Vico Sirene di Fortunato Calvino, arriva al Teatro Totò di Napoli con il suo consolidato cast ed una new entry.
Nonostante le tantissime repliche, succedutesi nel corso degli anni, lo spettacolo teatrale “Vico Sirene” di Fortunato Calvino – in scena anche al teatro ridotto del Mercadante con “Zucchero Amaro” – continua a raccogliere consensi e successi.
In scena al Teatro Totò di Napoli fino al 1 febbraio, “Vico Sirene” di Fortunato Calvino (in scena anche al teatro ridotto del Mercadante con “Zucchero Amaro”), che racconta del mondo dei “femminielli” e lo fa in maniera totale, mettendo in risalto gli antagonismi, le gelosie e i battibecchi, evidenziando un mondo deriso, soggetto a pericoli continui, sfruttato e abusato, ma altresì animato e sostenuto da tanta complicità, sensibilità e profonda amicizia.
Un’amicizia forte, vera e sincera capace di far compiere azioni impensabili. Gigi e Ross, al secolo Luigi Esposito e Rosario Morra, ricoprono un ruolo inedito, quello rispettivamente di Scarola e Nucchetella, due “femminièlli” uniti da un forte sentimento ed anche da un passato di prostituzione.
Il simpaticissimo duo partenopeo – che da poco ha festeggiato le nozze d’argento artistiche al Teatro Troisi di Napoli – ha confermato, ancora una volta, il suo talento, oltre alla grande versatilità che consente loro di cambiare ruolo senza alcuno sforzo e di indossare perfettamente anche panni femminili con estrema disinvoltura.
Naturali improvvisatori ed estemporanei, grazie anche alla loro intesa naturale, Gigi e Ross riescono a dominare la scena con grande autenticità e complicità immediata.
Già al dischiudersi del sipario si assapora un’atmosfera insolita, che riporta gli spettatori indietro nel tempo, facendo così scoprire delle verità nascoste agli occhi altrui: sofferenze, abbandoni, competizioni, grandi passioni e anche amori spesso impossibili, ma soprattutto presenze, quelle su cui puoi sempre contare nonostante screzi e litigate.
Un universo dove regnano emozioni e cuore che, in maniera eterogenea, prendono vita nei vari personaggi interpretati da altrettanti bravissimi artisti.
Marco Palmieri, la rossa Mina, non si smentisce mai dimostrando la sua innata propensione nel calcare il palco con sicurezza e padronanza, un’interpretazione che ha reso il suo personaggio autentico, capace di passare dal dramma all’ilarità con grande disinvoltura.
Ciro Esposito, la “focosa” Coca Cola, si rivela come sempre un artista bravissimo, trasmettendo emozioni e facendo dimenticare si tratti di finzione. Un’interpretazione intensa, ennesima dimostrazioni delle sue doti attoriali.
Susy è un’altra figura chiave della rappresentazione, interpretata dal talento di Mattia Ferraro, la cui sorte finirà per sconquassare la vita di tutte le compagne.
Mattia ricopre il doppio ruolo, quello di Susy e del “cattivo”, dimostrando professionalità e preparazione.
La pescivendola, la new entry Ivano Schiavi, è l’unica sposata ed anche benestante, ma nonostante il “cambiamento” resta fedele alle sue amiche di sempre.
Ivano Schiavi è la nuova sorprendente entrata della famiglia di “Vico Sirene”, bravissimo nel ricoprire il ruolo in maniera impeccabile, superando ogni aspettativa.
Un mondo povero ma ricco di umanità e di tradizioni come la tombolata finale, che pur essendo amara, riunisce le protagoniste di questa incredibile storia.
Una rappresentazione teatrale emozionante resa ancor più suggestiva grazie alle musiche di Paolo Coletta, uno spaccato della cultura napoletana dove anche la stessa lingua diventa protagonista di dialoghi e battibecchi resi fluidi, piacevoli nonostante i doppi sensi e la tematica particolare.
“Vico Sirene”, scritta e diretta da Fortunato Calvino con l’assistenza alla regia di Pina Strazzullo, meriterebbe di essere itinerante non solo per le tematiche e la storia ma anche per le grandi emozioni e sensazioni che solo il teatro, attraverso il contatto diretto con il pubblico, riesce a dare.
Le dichiarazioni di Fortunato Calvino: “Vico Sirene”, parla dei “femminèlli” napoletani, ispiratrice di questo mio testo è stata la Tarantina, figura straordinaria e memoria storica dei quartieri spagnoli dove tutt’oggi vive. Non è un caso che ho scelto questo titolo: “Vico” intenso come groviglio di vicoletti e stradine del centro storico e in particolar modo dei quartieri spagnoli, ma anche groviglio di vite diverse, vissuta da un’umanità complessa e variegata. Anime di questo paradiso-inferno che è Napoli. “Sirene” fa riferimento al mito della Sirena Partenope che, con la sua ambiguità, da sempre ammalia ed accoglie il diverso. “Vico Sirene” è un viaggio nelle profondità dell’anima, di una realtà che pulsa da secoli nelle vene di questa città straordinaria madre, magnifica incantatrice, ed a volte perfida matrigna. Una città con una popolazione straordinariamente variegata e che riesce a convivere con lo straniero da sempre, fino a farlo diventare lentamente un napoletano d’adozione. Il mondo dei “femminièlli” con i loro riti – dalla figliata, al matrimonio dei femminièlli – resta e rimarrà una realtà storica radicata nel tessuto sociale di questa città. Ho cercato così di portare in scena la “vita” di un vicolo molto particolare. E’ come un pittore con la sua tela, ho dato colore ai personaggi, che ho poi ritrovato nella realtà: Nucchetella, Scarola, Cocacola, Mina, Susy, La Pescivendola sono l’espressione di un mondo in parte ancora presente e che anima i vicoli di Napoli, con le loro storie di prostituzione e di amori andati, di un’esistenza difficile. La tombola filo rosso di tutto il testo, unisce sia le donne di Napoli che i “femminièlli” da Natale ad agosto; novanta numeri che estratti dal “Panàro” diventano occasione di divertimento e di scherno, di feroci battute che ogni sera come un antico rito si ripete in un basso, o in una casa di questa città”.
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz
