Clemente Pernarella

Clemente Pernarella: vivo un mestiere che non ha certezze e fine

Incontriamo l’attore e regista Clemente Pernarella, che ci racconta del suo prossimo spettacolo in scena: Il gatto nero.

Gestione del Negozio - Banner

“Il gatto nero”, lo spettacolo che si avvale della regia di Clemente Pernarella, sarà in scena il 18 febbraio al Teatro Comunale G.D’Annunzio di Latina per portare alla luce aspetti importanti legati al nostro vivere ed essere. L’incontro con l’attore e regista rende ancora più chiaro il percorso che ha affrontato nell’ambito dello spettacolo, compreso il ‘viaggio’ Europa una barca realizzato lo scorso anno insieme ad un amico e collega di sempre, Marco Bonini.

Benvenuto sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, Clemente Pernarella. Il 18 febbraio, al Teatro Comunale G.D’Annunzio di Latina, sarà in scena una tua regia, “Il gatto nero”, con Melania Maccaferri e Elisabetta Anella tra i suoi protagonisti, e Letizia Russo a corredare il tutto. Cosa dire a riguardo?
«Si tratta di una mia regia, esatto, e di un adattamento di un testo realizzato da Letizia Russo che prende ispirazione da una delle novelle più famose di Edgar Allan Poe. Un testo del 2006, presentato una volta sola, per quello che è un monologo in versi, una scrittura molto bella da affrontare, davvero particolare. Una persona mite, amante degli animali fin da piccolo, adotta un gatto nero che, insieme alla compagna, amano follemente. La sua vita, però, andrà poi a rotoli… non aggiungo altro per non spoilerare tutta la trama. Posso svelarvi che tratta la storia di un femminicidio, un pretesto per la Russo per portare un’analisi, talvolta spietata, delle relazioni disfunzionali, tossiche. Un linguaggio contemporaneo, quello presente nel testo, basato su due voci femminili, caratterizzate da due età diverse, lasciando un degno equilibrio tra il gatto e la donna, il tutto accompagnato da un allestimento scarno, essenziale, giocato sui colori, con Stefano Switala a corredare lo spettacolo con la sua musica elettronica, chitarra e synth. Teniamo molto anche al poter portare questo testo nelle scuole, ai ragazzi, affinché si possa realizzare un percorso di sensibilizzazione per poter così riconoscere se si ha davanti a sè un carnefice o una vittima».

Come si è verificato questo passaggio che dalla recitazione ti ha poi spinto verso la regia?
«È da tanto che è avvenuto questo passaggio, in realtà, perché ‘vittima’ di tanti entusiasmi e voglia di fare. Tra tutti, a motivarmi, l’amore per il testo, per la parola, e la fortuna di aver incontrato maestri importanti, come Ronconi, quando ero molto giovane, ma anche Gabriele Lavia ha rappresentato un incontro significativo. La possibilità di poter dare forma e tridimensionalità, alla pagina scritta, mi ha spinto a comprendere il sentimento che spinge a cercare un moto razionale per parlare con gli altri, lavorando sugli attori, sullo spazio, sul vivere su ciò che accade in sala».

Abbiamo avuto la possibilità di ‘conoscerti’, anni fa, grazie ad un prodotto come ‘Cento Vetrine”, ricco di tessuto, di un vivere quotidiano. Che ricordi porti con te di quel periodo e del collega Pietro Genuardi?
«È stato un periodo bellissimo e particolare per quello che abbiamo fatto, per l’esperienza, per il fatto di vivere in un posto sperduto, in Piemonte. Lì ho conosciuto mia moglie, Melania Maccaferri, mi sono sposato e ho avuto la mia prima figlia, che è nata proprio a Torino. Insomma, mi ha regalato tanto! Lo stesso vale per il ricordo di Pietro, proprio perché eravamo una vera famiglia, ancora più ristretta perché si erano creati ancor più dei nuclei più piccoli. Abbiamo comprato la prima moto insieme, io e Pietro, cenavamo insieme, specie quando eravamo lontani dalle luci della ribalta. Era una persona estremamente buona e generosa. Un pezzo della mia vita è andato via con lui. Gli ho voluto molto bene! Altre persone ci hanno lasciato, legate a quel progetto e Pietro, tra loro, ricopriva un posto particolare. Fu una scelta, quella di lasciare il teatro per percorrere una strada che mi portava dai teatri stabili alla soap opera, un salto gigantesco, al tempo, qualcosa che mi ha reso felice, come la prima regia, nata proprio in quegli anni. Non ho mai staccato da entrambe, per mia fortuna».

