Edoardo Sylos Labini: porto in TV il D’Annunzio

Edoardo Sylos Labini: porto in TV il D’Annunzio

Un palcoscenico d’eccellenza come la Nave Puglia, un’emittente come Rai 3 e la vita di D’Annunzio con Edoardo Sylos Labini.

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Il 12 settembre, in seconda serata su Rai 3, potremo assistere ad uno spettacolo realizzato dal Vittoriale degli Italiani, su un palcoscenico non poco particolare, la Nave Puglia. Al timone di tutto ciò, l’attore Edoardo Sylos Labini ne “Gabriele D’Annunzio, Una vita inimitabile”.

Bentornato sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, Edoardo Sylos Labini. Ti chiederei di parlarci di “Gabriele D’Annunzio, Una vita inimitabile”, su Rai3 questo 12 settembre, alle 23.15. Un progetto che ha avuto la sua realizzazione dalla Nave Puglia del Vittoriale degli Italiani ed è accompagnato dalle musiche di Sergio Colicchio. Cosa puoi dirci a riguardo?
È un anno che porto in scena questo spettacolo/racconto della vita di D’Annunzio, da quando giovanissimo corteggia la duchessa Maria Hardouin di Gallese, mettendola incinta, per poi scalare la società aristocratica romana, fino all’Impresa di Fiume. Uno ‘spettacolo’ che diventa un vero e proprio evento perché realizzato a ‘casa sua’, al Vittoriale, in una location suggestiva che è la Nave Puglia. Una nave che ha combattuto eroicamente nella Grande Guerra, incastonata, come da richiesta dello stesso D’Annunzio, nella collina della sua villa.

Cosa volere di più da questa ennesima esperienza nel vissuto di D’Annunzio?
Nulla! Avrò per me una scenografia naturale, dopo ben dieci anni che porto in scena spettacoli che lo riguardano. Una vera e propria chiusura di un cerchio.

Labini legge D'Annunzio

Cosa ti ha regalato, sino ad oggi, questo spettacolo, quali consensi da parte del pubblico?
Intanto posso dirti che ho perso i capelli per poterlo portare in scena (ride). Mi trasformai, all’epoca e, ancora oggi, porto questo look con me. Una data, quella scelta per la ‘visione’ dello spettacolo, non da poco, perché è la stessa dell’Impresa di Fiume.

Il teatro è da sempre parte integrante del tuo percorso e, a tal proposito, volevo chiederti quali sensazioni sono legate alle tavole del palcoscenico, al rapporto con il pubblico?
Il palcoscenico è la mia vita! Quest’anno festeggio trent’anni di carriera, dopo quel primo debutto con un Pirandello, alla Versiliana. Trent’anni di forte vissuto, di storie raccontate e tante ancora ce ne saranno…

Quali consigli rivolgere ai giovani, a chi vorrebbe poter intraprendere una strada legata alla recitazione?
Nessuno, oggi, cerca di avvicinarsi alle accademie teatrali, purtroppo. Ciò rappresenta un vero dispiacere perché il teatro regala disciplina, rigore, e una buona preparazione consente di potersi avvicinare alla televisione, al cinema, a tanto altro. Bisognerebbe guardare al passato, riprendere quello che era l’iter precedente.

Quanto sei cambiato da quelli che sono stati i tuoi inizi e quali maggiori consapevolezze porti con te?
‘Crescere’ ti consente di affrontare con più leggerezza il pubblico e il palcoscenico. L’emozione c’è sempre, naturalmente non può mancare, ma la leggerezza fa tanto, è qualcosa di necessario, di importante. Oggi porto con me tanto vissuto, tante consapevolezze, tanta voglia di continuare su questa strada.

Cosa è mancato a questo tuo percorso artistico?
Il mio è da sempre un percorso eclettico, da curioso, da persona difficile da incasellare. Se mi guardo indietro mi dico che va bene così, con il mio giornale che è stato fondato tempo fa, con le mie regie, i miei testi, il mio essere da sempre attore.

Da papà, quali consapevolezze cerchi di trasmettere a tua figlia?
Vorrei fosse libera e sempre più pronta ad amare se stessa, il terreno che calpesta, perché calpestiamo qualcosa di bello, di importante. Luce, così si chiama mia figlia, a tre anni era con me alla Nave Puglia, al Vittoriale, per recitare insieme “La pioggia nel pineto”. Oggi ha tredici anni, ascolta la trap, ho cercato di trasmetterle l’amore per questo paese, ma sarà poi lei a capire quale strada intraprendere.

Quali sogni restano ancora da realizzare?
Il mio progetto più grande si chiama “cultura e identità” e sogno che le generazioni future portino avanti questo racconto, affinché sia ricordata la nostra italianità, il nostro paese, gli uomini e le donne che hanno lasciato un reale segno culturale. Sogno che qualcuno porti avanti questa mia grande battaglia.

Anticipazioni legate al tuo futuro artistico?
Il 28 settembre sarò a Torino, al Faro della Vittoria, altro luogo simbolo, per portare nuovamente in scena lo spettacolo su D’Annunzio. Una nuova stagione televisiva ci sarà, tra qualche mese, ma avremo modo di parlarne in futuro, con piacere.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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