Julius Project: esce il concept album Cut the Tongue

Julius Project esordisce con un album concept intitolato Cut the Tongue che rinverdisce i fasti del progressive rock anni ’70. Composto dal talentuoso tastierista di Lecce Giuseppe “Julius” Chiriatti, il cd racconta la storia, gli incontri, i sentimenti e le illusioni del giovane protagonista “Boy” attraverso una serie di brani scritti parecchi anni fa e riproposti oggi con grande entusiasmo.

Julius Project

Ad interessarsi per primo del progetto è stato il tastierista milanese Paolo Dolfini, ex Jumbo, che ha curato anche gli arrangiamenti del cd lavorando con impegno su l’asse Lecce-Milano. Per Cut the Tongue sono stati quindi coinvolti dei musicisti di alto livello, come Filippo Dolfini alla batteria, Marco Croci (ex Maxophone) al basso e alla voce, con i contributi di Francesco Marra e Mario Manfreda alle chitarre, Egidio Presicce al sax e Martina Chiriatti alla voce. Il brano Cut the Tongue vede poi la partecipazione straordinaria alle vocals di Richard Sinclair, ex membro di gruppi storici come i Caravan, i Camel, Hatfield and the North… Un lavoro da non perdere, Cut the Tongue, dedicato agli amanti della musica progressive e della buona musica in generale. Abbiamo intervistato Giuseppe “Julius” Chiriatti per farci raccontare qualcosa di più di questo interessante progetto musicale…

Cut the Tongue è un concept album i cui brani hanno visto la luce nel corso degli anni. Com’è stato per la band lavorare a del materiale che era rimasto nel cassetto per così tanti anni?

Tutti i pezzi sono stati ripresi solo nel 2014, dopo 33 anni di “sonno” nel cassetto. E subito si è posto un problema di ordine concettuale, se rispettare lo stile originale del 1978/81 oppure adattarlo all’attualità. Abbiamo scelto la prima soluzione, quindi siamo passati a costruire una prima struttura provvisoria e a definire gli arrangiamenti, per decidere “chi suona cosa e quando”. In seguito il coinvolgimento degli artisti è stato progressivo, abbiamo raccolto i diversi contributi man mano che c’era l’opportunità e la possibilità. Anche per questo il lavoro ha richiesto molto tempo.

Il titolo Cut the Tongue ci riporta alla memoria i Genesis. Ci sono realmente delle influenze legate a questa mitica band in questo cd dal punto di vista musicale e delle lyrics?

Alla fine degli anni ’70, l’epoca in cui è stato composto il materiale originale, era ancora fortissima l’influenza dei gruppi della cosiddetta “età d’oro” del prog (King Crimson, Gentle Giant, Van der Graaf Generator, Pink Floyd, Emerson Lake & Palmer fino agli italiani PFM e Banco solo per citarne alcuni) tra i quali sicuramente un posto d’onore spettava ai Genesis. Inevitabile quindi che anche in qualche brano di Cut the Tongue riecheggino quelle sonorità, in particolare Glimmers e Wandering.

Come è stato coinvolto nel progetto il bassista Marco Croci?

L’arrangiatore del disco, Paolo Dolfini, è un caro amico di Marco, con un passato comune nella musica, avendo suonato insieme in vari progetti. In occasione del Festival di Veruno del 2014, Giuseppe conobbe Marco che suonava con i Maxophone e ne apprezzò lo stile e la bravura tecnica. Oltre a questo, Marco conosce bene Filippo Dolfini, figlio di Paolo e nostro batterista, quindi quando si trattò di scegliere il bassista per Julius Project, la scelta cadde inevitabilmente su di lui, ritenuto senza dubbio in grado di interpretare al meglio tale impegnativo ruolo in Cut The Tongue. Marco accettò con entusiasmo, completando così una sezione ritmica di grande livello e prestando persino la sua voce per interpretare uno dei personaggi del disco.

Come mai avete pensato proprio a Richard Sinclair in veste di guest illustre?

Nelle intenzioni iniziali, la title-track del disco doveva essere semplicemente un brano recitato, poiché ne esisteva solo il testo, scritto all’epoca. Nel 2017, in occasione di un concerto organizzato dall’Associazione musicale leccese “Prog On”, Giuseppe conobbe Richard e in tale circostanza suonò l’organo in alcuni suoi brani. Da lì nacque l’idea di mettere in musica il testo di “Cut The Tongue” modellandolo sulla voce di Sinclair, cosa avvenuta nel 2019. Richard fu lieto di cantare il brano ed è così che il disco si è arricchito di questa prestigiosa presenza.

Da dove hai preso l’ispirazione per la storia di Cut the Tongue?

Certamente non si può negare come alcuni tratti della storia narrata rispecchino alcuni episodi di vita vissuta dell’autore, ma non si può dire che si tratti proprio di un’autobiografia. Io amo definire Cut The Tongue una storia di crescita, nella quale “Boy”, il protagonista, attraversa varie fasi della sua giovane vita di ragazzo qualunque, dall’incertezza dell’adolescenza all’influenza degli adulti, dai “profeti” manipolatori all’alienazione di un’esistenza fatta di falsi ideali, attraverso disperazione, amori, durezza della vita e fallimenti, per giungere finalmente alla libertà di una solitudine necessaria per ritrovarsi uomo.

Contate di presentare questo cd dal vivo se e quando possibile?

Non sarà un’impresa facile! Tredici tra membri della band e ospiti, sparsi fra la Lombardia e il Salento complicano un po’ le cose, ma l’intenzione di tutti è quella di suonare Cut The Tongue dal vivo almeno una volta. Il quando è difficile dirlo, sia a causa della situazione attuale che per le difficoltà logistiche legate alla necessità di provare l’opera tutti insieme. Tuttavia stiamo lavorando per rendere possibile questa cosa nella prossima primavera.

Il Covid 19 ha messo in ginocchio il music business. Come stanno vivendo questa situazione “Julius” e la band?

Julius Project non è una band in senso tradizionale, ma un insieme di musicisti coinvolti intorno ad un progetto. Tutti i contributi musicali sono stati registrati a distanza dal 2015 in poi, ognuno per conto proprio, anticipando così involontariamente quello che abbiamo purtroppo vissuto nel 2020 durante il lockdown. E fortunatamente la maggior parte dei musicisti coinvolti in Julius Project ha una propria attività professionale che non è connessa con la musica.

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