Piero Cardano: spingersi verso mondi inesplorati

Intervista con Piero Cardano, preso dal raccontare l’esperienza legata al set del regista Stefano Usardi, per il film “Il tavolo”.

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Incontriamo l’attore Piero Cardano in occasione della sua partecipazione al nuovo film di Stefano Usardi, “Il tavolo”. Una prima collaborazione, quella tra lui e il regista, un set dai risvolti positivi, un lavoro realizzato in un clima di reciproca collaborazione che lo porterà verso mondi sempre più inesplorati».

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Piero Cardano. Protagonista del nuovo film di Stefano Usardi, “Il tavolo”, cosa puoi dirci su questa esperienza e sul periodo vissuto con colleghi e regista?
«È la prima volta che lavoro con Stefano Usardi, un regista dal grande intuito, e devo dire che trovo il suo punto di vista molto interessante, forse perché libero da logiche di mercato. La troupe è ridotta ma composta da artisti e tecnici di grande competenza. Sto conoscendo attrici e attori di alto livello che vengono soprattutto dal teatro e da cui sto imparando molto, sia professionalmente che umanamente, per mia fortuna».

Come ti prepari, di volta in volta, ad affrontare un nuovo ruolo?
«Stefano mi ha spedito la sceneggiatura molto prima di cominciare a girare. Ho avuto modo di leggerla più volte e ogni settimana ci siamo confrontati telefonicamente sulle dinamiche della storia che, tra l’altro, sono le stesse che agitano la nostra generazione. Gli ho anche mandato diversi audio delle battute, in modo da permettergli di intonare la mia interpretazione rispetto agli altri interpreti e alle musiche, altro aspetto fondamentale della sua regia. Possiamo, quindi, dire che è stato un lavoro di squadra, anche se svolto a distanza».

Chi è Piero e quali consapevolezze ti regala questo percorso legato alla recitazione?
«Lavorare su un personaggio rappresenta sempre un’immersione della propria anima che, di volta in volta, si confronta con realtà più o meno lontane dalla tua, di vita. Finito un lavoro capisci sempre qualcosa in più sulla tua persona, cose che prima di intraprendere questo viaggio non conoscevi affatto o, forse, faticavi a riconoscere. Anche Luca, il protagonista di questo film, mi sta suggerendo aspetti che di certo capirò solo quando avrò finito di girare».

Quale ruolo vorresti poter ricoprire in futuro?
«Mi piacerebbe spingere la mia curiosità verso mondi inesplorati. Recitare significa porsi delle domande che vanno al di là del pensiero comune. Vuol dire non solo guardare ma andare ancor più in profondità e, sopratutto, permettere che anche lo spettatore faccia lo stesso. È il motivo per cui adoro interpretare personaggi non propriamente buoni, costituiti da un passato burrascoso, al limite della violenza fisica e psicologica. Aspetti molto lontani, per mia fortuna, dal mio reale modo di essere. È toccando il fondo dell’umanità, come interprete e spettatore, che è possibile capire come migliorarsi».

Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«Amo il teatro, voglio bene alla televisione e sogno il cinema. Ancora non posso dire con certezza quali saranno i miei prossimi progetti ma spero di continuare a raccontare storie attraverso la recitazione in tutte le sue varie forme».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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