza molto sensibile e lavora con me da quasi otto anni. La conosco a fondo e so che per lei il cammino verso la costruzione della propria identità vocale e umana, l’autostima, la consapevolezza va necessariamente di pari passo con l’approfondimento della tecnica vocale. Cerco di esserci per lei, da tutti i punti di vista e di accompagnarla con dolcezza in questo percorso».

Dai tuoi primi brani a oggi sembra esserci una progressiva esplorazione della parte più intima e vulnerabile di te. Quanto è importante, per un giovane artista, avere il coraggio di raccontare anche le proprie fragilità?
«Credo sia molto importante, anche se non è sempre facile. Mostrare le proprie fragilità significa esporsi e, soprattutto quando si è giovani, può fare un po’ paura perché ci si sente più vulnerabili al giudizio degli altri. Con il tempo, però, ho capito che proprio quelle parti di noi che tendiamo a nascondere possono diventare le più autentiche da raccontare. Nella musica sento di avere sempre più bisogno di essere sincera, di non fermarmi solo a ciò che è bello o immediato, ma di raccontare anche le emozioni più difficili, i dubbi e le insicurezze. Penso che sia questo che permette a chi ascolta di riconoscersi davvero in una canzone. Per un giovane artista credo sia importante avere il coraggio di mostrarsi per quello che è, senza cercare a tutti i costi di costruire un’immagine perfetta. Le fragilità non sono qualcosa da nascondere: possono diventare una parte importante della propria identità artistica e, a volte, anche la propria forza».

Elena, in Giulia hai già individuato una cifra interpretativa che la distingue?
«Giulia ha il coraggio della verità musicale, si comprende anche dalle sue risposte all’intervista. È vera fino in fondo, sincera con il pubblico nei suoi testi; la sua voce è pura come il cristallo, trasparente e questa purezza è anche una sua qualità umana».

Siete soddisfatte dei numeri realizzati fin qui sulle piattaforme di ascolto?
«Sono soddisfatta, soprattutto perché per me ogni ascolto è un piccolo segnale che la musica sta arrivando a qualcuno. I numeri fanno sicuramente piacere e sono importanti, ma cerco di non farmi condizionare troppo. Essendo ancora all’inizio del mio percorso, quello che mi interessa di più è vedere una crescita, capire come il pubblico sta accogliendo i miei brani e, soprattutto, continuare a sentirmi rappresentata da quello che pubblico. Se una canzone che per me è molto personale riesce ad arrivare a una persona che magari si riconosce in quelle parole, per me quello vale tantissimo.Sono fiera del messaggio pulito che Giulia sta dando a prescindere dai numeri; ma certamente anche il riscontro fa piacere».

Per concludere, che messaggio vorreste raccogliesse chi ascolta?
«Credo che la musica abbia anche questo potere: accompagnarci nei momenti in cui facciamo più fatica a dare un nome a quello che proviamo. Per questo vorrei che le mie canzoni arrivassero alle persone con sincerità e che, anche solo per qualche minuto, potessero farle sentire meno sole. Se alla fine di un ascolto qualcuno si porta dentro una sensazione, una riflessione o semplicemente la voglia di continuare a credere nei propri sogni, allora penso che la mia musica abbia raggiunto il suo scopo. L’arte deve far necessariamente sentire gli esseri umani meno soli, deve suscitare senso critico e condivisione».

Su Francesca Ghezzani

Giornalista, addetto stampa, autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. In passato ha collaborato con istituti in qualità di docente di comunicazione ed eventi.

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