Ospite desiderata è Jane Alexander, una donna forte e con una carriera ricca alle spalle e un futuro ancora da scoprire…
Da sempre apprezzatissima Jane Alexander, la nostra ospite di oggi, pronta a parlarci della bellissima tournée che sta vivendo, “Uno, nessuno e centomila”, e del suo libro, “Jane”, così come del percorso di vita e artistico, da sempre in crescita, che continua a regalarle soddisfazioni e sempre nuove sfide da affrontare…
Bentornata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Jane Alexander. Attualmente sei impegnata ne “Uno, nessuno e centomila”, ad opera di Pirandello, rivisitata per l’occasione da Nicasio Anzelmo. Cosa sta regalandoti questa rinnovata esperienza teatrale?
«Il teatro è un mezzo a me ancora ‘nuovo’, oserei dire, dal momento in cui non sempre è stato qualcosa di usuale nel mio percorso. Ogni replica, di sera in sera, rappresenta una vera scuola e tanto vale per i miei colleghi, delle persone fantastiche, umane. Ha rappresentato una fortuna incontrarli, dal momento in cui non sempre è così facile andare d’accordo. Anche lo spettacolo che portiamo in scena mi rende felice, come dicevo poc’anzi, perché ha un peso specifico, grande, portare in scena Pirandello. Imparo e faccio qualcosa di bello, che piace… meglio di così non potrebbe andare!».

Quali sensazioni sono legate, invece, al pubblico, lì presente dinanzi a te, e a quell’insidancabile ‘giudizio’ a cui si è esposti?
«Sicuramente si è giudicati per ciò che si fa sul palcoscenico, così come per strada, al bar, ovunque… (ride). Certo, sul palco ti ci metti proprio nella condizione di essere giudicata. In tal caso, però, credo che il giudizio del pubblico sia più verso il prodotto che verso la persona. Tra l’altro, come ti dicevo, ho la fortuna di lavorare bene con le persone che vivono con me la tournée e sento di essere protetta e questo mi consente di essere tranquilla. Le sensazioni legate al palcoscenico sono alterne: talvolta sono belle, in altri momenti strane, modificabili a seconda del momento in cui sono e del pubblico che ho davanti, che può essere ricettivo, generoso, o meno…».
Cosa ti ha regalato questo percorso artistico, quali maggiori consapevolezze, e quanto sei cambiata da quelli che sono stati i tuoi inizi?
«Non ho mai pensato a questo, in realtà. Non so se sono cambiata in meglio in quanto ad autostima, ad una maggiore sicurezza che dovrei avere ormai raggiunto. Sono, piuttosto, portata a mettermi in dubbio, a vedermi nel torto, ed è qualcosa su cui dovrò sicuramente lavorare. Ho fatto, di certo, delle cose importanti. Pensa che c’è ancora chi mi ferma per Zengi Night, chi per Elisa di Rivombrosa, situazioni che mi hanno regalato tanto. Questo crea abbastanza soddisfazione per sentirsi un po’ più figa? No! (Ride) Su questo ci sto ancora lavorando. Anche il libro, “Jane”, dovrebbe farmi sentire ancora più appagata, perché mai mi sarei aspettata di farlo. Forse sono semplicemente portata a vivere una continua insoddisfazione…».
Una senso di insoddisfazione che ti porta a voler fare sempre di più in un continuo mettersi alla prova?
«Forse non è insoddisfazione, probabilmente si tratta semplicemente di una mancanza di sicurezza, motivo per cui mi cimento a fare sempre più cose per poter aggiungere un tassello in più».
Parliamo di “Jane”, un’autobiografia, qualcosa di nuovo per te. Come ha preso forma tutto ciò?
«Mi è stato richiesto di scrivere un’autobiografia, qualcosa a cui mai avrei pensato. Non ritenevo chiaro l’interesse verso la mia vita, al di là delle piccole cose private raccontate, dei piccoli scheletri nell’armadio che tutti abbiamo e che non sempre raccontiamo. Questo libro, diversamente da ciò che pensavo, ha destato interesse e credo che a piacere sia stato il modo in cui l’ho scritto, qualcosa di cui vado fiera, perché sono stata proprio io ad occuparmene».
Pensi manchi qualcosa al tuo percorso o, semplicemente, un particolare ruolo?
«In “Uno, nessuno e centomila” interpreto un ruolo diverso dal solito. Vesto i panni di Annarosa, per fortuna non una cattiva, e questo è già tanto. Quali altri ruoli vorrei interpretare? Tutti! Mi piacerebbe essere una mamma che soffre, con difficoltà economiche, con qualsiasi tipo di problema, purché sia buona».
Guardando all’essere madre, quali valori hai sempre cercato di trasmettere a tuo figlio e come pensi stia procedendo questo cammino tra voi?
«Ho sempre cercato di trasmettergli i valori che mi hanno trasmesso i miei genitori, in particolare mio padre. Lui mi diceva di essere gentile con tutti, di dare sempre una seconda possibilità, senza essere arrogante. Ho cercato, tra l’altro, di potergli trasmettere molta empatia. Com’è il nostro rapporto? A me piace molto! Sono contenta di avere un rapporto così stretto con mio figlio».
Chi è oggi Jane e quali sogni restano da realizzare?
«Jane è una donna di cinquantatrè anni con delle consapevolezze e, allo stesso tempo, anche delle piccole lacune ancora da risolvere su chi sono veramente. Lo so che dovrei già saperlo, ma forse è un work in progress per tutti, a seconda delle mete che ci prefiggiamo. Cosa vorrei fare? Un viaggio con mio figlio».
In ultima battuta, quali anticipazioni sul tuo futuro artistico al di là di un rinnovo ulteriore della tournée?
«Si, “Uno, nessuno e centomila” avrà un suo seguito anche per la prossima stagione. Cosa mi aspetta per il futuro? Non lo so. Ho, però, la sensazione che le cose andranno bene e che, forse, qualche sogno nel cassetto potrà realizzarsi. Uno l’ho tirato fuori… Ho fiducia nell’universo. Vediamo cosa succede!».
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