Campania Teatro Festival: debutta “Atto senza parole” di Beckett

Debutta al Campania Teatro Festival «Atto senza parole» di Beckett con la regia di Antonio Iavazzo. Un unicum teatrale tra mimo e bios.

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Il Campania Teatro Festival si conferma uno dei palcoscenici più vividi e innovativi del panorama internazionale. Domenica 21 giugno, alle ore 19.00, assisteremo al debutto ufficiale di «Atto senza parole», un capolavoro assoluto della drammaturgia del Novecento firmato da Samuel Beckett, per la regia e l’adattamento di Antonio Iavazzo. Questo spettacolo rappresenta un vero e proprio spartiacque per la stagione in corso, unendo la millenaria tradizione del corpo scenico alle più moderne riflessioni sull’esistenza antropologica e sul concetto di bios.

«Atto senza parole» di Samuel Beckett è, per sua natura, un unicum. In questa opera non c’è nulla da dire nel senso letterale del termine, poiché la parola abdica totalmente a favore del gesto e del movimento puro. La sinossi ufficiale ci introduce a due uomini inizialmente nascosti al mondo, protetti o forse imprigionati in due involucri che richiamano la placenta. Il loro risveglio avviene a turno, scandito dal suono di una inquietante sirena che li getta in una stanca, ossessiva e quotidiana ritualità. I due protagonisti si muovono, inciampano, cadono, si lavano e si vestono, celebrando la vita in una sorta di danza gestuale e mimica. È la meraviglia della loro stessa inadeguatezza esistenziale, il minimo vitale per portare a termine quel parto che la natura e il bios chiedono a ciascuno di noi. L’andamento della messinscena procede per tentativi ed errori. Uno dei personaggi appare completamente impacciato, lento e tentacolare; dopo una faticosissima vestizione, decide di rientrare nel proprio sacco originario. L’altro, apparentemente più deciso e sicuro, si muove a scatti e ingaggia il proprio compito quotidiano con assoluta determinazione, salvo poi rientrare a sua volta nel contenitore-placenta mentre il compagno si accinge a uscirne nuovamente. Questo ciclo continuo genera un effetto a tratti comico e clownistico, incarnando perfettamente la celebre massima dello stesso autore: «Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi da dove, smette.»

Nelle sue note di regia, Antonio Iavazzo evidenzia come la narrazione si consumi interamente attraverso l’elemento visivo e sonoro. I movimenti misurati e la mimica pulita dei due corpi agiscono in una scena totalmente nuda, raccontando storie minime e universali. Le clownerie accennate sono puramente incidentali, prive di qualsiasi compiacimento o cedimento consolatorio verso il semplice divertimento del pubblico. I piccoli accadimenti e le iterazioni si incarnano nei due attori come sguardi bambini che giocano a vivere, sospesi e senza passato. Come ricordava il grande maestro Peter Brook: «Il silenzio è la più pura espressione del vuoto. In teatro accadono rari momenti in cui un profondo sentimento condiviso da attori e spettatori “risucchia” tutto e ogni cosa in un “vivente silenzio”. E questo è il più raro e sommo spazio vuoto.».

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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