Incontriamo Massimo Napoli, attore e regista teatrale, prossimamente in scena al Teatro Porta Portese di Roma.
In scena al Teatro Porta Portese, Massimo Napoli, dal prossimo 13 febbraio, con “Parole burlevoli e fatti sollazzevoli”, uno spettacolo tutto da vivere…
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Massimo Napoli. Dal 13 al 15 Febbraio sarai in scena con un tuo spettacolo al Teatro Porta Portese di Roma, “Parole burlevoli e fatti sollazzevoli”. Quali anticipazioni a riguardo?
«Grazie dell’ospitalità sul vostro quotidiano. Ho ritenuto necessario specificare “Edizione 2026”, poiché questo spettacolo era andato in scena una prima volta nel 2015 all’Associazione Café Voltaire, una seconda nel 2019 al Teatro Lo Spazio (entrambe le sedi romane), presentando un valido repertorio che, in questa attuale edizione, ho arricchito di dialoghi e monologhi tratti da autori del Novecento. Il recital è costituito da alcuni testi che, messi insieme, offrono una veduta generale del teatro e della letteratura del nostro recente passato, il Novecento, nonchè del nostro attuale secolo. Testi costituiti da argomenti e contenuti profondi e interessanti, resi con leggerezza e con delicata ironia, annessa a un pizzico di brio e spirito. Da tale impostazione ne è derivato il titolo dello spettacolo».
Al tuo fianco, in scena, la collega Roberta Bobbi. Come vi preparate ad affrontare questa esperienza e quanta emozione c’è nel calcare le tavole del palcoscenico?
«La partecipazione di Roberta Bobbi, attrice versatile, rigorosa e brillante, è un’altra novità di questa edizione. Abbiamo iniziato a lavorare nel modo più consueto, con la lettura del copione o, come si dice abitualmente, con le prove a tavolino. Iniziato a impostare le battute, si è passati poi a verificarne la reale efficacia nella pratica o in piedi, realizzando così una forma di laboratorio. Ci sarebbe molto da dire sull’emozione dello stare in scena, poiché affiancherei o forse farei precedere all’emozione il sentimento della passione. Per un artista le emozioni potrebbero indurre al disordine e alla mancanza di controllo, mentre le passioni aiutano a essere disciplinati, studiosi, professionali e a governarle, le emozioni».
Cosa ti ha spinto, a suo tempo, a prendere parte al mondo dello spettacolo diversificandoti tra recitazione, regia e arte in sé?
«Devo ammettere che sin da molto piccolo ero attratto da tutto ciò che si proiettava verso la fantasia e l’immaginazione. Questa è una condizione che perdura tuttora e che fa parte della mia personalità. Non il mondo dello spettacolo in generale, ma l’aspetto artistico del mondo dello spettacolo mi ha attratto come un richiamo. Questo richiamo diviene inesorabilmente la mia identità. Lei cita la recitazione, la regia e il mondo dell’arte e io completerei con la scrittura, potendo affermare che essi sono gli aspetti della stessa medaglia, o meglio, se non una medaglia dalla duplice faccia, un’entità dalle molteplici sfaccettature e dallo stesso prezioso valore. Ritengo, che, chi calca le tavole del palcoscenico, non abbia un buon rapporto con il prossimo nella vita reale, mentre quando si è in scena, finalmente si sente in armonia col prossimo, che è il pubblico. Per concludere, seppur sommariamente questo argomento, le diverse discipline artistiche di cui mi occupo, hanno lo stesso denominatore comune: l’impulso all’astrazione».
Chi è Massimo e quali sogni vorresti ancora concretizzare?
«Vorrei essere più pratico e meno teorico nel descrivere chi sono. Ho studiato recitazione allo Studio Fersen, un’ottima scuola che avevo frequentato nel periodo della sua massima affermazione, per poi debuttare ebuttato con “Proust”, per la regia di Giuliano Vasilicò. Ho fatto dunque parte di quell’indimenticabile e ormai storica corrente teatrale denominata Teatro d’Avanguardia. Da allora, fino ad oggi, ho lavorato con Lucia Vasilicò, Piero Panza, Sergio Salvi, Aldo Braibanti, Luca Ronconi, Vittorio Pavoncello, Ennio Coltorti. Ho studiato pittura e figura con Giulio Turcato all’Accademia di Belle Arti di Roma, per poi creare il personaggio femminile di Drosophila Melanogaster, pseudonimo di Europa Pesante (Roma 1893-1975), scrittrice e pittrice di successo tra le due guerre mondiali. A lei avevo dedicato una mia mostra personale nel 2017. Cosa Sogno? Vorrei poter definire e dare un seguito alla mia nascente associazione, “Le Officine Universali”, per poi collaborare con altri artisti per realizzare progetti a breve e a lunga scadenza. Inoltre, vorrei terminare il “terzo romanzo ritrovato” di Drosophila Melanogaster».
Possiamo aspettarci dei nuovi progetti, a breve?
«Certamente! Sto per realizzare una mostra/spettacolo con il gruppo di artisti di “Progetto 8” e de “Le Officine Universali”. Si tratta di un evento costituito da opere di artisti, realizzate dal vivo, in presenza del pubblico. La realizzazione delle opere è ritmata da un mio testo, “Ventunesimo Secolo” (2025), che leggerò ad alta voce. Gli artisti e le loro opere diverranno gradualmente personaggi di uno spettacolo. Le diverse competenze artistiche sono: disegno, pittura, fotografia, videoarte, arte digitale, performance, scenografia digitale, voce, musica e drammaturgia. In questa insolita circostanza non si lavora nei propri studi e laboratori, bensì in scena, a contatto col pubblico, come detto poc’anzi. Il tema principale di questa mostra/spettacolo è il conflitto tra coloro che per secoli hanno impostato un modello di società e di economia sullo sfruttamento e l’avido possesso della natura e coloro che invece vorrebbero invertire tale modalità di vita, per impostare un rapporto di alleanza con la natura e non di carattere predatorio. “Ventunesimo Secolo” andrà in scena il 3 Maggio a Roma al Teatro di Documenti. A Giugno debutterà ufficialmente».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

