Intervista ad un maestro della chitarra, Rufus Barnes Miller, che ci racconta il suo rapporto con lo strumento per la vita.
Incontriamo Rufus Barnes Miller, un professionista della musica, cresciuto di fianco ad un papà più che abile, Dominic Miller, con un vissuto forte da raccontare ed una sana voglia di vivere sempre e ancora suonando la sua chitarra…
Benvenuto su “La Gazzetta dello Spettacolo“, Rufus Barnes Miller. Sei cresciuto a pane e musica, ancorato alla tua fantastica chitarra, una grande passione che devi a tuo padre. Cosa ricordi dei tuoi inizi, di quei primi passi mossi in musica?
«Hai ragione, sono cresciuto proprio a pane e musica! Da bambino ero incredibilmente ispirato da mio padre e, vederlo suonare dal vivo, nonchè davanti ad un pubblico numeroso, ha fatto sì che Il mio viaggio con la musica iniziasse a soli sette anni. Scrivevo canzoni senza uno strumento e le cantavo ad amici e parenti. Ho imparato a suonare la chitarra ad otto anni, ispirato principalmente dalle canzoni d’amore e da una musica più pesante, grunge, come Alice In Chains, Nirvana e Silvechair. Artisti come questi mi affascinavano e le canzoni non mi sembravano troppo difficili da suonare, così ho imparato da solo tramite cassette e CD, mentre scrivevo ossessivamente le mie canzoni e le registravo su un registratore a quattro tracce.
È rimasta una passione sana e forte, un viaggio che mi accompagna da una vita!».
Quali sensazioni sono legate al primo live, alla prima volta che hai calcato le tavole di un palcoscenico?
«La mia prima volta sul palco è stata ai concerti scolastici, ed erano tutti molto magici. Uno è stato a teatro e mi è piaciuto tantissimo! Mi è sembrato naturale, liberatorio e un ottimo modo per esprimermi».

Che significato ha per te la parola musica?
«La musica rappresenta un modo per esprimere emozioni attraverso il suono. Tutti i diversi elementi del suono, la sua consistenza, le parole, il tono, l’espressione, e molto altro…».
Quali consigli hai ricevuto da parte di tuo padre, Dominic Miller, quali elogi nell’averti sentito suonare dal vivo? Hai mai pensato ad un piano B, a cosa avresti fatto se non avessi intrapreso questo percorso artistico?
«Mio padre mi ha incoraggiato, ma mi ha anche fatto capire sin da subito quanto sia difficile dedicarsi a tempo pieno a questa attività. Era soprattutto felice di vedermi trovare la mia voce attraverso la musica. Se non fosse stata una carriera artistica, suppongo che da bambino avrei voluto fare il pugile ma, con il senno di poi, sono contento di non averlo fatto. Non voglio essere picchiato o picchiare la gente per vivere. La musica e l’arte sono un modo nettamente migliore per esprimere questi sentimenti».
Sei stato impegnato anche a livello attoriale. Cosa ti ha regalato il set?
«In realtà non ho recitato molto. Mia madre era un’attrice e questo mi ispirava a scuola, ma ho fatto fatica a imparare le battute nelle recite scolastiche, quindi non ho continuato. Vedo il mio ruolo nelle molte band in cui suono, come un ruolo di attore, in una certa misura. Ogni band in cui suono e in cui ho suonato mi permette di esplorare un personaggio e un ruolo diverso. Sono stato sul set di film e serie TV, ma quasi sempre con una chitarra in mano, restando principalmente nei miei panni».
Come vivi il rapporto con il pubblico, con chi ti stima e segue da tempo?
«Considero il pubblico che mi conosce per la mia musica come se fossero miei amici. Guardo a loro per la comprensione che hanno della mia musica perché, probabilmente, hanno una prospettiva migliore della mia su ciò che faccio. Avere qualcuno che ti dice che ascoltarti lo commuove, gli fa provare qualcosa di forte, ti regala qualcosa di speciale. Non bisogna dare mai per scontato tutto ciò, per questo dedico loro, quando possibile, tempo e gratitudine».
Quale musica ad oggi è maggiormente nelle tue corde e quali sogni non sei ancora riuscito a realizzare?
«Mi interessa maggiormente l’heavy metal, intensa ed emozionante ma, fondamentalmente, ascolto tutti i generi. Mi piace far parte della scena londinese e trarre ispirazione da tutti i musicisti che ne fanno parte. Anche dalla mia famiglia, ovviamente. Mia sorella Misty mi spinge sempre a voler andare oltre e sviluppare il mio sound, proprio come fa lei. Band come Pink Eye Club, Uncle Junior e Black Bordello, così come musicisti con cui suono in band come Scarlett Woolfe, Ella Morgan, Me=U, Night Movies, solo per citarne alcuni».
Chi è oggi Rufus e quali consapevolezze hai raggiunto con il passare degli anni?
«Rufus ha da poco compiuto quarant’anni ed è, di certo, più sicuro di sé, fiducioso, ancora più saggio, autonomo e con un grande amor proprio. Credo di portare pace alle persone con il mio comportamento e sono un tipo molto rilassato. Sul palco è diverso. Amo l’equilibrio e la sensazione di armonia. Penso che lo yoga e l’arte siano le chiavi per sintonizzarmi nella mia vita. Una pratica che dura tutta la vita. Consapevole della mia ombra e impegnato a diventare un guerriero o una luce».
Cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico?
«Attualmente suono in circa sei band che si esibiscono, scrivono e registrano regolarmente. La mia passione principale è ovviamente la mia musica. Ho una band di tre elementi per questo. Andy Thompson e Bob Kessels completano la formazione. Abbiamo un agente in Repubblica Ceca, quindi continueremo a fare tournée lì. Abbiamo anche un nuovo album che è praticamente pronto. Questo sarà il mio terzo album e non vedo l’ora che tutti lo ascoltino. Farò del mio meglio per farlo bene e per farlo arrivare al maggior numero di persone possibili. Continuerò a esibirmi a Londra il più possibile nella scena musicale dei Grass Routes e a contribuire alla crescita delle persone intorno a me e della comunità musicale locale. Questa è una delle mie grandi passioni. Suonare e supportare la musica dal vivo. Non riesco a immaginare una vita senza! Grazie mille per l’intervista! Spero di suonare con la mia band in Italia e, in particolare, nella splendida città di Napoli, il prima possibile. Promotori o agenti non esitate a contattarci. Vogliamo suonare questa musica per voi!».
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