Ivan Cotroneo ci racconta la sua “Compagnia del Cigno 2”

Ivan Cotroneo, napoletano doc, è autore, sceneggiatore e regista de “La compagnia del Cigno 2”, in onda su Rai 1 in questi giorni. Dopo aver intervistato il cast, la parola al regista è sicuramente importante per comprendere meglio i dettagli di questa fortunata serie TV.

Ivan Cotroneo intervistato da La Gazzetta dello Spettacolo al Gala del Cinema e della Fiction in Campania nel 2013
Ivan Cotroneo intervistato da La Gazzetta dello Spettacolo al Gala del Cinema e della Fiction in Campania nel 2013

Iva Cotroneo bentornato su La Gazzetta dello Spettacolo. Ci parli di questo progetto fin dalle sue origini…

E’ un esperimento molto fortunato il cui successo della prima edizione ha sorpreso in primis noi; Abbiamo cominciato questa mission, selezionando sette ragazzi musicisti ed anche attori, li abbiamo fatti suonare e parlare di musica classica in prima serata su Rai 1, rappresentando in scena anche il loro impegno emotivo per resistere non solo alle tensioni che si sviluppano nel corso dell’adolescenza, ma anche a quelle che si accendono durante le lezioni di un maestro molto duro , tale Marioni, interpretato da Alessio Boni. Nella prima serie c’è l’esaltazione del sentimento dell’amicizia tra i ragazzi, fortemente voluta dal Maestro Marioni quale strumento di “salvezza” per il loro equilibrio e la loro serenità interiore, connotati essenziali per una loro futura crescita professionale; ne “La Compagnia del Cigno2”, ritroviamo gli stessi ragazzi, protagonisti della prima serie, più vecchi di due anni, che sostengono l’esame di maturità e stanno per entrare nel Conservatorio. In questa serie, viene messa a repentaglio l’amicizia tra i protagonisti, dovendo gli stessi entrare in competizione per conquistare un posto di lavoro in un’orchestra. In tal modo i giovani talenti entrano loro malgrado nel mondo delle dinamiche lavorative degli adulti dove regna un perpetuo conflitto tra il far prevalere il sentimento dell’amicizia o l’interesse personale a percorrere una brillante carriera anche con una sorta di cinismo. Accanto al Maestro Luca Marioni (Boni) che continua a professare tra i ragazzi l’idea della “condivisione”, in questa seconda serie è introdotta la figura di un nuovo maestro Teoman Kayà (Mehmet Gunsur) , amico di vecchia data Marioni, che invece professa “l’individualismo” come unica arma per potersi fare strada nella vita e nella professione.

Qual è il segreto de “La Compagnia del Cigno”?

Credo che sia il fatto che sul set recitano dei musicisti veri, che fanno questo di mestiere e poi sono orgoglioso di dire che questa fiction ha riavvicinato i giovani e la gente in generale al mondo della musica classica, considerandola un genere non elitario ma come musica popolare; non a caso già dalla prima serie le iscrizioni dei ragazzi ai conservatori sono aumentate vertiginosamente.
Ho appena terminato di girare un film dal titolo “Quattordici giorni” ambientato temporalmente proprio in Pandemia; è la storia di una coppia costretta all’isolamento preventivo di quattordici giorni nella propria abitazione, perché venuta contatto con una persona risultata positiva al Covid 19, IVAN che decide di lasciarsi proprio nel primo giorno di quarantena. Il film è stato girato interamente in un appartamento ed è articolato in un frammento quotidiano di questo periodo di convivenza coattivo tra due coniugi che non hanno più nulla da dirsi, ma probabilmente tanto da recriminare.

Cotroneo, lei è un mancato avvocato votato al cinema ?

Ero studente della Facoltà di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli e mi mancavano appena tre esami dalla Laurea; avevo persino chiesto la tesi sulla Lex Aebutia in Istituzioni di Diritto Romano, ma sentivo che non era quella la mia strada. Decisi di tentare l’ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma , tra lo sgomento e lo stupore iniziali dei miei genitori, e senza aver mai studiato una parola di cinema, pur essendo un appassionato frequentando i cineforum della città superai l’esame di ammissione insieme ad altri 5 ragazzi. Mi sono diplomato nel “92 ed a quell’epoca c’era una forte reticenza nel mondo del cinema per gli sceneggiatori giovani.

Tanti colleghi dello spettacolo, da Proietti, a Preziosi, Morelli, Baudo, hanno una formazione culturale giuridica; c’è dunque un nesso tra la lex e l’arte?

Probabilmente sì; Io ho una formazione culturale umanistica, ho conseguito la maturità classica allo storico Liceo Classico Vittorio Emanuele di Napoli che mia ha trasmesso l’attitudine alle traduzione ed all’accurata selezione dei termini. Probabilmente dai miei studi giuridici, nella fattispecie, dal ragionamento logico che si riscontra nell’interpretazione di una legge secondo vari criteri, ho acquisito un meccanismo mentale che mi conduce ad una lettura dei dialoghi dei personaggi delle mie storie attraverso diverse angolature mentali.

Affascinato dal mondo dell’audiovisivo, lei si è da subito dedicato alla scrittura; perchè?

Ho sempre amato molto scrivere; da bambino, alle scuole alimentari, scrivevo di mio pugno romanzi gialli che poi mio nonno riproduceva con la macchina da scrivere. La mia passione nel raccontare storie l’ho coltivata anche nel cinema.

