Vite Social: quando le maschere coprono i volti veri
Un’analisi, o meglio… uno spunto di riflessione su quello che oggi sono le vite social delle persone tra mostrare ed essere.
Alcuni anni fa, lessi una frase che diceva così: La vita è quello che ti capita, mentre sei impegnato a fare altro. Era contenuta nella canzone di John Lennon Beautiful boy (Darling boy).
Bene, al di là di questo aneddoto, penso che oggi si badi veramente poco all’essenziale della vita vera a fronte di quella pubblicizzata nei tanti social, oggi più che mai entrati a dovere sul banco degli imputati.
Siamo tutti un poco annoiati e si sa che la noia porta spesso a fare cose non sempre giuste, come vivere di soli social, mettendo in essi qualsiasi cosa, per mostrare e mostrarsi in tutto ciò che si fa in una giornata.
E meno male che ci sono ventiquattro ore!
Col tempo, ciò a cui loro servivano, ovvero congiungere persone lontane fisicamente, far connettere e conoscere nuovi modi di pensare e agire, si è trasformato, col nostro placido consenso, in “dettami di stile” o peggio in luoghi in cui sfogare la propria rabbia .
Tutti opinionisti ed esperti in espertologia.
C’è chi insegna come cucinare, come indossare dei jeans o degli abiti. Chi ti consiglia profumi, trucchi e balocchi, chi vende prodotti e chi dispensa morale e consigli di ogni natura, anche amorosi.
Si fanno chiamare “content creators” o genericamente “influencer” . Ma non tutti sono degni e fanno onore a queste definizioni. Ci sono quelli che lo fanno con grande professionalità e sono pochi
Altri per quella visibilità da reality e che oltre a quello, sono “operai del nulla personificato“
Premetto, ammiro chi usa gli strumenti social per vero scopo di comunicazione che sia di compagnia o di un qualche suggerimento, nella vita reale della casalinga, dell’impiegato, del pensionato e perché no, del pescatore di vongole!
Per inteso, pure io ne seguo alcuni, ma quelli che seguo veramente e con i quali interagisco e che interagiscono con me, sono dei veri professionisti e lo dico per onestà personale e intellettuale.
Ma in questo oceano sconfinato di “ fichi secchi” parafrasando Totò, maestro di vita e che ho in qualche modo eletto mio maestro personale, un poco di poesia buona ci vorrebbe!
Eppure ci sono quelli che con la visibilità “ci marciano”.
Altro che “creatori” … Qualcuno si definisce “ personaggio pubblico” e giustamente come un vessillo lo scrive sotto il proprio profilo che, nel frattempo, ha provveduto a farsi autenticare, con tanto di bollino blu, come se fosse lo stendardo nobiliare munito di palle.
Sedicenti “ personaggi pubblici”, solo per aver preso parte ad un reality, altra “ realtà falsata” che oramai la gente assuefatta, come Truman Show, concepisce come tale, ma che in buona sostanza tale non è.
Proprio di quest’ultima categoria vorrei parlarvi. Ovviamente queste sono mie libere e personali opinioni, che nascono dal legittimo diritto di cronaca.
Quelli che si definiscono “personaggi pubblici” , solo per esser stati ex concorrenti di qualche reality a caso. Che per proseguire la loro visibilità, oltre alla precedente etichetta si mettono a fare i brand ambassador.
Ovvero come mostrarti prodotti di varia natura e guadagnare sponsorizzandoli. Quelli che funzionano di più sono il cibo, il trucco, i profumi e l’abbigliamento.
Ma ce n’è qualcuno che oltre a queste sponsorizzazioni, con tanto di jingle personale, battiti di mani, saltelli e voce da pseudo comici, reclamizza le “ divinità “ di cui vengono omaggiati.
È di questa categoria che mi va di parlarvi, capaci di imboccare ai seguaci qualsiasi cosa.
Tutto in nome dell’amore che ha per il proprio pubblico, come dolcini o biscottini, che facilmente si fanno inghiottire! (ironicamente parlando, ovvio!)
Questa categoria di ambassador ed ex di tutto, si studiano ogni cosa, ma si schermiscono quando i sedicenti commentatori, irretiti dalla “ genuinità” del personaggio, gli dice che potrebbe andare in tivú a fare questo o quello.
Allora qui sfoggia tutto il suo ingegno mediatico e si para dicendo: “Ma io non sono vip…”.
Quando si vede, per chi ha buonsenso, da un miglio di distanza quanta fame di fama hanno.
Mettono in piazza la loro vita, da quando si alzano a quando si coricano, con in mezzo vari momenti tra feste, sedute in bagno e preparazione di pietanze, con i prodotti brandizzati.
Poi si indispettiscono se qualcuno, in modo pacato, scrive commenti che dissentono da ciò che pubblicano. E qui non parlo di haters, bensí di persone che hanno visioni, idee e orientamenti differenti dai loro.
Si chiama libertà di espressione che inizia dove finisce quella dell’altro.
Talvolta ho dubitato che questi brand ambassador, a cui mi riferisco, creassero contenuti con l’intento di smuovere odio e dissenso tra i followers. invece che capire che ognuno esprime liberamente il proprio parere, quando e se non offende.
Infine c’è qualcuno che sa come incentivare l’attenzione. Per il fatto che, chi sta sui social, studia i propri followers, li incuriosisce e tra queste curiosità, magari prova la carta, di un familiare, o meglio del partner, coinvolgendolo in modo curioso, come farlo solo parlare, ma senza farlo vedere e alzando così l’asticella della curiosità. Primo scopo di questi.
La curiosità genera interesse, l’interesse visibilità e di conseguenza, la visibilità visualizzazioni e monetizzazione. Obiettivo di costoro, altrimenti cosa ci stanno a fare su un social a dire tutto e poi a fare il contrario del tutto consigliato?
Alla fine di questi deliziosi siparietti, esce allo scoperto e si dà vita a momenti quotidiani più o meno organizzati, che ad esempio possono ricordare la falsa riga di alcuni grandi attori, coppia sulla scena e nella vita.
Per cui, mi chiedo e vi chiedo, siamo sicuri di voler stare in mezzo a questo tritacarne sociale, nella nostra vita reale?
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz
