Il cast de La Casa di Carta. Foto dal Web
Il cast de La Casa di Carta. Foto dal Web

Liberazione d’Italia, Bella Ciao e La Casa di Carta

Oggi si festeggia il giorno della Liberazione d’Italia, e noi vi vogliamo spiegare riti, abitudini e concetto di questa festa, facendo un viaggio nel mondo dello Spettacolo, passando per il fenomeno recente del canto di Bella Ciao, portato alla ribalta dalla serie TV di Netflix, La Casa di Carta.

La Liberazione d’Italia

La festa della Liberazione d’Italia che si festeggia il 25 aprile, è una festa nazionale che ricorda un anniversario fondamentale per la storia del Bel Paese dal punto di vista politico e militare.

Si ricorda infatti di quella giornata, la vittoria della resistenza militare e politica attuata dalle forze armate alleate, dall’Esercito Cobelligerante Italiano ed anche dalle forze partigiane durante la 2a Guerra Mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro il Governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione Nazista.

Bella Ciao

Si tratta di uno dei canti popolari italiani più noti al mondo, che viene associato proprio alla Resistenza ed ai Partigiani, perchè nel suo testo sono forti le sfumature delle parole “libertà” e di lotta contro ogni tipo di dittatura, portandosi anche all’estremismo per la liberazione. L’origine del brano è ancora incerta, in quanto alcuni storici della musica italiana parlano di “influenze dei canti di lavoro delle mondine”, altri ancora a richiami del ‘500 Francese, e ancora altri di influenze Yiddish.

La canzone è stata scelta come canto partigiano, proprio per il suo essere ricca di valori universali di libertà e opposizione alle dittature e alla guerra.

La canzone nella serie La Casa di Carta

Il brano è stato ascoltato nella prima serie e sembrava un semplice omaggio, come spesso si usa nelle serie TV, ma è diventato probabilmente “il senso” dell’intera serie di Netflix. Il Professore con la sua banda, pronti a tutto per la rapina alla Zecca di Stato (e nelle successive serie alla Banca di Spagna), sembrano voler dare un senso alla parola “Resistenza” nella quale si identificano per dare chiaro segno di sfiducia post-crisi, ad uno Stato che è più legato ai suoi interessi che ai cittadini.

Ma il racconto del “come” il brano sia entrato nella serie, lo da lo sceneggiatore Javier Gomez Santander, che in una intervista a Repubblica racconta: “La prima volta in cui ho cantato Bella ciao è stato all’Università. Gianluca, uno studente italiano in Erasmus, aveva una chitarra e la cantavamo tutti insieme. Cantare Bella ciao era il punto più alto di tutte le feste. E da quel momento l’ho sempre usata per darmi coraggio […] Mi piace il significato di questa canzone, la lotta che porta con sé. Un giorno mi sono svegliato con il pensiero fisso della serie che mi tormentava e ho deciso di metterla su. Ho capito che Bella ciao e La Casa di carta condividevano l’anima. Ho gridato: siamo partigiani“.

Il tutto è diventato così social, che impazzano le “canticchiate” di Álvaro Morte e Úrsula Corberó, che fanno impazzire i fans durante le dirette. Anche voi mentre state leggendo canticchiate “Bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao…“?

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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