Ivan Cotroneo, ci spieghi com’è avvenuto il passaggio dalla scrittura alla regia.

Devo tutto ai produttori , Nicola Giuliano e Francesca Cima della Indigo Film; Io avevo appena pubblicato un libro “La kriptonite nella borsa” per certi versi autobiografico che narrava la storia, ambientata negli anni “70 di un bambino che viveva a Napoli e che era coinvolto spesso come “scusa” dagli zii giovani che lo trascinavano nelle loro scorribande ed i loro festini, abbandonandolo spesso tra gente sconosciuta per fumarsi “le canne”. Giuliano e Cima si innamorarono del romanzo e ne acquistarono i diritti per fare un film; successivamente mi contattarono come sceneggiatore per scrivere l’adattamento del libro per il cinema. Io all’epoca facevo lo sceneggiatore ma avevo acquisito un minimo di esperienza sul set come assistenza alla regia di Pappi Corsicato per il film “I buchi neri”; fu allora che compresi la bellezza del set fatta di cose incontrollabili, di tante persone che si muovono tra artisti, macchinisti, operatori, di imprevisti, di una realtà mutevole in continuo movimento e me ne innamorai. Detto ciò, ho cominciato a discutere con i produttori della Indigo oltre che della sceneggiatura, anche della realizzazione dell’opera fornendo loro una serie di dettagli a riguardo, tra i quali ad esempio persino i costumi che doveva indossare il bambino protagonista in scena. A tal punto Giuliano e Cima, mi proposero di affidarmi anche la regia del film, convinti che non avrebbero potuto trovare di meglio per realizzare quest’opera. A quel punto mi sono ritirato in casa ho scritto per tre giorni una serie di appunti sul film dalla colonna sonora, ai costumi, alle location. Anche la scelta del cast degli attori tra cui mi piace citare Valeria Golino e Cristina Capotondi è stata dettata esclusivamente da me.

Indigo ha dunque segnato una svolta nella sua vita professionale?

In un certo senso sì, anche se continuo a scrivere sceneggiature con e per altri; mi piace confrontarmi con altri talenti quali ad esempio Maria Sole Tognazzi con cui ho scritto tre film, mentre ho lavorato anche per altri registi come Riccardo Milani ed Opzetek, Luca Guadagnino, mentre altre volte come ne “La Compagnia del Cigno” sento l’esigenza di fare anche la regia, oltre che l’autore e lo sceneggiatore.

Cotroneo lei è particolarmente sensibile ai problemi sociali come il bullismo e l’omofobia, toccati con “Un bacio”, il lavoro che lo ha visto nel triplice ruolo di autore, sceneggiatore e regista.

Sì, inizialmente scrissi il libro per portarlo nelle scuole ed affrontare queste tematiche con i ragazzi, poi decisi di fare il film che portai ugualmente nelle scuole al fine di sensibilizzare le coscienze dei giovani, inducendoli ad eliminare questi assurdi pregiudizi mentali.

“Un bacio” è uscito nel 2016; l’evoluzione della società italiana verso questi temi scottanti quali il bullismo e l’omofobia?

E’ molto lenta; nell’anno dell’uscita del film , fu emanata la a legge Cirinnà che ha il merito di avere riconosciuto e tutelato i diritti e gli obblighi reciproci delle coppie di fatto di qualunque sesso si parli etero ed omo; ma c’è ancora tanta strada da fare in materia legislativa. In Italia, allo stato attuale manca una legislazione ad hoc che riconosca e disciplini “I crimini di Odio”, riconoscendo come “aggravante” i reati consumati verso persone che hanno un orientamento sessuale minoritario.

Nei suoi progetti lei tocca spesso il tema della famiglia: perché?

Credo che tutto debba partire dalla famiglia, intesa esclusivamente come unione di veri affetti; mi sono fatto la mia idea personale sul concetto “Famiglia” da quando ho visto al cinema “Le Fate ignoranti di Ferzan Opzetek, per la precisione, la scena in cui i personaggi erano riuniti fuori ad un terrazzo con pochi legami affettivi.

Il suo affettuoso monito ai ragazzi?

Non bisogna avere paura di essere diversi, di essere “etichettati” dalla società in maniera negativa; l’amicizia ti salva!

Il suo concetto di amicizia?

E’ un sentimento senza il quale la vita non ha alcun senso; non a caso, una delle frasi che ci ha ispirato nella prima serie de “La Compagnia del Cigno” che ha come protagonisti i ragazzi, è un sonetto di Shaekspeare che recita: “Solo non sarai nessuno!”.

Questa sua teoria riprende quindi un po’ la filosofia di Papa Francesco in piena Pandemia?

Sì ho sposato in pieno il pensiero di Francesco che dice: Nessuno si salva da solo!

Ivan Cotroneo qual è il suo augurio per il post Pandemia?

Che ognuno di noi acquisti maggiore consapevolezza delle proprie idee e delle proprie azioni.

Progetti futuri?

Ho appena terminato di girare un film dal titolo “Quattordici giorni” ambientato temporalmente proprio in Pandemia; è la storia di una coppia costretta all’isolamento preventivo di quattordici giorni nella propria abitazione, perché venuta contatto con una persona risultata positiva al Covid 19, che decide di lasciarsi proprio nel primo giorno di quarantena. Il film è stato girato interamente in un appartamento ed è articolato in un frammento quotidiano di questo periodo di convivenza coattivo tra due coniugi che non hanno più nulla da dirsi, ma probabilmente tanto da recriminare.

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