Intervista ad Elvira Gigante per il cortometraggio “Oltre il riflesso”, presentato in occasione della Festa del Cinema di Roma.
“Oltre il riflesso” sarà presentato questo 16 ottobre al The Cineclub di Roma in occasione della XXI Festa del Cinema di Roma, e per l’occasione è con noi Elvira Gigante. Un corto che parla di violenza di genere…
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Elvira Gigante. “Oltre il riflesso” funge da titolo al cortometraggio che sarà presentato in prima assoluta, questo 16 ottobre, al The Cineclub di Roma in occasione della XXI Festa del Cinema. Cosa dire su questo lavoro che tratta la violenza di genere e che ti vede impegnata sia come autrice che nelle vesti di attrice?
«“Oltre il riflesso” racconta una storia, come tante, come le milioni che finora hanno riempito le cronache di tutto il mondo. Quando l’ho scritto volevo concedere al personaggio femminile, Sonia, un epilogo diverso da quelli che, per l’appunto, si sentono costantemente, ancora oggi, purtroppo. Volevo, inoltre, che si prestasse attenzione ai segni lasciati su chi subisce violenza perpetrata negli anni. Anche se non si muore sotto le mani del proprio ‘aguzzino’, si paga comunque un prezzo troppo alto perchè certe condizioni, vissute sulla propria pelle, lasciano segni indelebili, che non si scordano più e che inevitabilmente conducono la vita di chi le ha subite in terreni paludosi, rischiando di subire delle vere e proprie deviazioni psicofisiche. Questo volevo passasse come messaggio, da qui anche la scelta della logline “la violenza lascia ombre che restano per sempre”. In merito ai molteplici ruoli che ho svolto, scriverlo, interpretarlo, dirigerlo e produrlo posso dire che è stato molto complicato e, al contempo, molto stimolante perché sono stata affiancata da una bellissima squadra di professionisti che non mi hanno fatto sentire il peso del tutto. Ho avuto Terry Paternoster come supporto alla regia e acting coach. È stata i miei occhi, e molto di più, mentre recitavo e non potevo ovviamente essere dietro al ‘monitor’. Inoltre con lei abbiamo preparato sia il mio personaggio che quello di Giacomo, interpretato da uno stupendo Vittorio Aliotta, al suo debutto cinematografico. Ho avuto Monica De Sanctis come Direttrice della fotografia nonché operatrice, amica da una vita, che ha curato la fotografia nei minimi dettagli in pre set, sul set e in post produzione, collaborando con Davide ALARIO, colorist del progetto. Anche con lei e con Francesco Sperandeo, che approfitto a ringraziare per i suoi preziosi contributi, ho lavorato molto in pre-produzione come con Terry Paternoster, proprio per finalizzare e ottimizzare il lavoro del set. Insomma ho avuto il massimo della professionalità da tutti quanti gli addetti che hanno preso parte al progetto, e che ne hanno sposato le ragioni e condiviso con me l’amore per l’arte e per la libera espressione artistica».
Quanta poca consapevolezza ancora c’è verso questa tematica?
«Molta, direi! Rischio di scadere nell’ovvio, ma lo penso fermamente, su questo, come su tanti altri mali della nostra società attuale. Si deve solo migliorare. Probabilmente dei passi in avanti da un punto di vista normativo sono stati fatti negli anni, ma a quanto pare non sono affatto sufficienti, considerando il notevole numero di vittime che ci sono tutt’ora. Penso si debba lavorare sull’insegnamento nelle scuole, ma ancora di più sull’educazione che parte dal primo nucleo in cui si generano i soggetti violenti, le famiglie. Poi bisognerebbe però entrare casa per casa per comprendere meglio e più profondamente le realtà in cui certe caratteristiche si sviluppano. Non possiamo fare un discorso univoco. La società è permeata di molteplici realtà. Tutti dobbiamo impegnarci, soprattutto insegnando che la vita è un dono prezioso e che nessuno è di proprietà di qualcun altro, siamo tutti individui liberi di amare e soprattutto di smettere di amare, senza doverne pagare conseguenze così pesanti».
Chi è Elvira e cosa manca al tuo percorso?
«Sono una donna che ha voglia di raccontare delle storie. Sto provando a farlo con gli strumenti che ho a disposizione e acquisendone di nuovi in continuazione per arrivare al cuore delle persone. Sento di aver raggiunto il mio obiettivo quando anche solo uno spettatore di ciò che faccio mi ringrazia o mi dice che si è emozionato guardando il mio cortometraggio. Al mio percorso artistico di sicuro manca un film, un lungometraggio. Vorrei raccontare storie più lunghe, più articolate, ma per questo sto ancora lavorando. Ne ho scritto uno, ma è ancora work in progress. Arriverà quando sarà il momento».
Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«In realtà fremo dalla voglia di tornare su un nuovo progetto e su un nuovo set. Ho scritto altri cortometraggi, sto sondando il terreno per capire le possibili collaborazioni con colleghi attori, come è successo con Vittorio Aliotta in “Oltre il riflesso”. Nel frattempo continuo a partecipare a casting come attrice, che è stato il mio primo amore artistico e continuerà ad esserlo. Sono fiduciosa che anche in questo caso arriverà ciò che deve al momento opportuno ed io sarò pronta ad accoglierlo. Ti ringrazio molto per l’opportunità che mi hai dato e saluto tutti i lettori con affetto».
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