Il Maestro Bruno Canino

La tastiera dell’infinito e la lezione di Bruno Canino

Capua, il pianista Bruno Canino festeggia novant’anni e una carriera costellata di successi al Museo Campano per l’autunno musicale.

Novant’anni di architettura sonora, di rigore, di instancabile curiosità verso l’ignoto e di profonda devozione alla pagina scritta. Quando il maestro Bruno Canino sfiora i tasti di un pianoforte, non assistiamo a una semplice esecuzione, ma alla manifestazione tangibile di una storia intellettuale e interpretativa che ha segnato in modo indelebile la cultura musicale del Novecento e del nuovo millennio.

L’imminente appuntamento capuano al Museo Campano per la rassegna Autunno Musicale del 24 ottobre 2026 va ben oltre la consueta celebrazione anagrafica: è la riaffermazione viva e squillante del ruolo di una vera e propria icona del pianismo globale.

Nella cornice barocca e suggestiva delle sale del Museo Campano, il maestro napoletano d’origine ma cosmopolita per vocazione torna a dialogare con il pubblico campano, testimoniando un legame artistico mai intaccato dal tempo. La proposta d’ascolto per questo attesissimo recital mette in luce la lucidità critica e la raffinatezza programmatica che hanno da sempre caratterizzato il suo percorso. Costruito con un equilibrio impeccabile, il concerto traccia un itinerario ideale che parte dalla brillante chiarezza formale e dall’estro della tradizione tastieristica italiana per approdare alle complesse sfumature del Novecento francese. Nella prima parte della serata, la lettura caniniana si misura con le cangianti architetture di quattro Sonate di Domenico Scarlatti — le K 420, K 11, K 387 e K 25 —, pagine in cui il fraseggio nitido e l’articolazione timbrica del maestro sono chiamati a restituire tutta la vitalità del barocco nostrano.

Segue la Sonata in do maggiore op. 34 n. 1 di Muzio Clementi, terreno d’elezione per verificare la naturalezza espressiva e la solidità classica di un interprete che ha fatto della chiarezza strutturale la propria firma estetica. La vera prova di forza e la vetrina del suo infallibile fiuto timbrico arrivano tuttavia nella seconda parte, interamente dedicata al Secondo Libro dei Preludi di Claude Debussy. L’esecuzione integrale di questo ciclo monumentale — da Brouillards e Feuilles mortes alla travolgente fantasmagoria di Feux d’artifice, passando per la stilizzata comicità di Général Lavine eccentric — richiede una flessibilità di tocco e un controllo delle dinamiche che solo i grandissimi della tastiera possiedono.

Canino non affronta Debussy come mero colorismo impressionista, ma come rigorosa architettura di luce e suono. La statura di Bruno Canino si misura nella sua sterminata e multiforme attività: punto di riferimento imprescindibile per la musica da camera — indimenticabili i suoi sodalizi storici con Antonio Ballista, Salvatore Accardo, Uto Ughi, Pierre Amoyal e Itzhak Perlman —, è stato al contempo il compagno di strada dei massimi protagonisti dell’avanguardia contemporanea.

Da Pierre Boulez a Luciano Berio, da Karlheinz Stockhausen a György Ligeti, fino a Luigi Nono e Sylvano Bussotti, le più importanti firme della composizione del Secondo Novecento hanno trovato in lui il primo, perfetto decodificatore del proprio pensiero musicale. Guidato sul podio da figure mitiche come Claudio Abbado, Riccardo Muti e Wolfgang Sawallisch, e alla testa di compagini leggendarie quali i Berliner Philharmoniker o la New York Philharmonic, il maestro continua ancora oggi a trasmettere la sua viscerale passione attraverso una costante e generosa attività didattica.

L’esibizione di Canino rappresenta il fiore all’occhiello di un’edizione dell’Autunno Musicale — rassegna curata dall’Associazione Anna Jervolino — eccezionalmente ricca di spunti e visioni. La rassegna proseguirà infatti il proprio cammino offrendo una panoramica ad ampio raggio sulla letteratura pianistica e cameristica: dalle interpretazioni chopiniane e beethoveniane affidate ad un altro grande virtuoso come Francesco Libetta, alle esplorazioni beethoveniane promosse nei progetti triennali affidati a compagini del calibro dell’Aron Quartet, del Quartetto Goldberg, del Linos Piano Trio e del pianista Olaf John Laneri, senza dimenticare la partecipazione dei nuovi talenti della scena internazionale come Emanuil Ivanov, già Primo Premio Busoni.

Ascoltare Bruno Canino oggi non significa soltanto celebrare una gloriosa carriera lunga nove decenni, ma cogliere la rara opportunità di testimoniare la musica nel suo farsi: un atto d’amore puro, lucido e senza tempo verso la bellezza della tastiera.

Su Renato Aiello

Redattore. Napoletano, classe '87, Renato Aiello sono giornalista pubblicista dal 2009.

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