Clemente Pernarella

Recentemente ho avuto modo di intervistare Marco Bonini, come te ‘realizzatore’ di Europa Una Barca 2025, una lunga travestata di ben sessanta giorni dalla Norvegia a Ventotene. Quali sensazioni a riguardo?
«Ho sempre avuto la fortuna di poter condividere vita e situazioni varie con persone che stimo e a cui voglio bene. Con Marco ci siamo conosciuti da bambini, come giovani aspiranti attori per l’occasione de “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, con la regia di Ronconi. Come me, anche Marco realizza regie, scrive e coltiviamo l’amore per il teatro e per la vela. È un altro pezzo importante della mia vita! Condividere gli spazi della barca a vela non sempre è facile, ma noi stiamo bene, abbiamo lunghi momenti di silenzi e altri in cui parliamo tanto, troppo (ride). Siamo molto diversi ma ci si compensa, come possibile. Abbiamo deciso di realizzare questo ‘viaggio’ un po’ come se fosse una pura follia, per recuperare una bellissima, ancora in buono stato, barca in Norvegia, di proprietà di una donna che la conservava in maniera ‘ottimale’ e che ci ha concesso di raggiungere l’Italia attraverso dei canali, vivendo così l’Europa, fino a Ventotene, raccontando a che punto è, documentandola. L’idea è piaciuta molto ad una casa di produzione e cosi l’abbiamo realizzata! Abbiamo incontrato gente ‘normale’ con la barca che ci ricordava il film, “Come eravamo”, con Redford e la Streisand. Abbiamo corso il rischio e di questo ne siamo felici!».

Anche Marco mi ha parlato in maniera entusiasta di questo viaggio…
«È stato qualcosa di folle, di bellissimo, che ripeteremmo volentieri».

Cosa ti ha regalato questo percorso sino ad oggi?
«Nessuna certezza! Questo mestiere non ne ha. Le consapevolezze che invece ho sono soltanto legate ad una maggiore padronanza che ti porta a capire in cosa consiste questo lavoro e quanto ancora devi lavorare. Una consapevolezza che cresce, giorno dopo giorno, ma non sarà mai traguardo. Se lo fosse vorrebbe dire che c’è una fine…».

Cosa ci aspettiamo dal tuo futuro artistico?
«Il 16 Febbraio, al Teatro Duse di Bologna, tornerà in scena una mia regia che vede protagonista Andrea Pezzi, con lo spettacolo “Intelligenza Naturale”. Spero accorriate in tanti, e lo stesso mi auguro per “Il gatto nero”.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

Potrebbe interessarti

Francesca e Amelia Rondinella per Alla Corte dei Cunti

Alla Corte dei Cunti, il debutto a Castel Nuovo

Akerusia Danza porta in scena «Alla Corte dei Cunti» il 4 agosto a Castel Nuovo, tra musica dal vivo, danza e le fiabe di Basile.

Un momento di Notre Dame de Paris

“Notre Dame de Paris” saluta Caserta… con magia

Abbiamo visto nuovamente "Notre Dame de Paris" nel suo trionfo alla Reggia di Caserta: vi raccontiamo le quattro serate da ricordare.

Alessandro Pertosa

Alessandro Pertosa porta in scena “Ero, l’ultima luce”

In scena "Ero, l'ultima luce", ad opera di Alessandro Pertosa, con protagonista l'attrice Melania Fiore, che ci racconta lo spettacolo.

Eleonora Abbagnato a La Nuit des Étoiles 2025

La Nuit des Étoiles 2026: c’è anche Nikita Perotti

Svelato il cast completo de La Nuit des Étoiles 2026 a Olbia: tra le stelle della danza spicca l'arrivo del ballerino Nikita Perotti.

Fabrizio Arcuri presenta il primo spettacolo per Estate Veronese 2026

Fabrizio Arcuri e l’Estate Teatrale Veronese

La Gazzetta dello Spettacolo vi racconta oggi l'Estate Teatrale Veronese, con un'intervista escusiva al direttore artistico Fabrizio Arcuri.

Un momento di Notre Dame de Paris

Alla Reggia di Caserta la magia di Notre Dame de Paris

Dal 17 luglio fino al 19 luglio "Notre Dame de Paris" il musical sarà in scena a Caserta, nella cornice mozzafiato della Reggia Vanvitelliana.

Lascia un commento