Marco Bonadei: dare vita a sempre più ruoli e regie

Marco Bonadei. Foto di Davide Gallizio

Marco Bonadei: dare vita a sempre più ruoli e regie

Ruoli, regie, novità e “Il rapimento di Arabella”. Incontriamo oggi per una intervista esclusiva Marco Bonadei.

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Incontriamo Marco Bonadei, attore e regista, pronto a parlarci della sua partecipazione al film “Il rapimento di Arabella”, scritto e diretto da Carolina Cavalli, in concorso nella sezione Orizzonti dell’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Marco Bonadei. Presto potremo vederti ne “Il rapimento di Arabella”, in concorso a Venezia, quest’anno, alla Mostra Internazionale D’arte Cinematografica. Come ti sei preparato ad affrontare questo ulteriore ruolo, visibile nelle sale dal 4 dicembre?
Un viaggio meraviglioso, questo progetto, grazie ai numerosi incontri con la regista, avvenuti sin dalla fase dei casting. Un approfondimento che ho avuto modo di vivere sempre più sul set, senza tralasciare nulla al caso. Ho avuto modo di fare riferimento anche ad attori del calibro di Vincent Gallo, John C.Reilly, grande interprete in Magnolia, e molti altri. Ho voluto scovare dentro di me, il più possibile.

Come hai vissuto il set, i tuoi compagni di avventura? Quali consensi ti auguri che possa ottenere questo film?
Mi auguro che possa portare ad altri prodotti come questo, caratterizzati da un clima lavorativo unitario, entusiasta, costituito da una grande partecipazione. Tutte le figure, le professionalità vissute, hanno contribuito a regalare quell’in più, senza ridimensionare nulla, senza pensare al singolo.

Le sensazioni legate a Venezia, a questo evento così rilevante?
Parliamo di uno dei festival più importanti, non solo in Italia. L’incontro con una platea così forte e bella, con un ruolo tra i protagonisti in un film autorale, mi regala tanto. Porto in scena un personaggio con una grande anima e, al contempo, delle enormi fragilità. Qualcosa che, in piccola parte, parla anche di me…

Cosa ti ha portato la recitazione, così come la regia, fino ad oggi?
Per quindici anni mi sono dedicato al teatro, per poi avvicinarmi al cinema, negli ultimi cinque anni, grazie a Gabriele Salvatores, con “Comedians”, a partire dal 2020. Un sogno nel cassetto, quest’ultimo, un qualcosa di importante che si è finalmente realizzato. Ho anche la fortuna, al momento, di comporre, di realizzare qualcosa di mio, dirigendo un testo di Jon Fosse, “Io sono il vento”, un’esperienza magnifica, anche se differente e sofferta. In cantiere c’è un nuovo lavoro, con la speranza di poter affondare le mani in linguaggi sempre diversi, in modo da poter donare sempre più vita a ciò che più amo.

Marco Bonadei. Foto di Davide Gallizio
Marco Bonadei. Foto di Davide Gallizio

Hai altro da poterci anticipare, tornando ai progetti futuri?
Ad ottobre e novembre sarò in scena, a Milano, con un testo di Arthur Miller, “Erano tutti miei figli”, qualcosa che parla più che mai al mondo di oggi. In progettazione c’è anche un nuovo spettacolo, una regia, di cui vi parlerò in futuro…

Cosa non è ancora stato raccontato, a tuo avviso?
Credo sia stato raccontato tutto, fondamentalmente! Da capire, più che altro, c’è il modo in cui le cose vengono raccontate, e quanto possano fare breccia nel cuore degli spettatori.

Cosa manca al tuo percorso?
Nuove scoperte, nuovi lavori da regista, in modo da parlare in maniera sempre più diretta al pubblico. Non ultime, nuove possibilità come interprete.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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