Tommaso Basili. Foto di Paolo Gandola
Tommaso Basili. Foto di Paolo Gandola

Tommaso Basili: una palestra di vita, il set

Incontro con Tommaso Basili, tra i protagonisti di “Colpa dei sensi”, in onda questo martedì con un’ultima puntata.

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È Tommaso Basili il nostro ospite di oggi, tra i protagonisti di “Colpa dei sensi”, la fiction Mediaset ad opera di Simona e Ricky Tognazzi, con noi per raccontarsi, per rivivere le belle sensazioni vissute sul set…

Benvenuto sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, Tommaso Basili. Sei parte del cast di “Colpa dei Sensi”, la serie Mediaset realizzata da Simona e Ricky Tognazzi, per Compagnia Leone Cinematografica. Cosa ti ha regalato questa esperienza?
«Credo che stare così tanti mesi su un set rappresenti per tutti una palestra di vita. Enrico, il personaggio che interpreto, è stato complesso, sfaccettato, poco incasellabile, una sfida da affrontare, nel suo essere ‘apparentemente’ impeccabile…».

Come hai vissuto i rapporti sul set con i tuoi compagni di avventura?
«Caldo a parte, è andata benissimo! (Ride) Ho avuto dei compagni di viaggio molto ‘facili’, al di là della simpatia, del loro essere generosi. Lavorativamente parlando, Anna Safroncik e Gabriel Garko si conoscevano già ma, a nostro modo, abbiamo fatto comunque famiglia. Sono stati, sia Simona che Ricky, due figure genitoriali importanti (ride). Simona, tra l’altro, ha una suo magma creativo che è sempre in grande evoluzione, in continuo fermento e, nel suo modo di essere, è davvero una grande madre, in ogni sua bellissima forma».

Il cast di Colpa dei Sensi
Il cast di “Colpa dei Sensi”

Proprio Simona, durante una nostra intervista, ha espresso delle bellissime parole nei tuoi confronti…
«Ne sono molto felice! Nutro una profonda stima nei suoi riguardi, e lo stesso vale per Ricky Tognazzi. Sono rimasto colpito sin da subito dal loro modo di essere ed ho sempre nutrito la speranza di poter essere parte di questo progetto, sin dai primi provini».

Come vivi questa dicotomia tra il lavorare in America e in Italia, il luogo in cui sei nato?
«Un battesimo, proprio per il mio essere italiano. Avere delle persone che mi donano fiducia all’estero di certo mi lusinga, e spero che ciò continui, ma spero anche che ci sia modo di essere visto anche ‘a casa mia’, vivendo più opportunità possibili. Vivere di fiducia, anche nella mia nazione, mi regala tanto. È come essere riconosciuto finalmente in famiglia!».

Cosa sta regalandoti questo percorso e quanto ti cambia, di volta in volta?
«Ogni set rappresenta un mondo a sé, un’altra famiglia e linguaggio e, di conseguenza, tende a cambiarmi. Anche questo set ha fatto il suo e, grazie a Simona, abilissima nel doppiaggio, ho acquisito anche una maggiore consapevolezza nella voce, nel poterla portare».

Cosa manca a questo percorso di vita?
«Hai detto una cosa molto bella, definendolo un ‘percorso di vita’. Ho cominciato tardi come professionista a raccogliere fiducia, affetti, e di certo c’è tanto da costruire, da migliorare, raccogliendo ruoli ancora più forti, rappresentando personalità distanti da me, ruoli borderline, per definirli in maniera chiara. Spero, inoltre, di raccogliere sfide sempre più alte, più forti, non con gli altri ma con me stesso. Non amo competere, non ne sento alcuna necessità».

Chi è Tommaso nel quotidiano?
«Se non avessi scelto di diventare attore di certo sarei diventato architetto. Ho una vera e propria passione per gli ambienti, le case, la costruzione di dimore, il design. Se fossi ricco sarei un uomo atipico perché invece che spendere in automobili mi occuperei di recuperare il patrimonio italiano ed europeo. Adoro, inoltre, la natura, difatti ho una piccola tenuta in Sardegna che negli anni è sempre più ‘ricca’, anche a livello architettonico, nonché per l’olio che produciamo. Amo anche la pittura, perché mia madre è una pittrice, e con questo suo amore mi ha contagiato. Adoro il cinema proprio perché mi riporta a tutto questo».

Cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico?
«Uscirà un film, il prossimo inverno, ad opera di Alexandra-Therese Keining, ambientato in Piemonte. Il cast è in parte svedese, davvero straordinario. L’obiettivo è di farlo girare nei festival principali. Attendiamo sviluppi a riguardo».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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