Marina Abramović e Ulay, amore oltre l'arte
Marina Abramović e Ulay, amore oltre l'arte. Foto dal Web.

Marina Abramović e Ulay, amore oltre l’arte

Marina Abramović è un’artista montenegrina definitasi come la nonna della performance art:  il suo lavoro esplora le relazioni tra l’artista e il pubblico, ed il contrasto tra i limiti del corpo e le possibilità della mente.

Marina Abramović e Ulay, amore oltre l'arte
Marina Abramović e Ulay, amore oltre l’arte. Foto dal Web.

Marina Abramović viene conosciuta in Italia nel 1974 quando presenterà la sua performance, Rhythm 4, esposta nella Galleria Diagramma di Luciano Inga Pin a Milano. Due anni dopo inizierà una collaborazione ed una relazione (che durerà fino al 1988) con Ulay, artista tedesco di cui parleremo per un’emozionante episodio avvenuto anni dopo la fine del loro rapporto.

Tra le più importanti opere e performance di Marina Abramović ricordiamo Rhythm 0 (1974), durante la quale si presenta alla numerosa platea posando sul tavolo diversi strumenti di piacere e dolore. Alcuni spettatori testimoniarono che per circa sei ore l’artista sarebbe rimasta passiva alla mercè dei presenti, priva di volontà e chiunque avrebbe potuto usare liberamente quegli strumenti a suo piacimento.

Tale prova (in un tempo prefissato secondo una strategia di John Cage) aveva lo scopo di dare un inizio ed una fine ad un evento non lineare. Infatti l’inizio che era apparso non esplicitamente attivo, quasi in sordina per le prime tre ore si era poi trasformato coinvolgendo i partecipanti in approcci pericolosi e incontrollati.

I suoi vestiti le vennero tagliati a pezzi con lamette, addirittura la pelle le venne graffiata con le stesse lame. L’artista rimase inerme davanti a tutto e ciò era palese al pubblico che si scisse in due fazioni, quella che voleva proteggerla ed altri che agivano pericolosamente….  Abramovic aveva creato un’opera artistica molto seria e pericolosa: “Affrontare le sue paure in relazione al proprio corpo” . 

Imponderabilia (1977) insieme con l’artista tedesco e suo compagno Ulay, in una mostra svoltasi a Bologna presso la Galleria d’Arte Moderna, Marina Abramović da vita ad una nuova performance: entrambi sono in piedi, nudi ai lati di una porta molto stretta che da accesso nella galleria. Chi vuole entrare, ovviamente, è costretto a passare in mezzo ai loro corpi, dovendo decidere con imbarazzo se toccare il lato del nudo maschile o quello del nudo femminile.

Quello di Marina è di sicuro un lavoro libero dalle convenzioni, esplorare i limiti del corpo e della mente, ed anche la relazione con il suo compagno fu un rapporto unico, travolgente, sessuale, un legame simbiotico durato oltre 12 anni per poi concludersi perché “non funzionava più”.

Dalla fine della loro relazione, ovvero dal 1986, i due non ebbero più nessun tipo di contatto fino a quando in una nuova performance della Abramović accade qualcosa di sorprendente: The Artist is present Marina affrontò per tre mesi lo sguardo dei partecipanti, ovvero sedersi davanti alla persona di turno e fissarla negli occhi, un incrociarsi di emozioni e sentimenti, la vita nel lavoro.

Una delle sue più complesse performance durante la quale con sorpresa, dopo 23 anni dal loro addio, si presentò Ulay… un momento unico e toccante, l’assistere all’incrociarsi dei loro occhi è qualcosa di emozionante.

Un incontro che tocca davvero il cuore come si può testare guardando il video che ritrae il momento dell’incontro.

L’arte si può esprimere in mille modi e la si può vivere e trasmettere in altri diecimila… ed anche i sentimenti che ne nascono sono indefinibili ed incontrollabili, si può essere padroni di ciò che si fa, ma mai di ciò che si prova…

Per concludere facciamo nostra una frase di Gabriel garcia Marquez: “non sforzarti tanto, le cose migliori accadono quando meno te lo aspetti…”

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