Intervista all’attrice Vittoria Belvedere, che ci racconta del nuovo spettacolo in scena: “Indovina chi viene a cena?”.
In scena con “Indovina chi viene a cena?” la nostra ospite di oggi, l’attrice Vittoria Belvedere, pronta a raccontarsi, a fornirci qualche informazione in più sullo spettacolo, sul suo futuro artistico… su tutto ciò per cui vive e che le fa battere il cuore.
Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Vittoria Belvedere. Attualmente sei in teatro con “Indovina chi viene a cena?” con al tuo fianco il collega Cesare Bocci. Quali sensazioni sono legate a questo spettacolo, alla vita in tournée?
«È uno spettacolo che amo moltissimo, perché parla di temi universali come l’amore, i pregiudizi, l’incontro tra culture e generazioni diverse. Ogni sera è un viaggio emotivo, perché il pubblico reagisce in modo diverso e ci restituisce tanta energia. Con Cesare c’è una grande intesa, sia umana che artistica: lavorare con lui è un piacere. La tournée è faticosa, certo, ma è anche una grande avventura, un modo per ritrovare il contatto diretto con le persone, con le città, con l’Italia vera».

Cosa ti lega alle tavole del palcoscenico, quali rituali ti accompagnano prima di essere in scena e come vivi il rapporto con il pubblico?
«Il teatro per me è verità. È il momento in cui tutto si ferma e restiamo solo noi attori e il pubblico, senza filtri. Prima di entrare in scena ho bisogno di raccogliermi, di respirare, di entrare nel silenzio. È come un piccolo rito per lasciare fuori tutto il resto e concentrarmi sul “qui e ora”. E poi, quando le luci si accendono e sento il respiro della sala, tutto prende vita: è un’emozione che non si può spiegare, solo vivere».
Da sempre innamorata della recitazione, in ogni sua forma, cosa ti ha regalato questo viaggio artistico nel corso degli anni, quali maggiori consapevolezze?
«Mi ha regalato tanto, soprattutto la conoscenza di me stessa. Ogni personaggio mi ha insegnato qualcosa, mi ha costretto a guardarmi dentro e a mettermi in discussione. Col tempo ho imparato che non serve essere perfetti, ma autentici. E ho capito che la recitazione, quando è sincera, può davvero toccare le persone e far riflettere».
Manca, forse, un ruolo, qualcosa che avresti voluto realizzare ma che non hai ancora avuto modo di portare in scena?
«In realtà mi sento molto fortunata, perché ho interpretato personaggi diversissimi tra loro. Però mi piacerebbe affrontare un ruolo più “imperfetto”, una donna piena di contraddizioni, anche spigolosa… quei personaggi che ti fanno un po’ paura ma che, proprio per questo, ti fanno crescere».
Chi è oggi Vittoria, quali sogni caratterizzano il tuo vissuto?
«Oggi sono una donna serena, consapevole, grata per tutto ciò che la vita mi ha dato. Sono una moglie, una madre e un’artista, e cerco ogni giorno di tenere insieme questi tre aspetti, che sono il mio equilibrio. I miei sogni? Continuare a lavorare con passione, ma anche avere più tempo per me e per la mia famiglia, per le cose semplici che danno senso alle giornate».
Da madre, vista la situazione attuale legata a guerre, a inutili polemiche sterili, quali valori continui a trasmettere ai tuoi figli affinché possano vivere al meglio la vita, il rapporto con ‘il prossimo’?
«Cerco di insegnare loro il rispetto, la gentilezza, la capacita di ascoltare. Viviamo in un mondo dove tutti vogliono avere ragione, ma pochi vogliono capire davvero. A casa nostra si parla molto, si condividono opinioni anche diverse, ma con affetto e curiosità. E poi credo molto nell’importanza dell’empatia: mettersi nei panni dell’altro è la chiave per vivere meglio, come persone e come società».
Cosa puoi anticiparci, nei limiti del possibile, sul tuo futuro artistico?
«Intanto voglio godermi fino in fondo questa tournée, che mi sta regalando tanto. Poi ci sono dei progetti in cantiere, sia teatrali che televisivi, ma per scaramanzia preferisco non dire troppo! (sorride) Quello che so è che continuerò a scegliere solo cose che sento davvero, che mi emozionano. Perché a questo punto della mia vita voglio fare solo ciò che mi fa battere il cuore».
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